“Otello” al Rossini Opera Festival

“Otello” al Rossini Opera Festival

Pesaro, Adriatic Arena 1, Rossin Opera Festival 2007
“OTELLO”

Dramma per musica in tre atti di Francesco Berio di Salsa
Musica di GIOACHINO ROSSINI
Edizione critica della Fondazione Rossini in collaborazione con Casa Ricordi a cura di Michael Collins
Otello GREGORY KUNDE
Desdemona OLGA PERETYATKO
Elmiro MIRKO PALAZZI
Rodrigo JUAN DIEGO FLOREZ
Iago MANUEL ZAPATA
Emilia MARIA GORTSEVSKAYA
Lucio/Gondoliero ENRICO IVIGLIA
Doge ALDO BOTTION
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
e Coro da Camera di Praga
(M.o del coro: Lubomir Matl)
Direttore:Renato Palumbo
Regia di Giancarlo Del Monaco
Scene di Carlo Centolavigna
Costumi di Maria Filippi
Progetto luci di Wolfgang von Zoubek
Pesaro, 14 agosto 2007
“Otello” per la prima volta a Pesaro nel 1988 fu uno dei grandi trionfi di una stagione irripetibile di interpreti e di riscoperte. In realtà l’opera fu riscoperta ancora negli anni ’60 al Teatro dell’Opera di Roma, poi ai microfoni della Rai, più per l’interprete femminile Virginia Zeani che per il protagonista, e persino al Metropolitan Opera (teatro molto tradizionalista), poi qualche isolata e sporadica esecuzione fino ad arrivare a quell’esecuzione del Rof, ripersa dalla Rai Tv (a quando un riversamento in dvd per pubblico ed appassionati di tutto l’archivio Rai?), dove combaciarono alcuni elementi essenziali della Rossini Renaissance: avere a disposizione un bari-tenore d’agilità del calibro di Chris Merritt, un tenore acuto quale Rockwell Blake e una estatica, un po’ algida ma impeccabile Desdemona dal nome di June Anderson. Da quello spettacolo Merritt & C. portarono Otello in quasi tutto il mondo. Pesaro ripresentò l’opera nel 1991 dove a sostituire Merritt per una recita fu chiamato Bruce Ford, che da quel momento iniziò la sua grande carriera. Dei trionfi che sembrano ormai veramente lontani e improponibili, soprattutto per la sostanziale mancanza  di un tenore adatto a sostenere il ruolo del protagonista.  Per questa nuova edizione circolavano molti nomi, anche annunciati in locandina, poi misteriosamente spariti per arrivare  quasi all’inizio del festival senza avere un protagonista certo. Alla fine è arrivato Gregory Kunde, vecchia conoscenza del festival. Era tempo che non lo sentivo dal vivo e purtroppo il tempo ha lasciato dei segni indelebili in termini di usura vocale anche se bisogna riconoscergli la capacità di creare un grande personaggio scenico, intenso, lacerato dal sospetto. Non si può dire altrettanto dal punto di vista canoro: voce ingolata, acuti limitati e sfuocati, inoltre il suo canto d’agilità, che non era propriamente il suo punto forte ora mostra tutti i suoi deficit. Va lodato per non aver barato o sorvolato le impervie difficoltà del ruolo, ha impegnato tutto se stesso e per questo è stato in parte giustamente premiato dal pubblico. Di ben altra levatura il Rodrigo di Juan Diego Florez, anzi circolavano voci che questa produzione fosse stata allestita per lui, stratosferico, iperbolico e squisitamente musicale. A ciò aggiungiamo una evidente maturazione stilistica. Nel ruolo di Desdemona la giovane Olga Peretyatko si dimostrava educata e musicale, ma sicuramente non consona ad un ruolo “Colbran”, lei lirico-leggero, potrebbe rendere meglio in altre partiture.  Nel ruolo di Iago mi sono imbattuto in Manuel Zapata, tenore di ottima professionalità che  subentrava a Chris Merritt che dopo una prima non particolarmente felice ed un infortunio ha  dato “forfait”. Buoni le parti di fianco: tra le quali figurava Aldo Bottion, che interpretava il ruolo del protagonista al Metropolitan una quarantina d’anni or sono, e ottimo come sempre il Coro di Praga. Sul podio Renato Palumbo optava per una lettura più drammatica che belcantistica, ma sempre sulla linea della buona tenuta e del dinamismo romantico. Infine la regia di Giancarlo Del Monaco, che ha anche idee originali come le porte che si aprono e si chiudono in un gioco di isterismo claustrofobico, ma sono idee fine a se stesse, che non si sviluppano e non portano ad una lettura continuativa del dramma, in aggiunta ad un colore azzurro predominate della scena fissa anonima, forse il mediterraneo, e un coro avulso in balconate mobili di scarso ed insignificante effetto non aiutano di certo. Belli nella loro lineare semplicità  costumi. Il pubblico comunque ha mostrato di gradire il tutto, decretando un abbastanza convincente successo per tutti e un autentico trionfo nei confronti di Florez.

 

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