Intervista al soprano Lucia Aliberti

Appassionata e tenace, perfezionista e dedita totalmente alla musica. In occasione dell`uscita in dvd del suo concerto alla Semperoper di Dresda, un ritratto del soprano che ama Bellini. Incontriamo il soprano Lucia Aliberti in occasione dell’uscita sul mercato internazionale (in Italia sarà in vendita nei primi mesi del 2008) del dvd, edito dalla Sony-Bmg, del concerto da lei tenuto nel luglio del 2006, nella splendida cornice della Semperoper di Dresda. Il ritratto di un’artista e di una donna, appassionata e tenace, nella sua costante e totale dedizione alla musica.
Il tratto principale del tuo carattere?

Un carattere a tanti colori, si potrebbe paragonare alla tavolozza di un pittore: tinte vivaci, con qualche sfumatura scura, ma capita molto raramente. Credo di avere un carattere solare, mediterraneo, della mia terra, la Sicilia,ma dei solidi principi morali, soprattutto con un forte senso della giustizia.
Il tuo principale difetto?
Sicuramente l’eccesso di perfezionismo. Adesso credo di avere un po’ superato questo aspetto, forse perché acquisito una maggiore sicurezza in me stessa. Fino a non molto tempo le problematiche che si creavano in teatro mi condizionavano troppo, con il risultato di non rendere come avrei voluto. Nel canto poi pensavo troppo al suono perdendo di vista anche il personaggio. Ora mi rendo conto di questo. Sono sicura che avere iniziato la carriera troppo giovane non è stato positivo.
Di certo il tuo esordio nella “Sonnambula” al festival di Spoleto è stato repentino con il solito epiteto della “nuova Callas”. Tu poi hai anche delle caratteristiche fisiche che rimandano a Maria.
Purtroppo, per similitudine con la Callas, in Italia, mi hanno fatto pagare prezzi troppo alti, con frasi gratuite e spesso anche offensive. Ho portato sul palcoscenico ciò che è dentro di me, quello che la natura mi ha dato:leggevo la musica e suonavo quattro strumenti a 5 anni. La Callas non l’ho mai conosciuta e oggi,a distanza di anni, questo parallelismo, anche se coi fosse non è certo un delitto, quando si è certi delle proprie capacità innate e personalità. Tutto questo è stato creato artatamente da sistemisti che volevano decidere chi era la “nuova Callas” e chi non lo doveva invece mai diventare.
In effetti ci sono stati degli anni in cui la stampa si scatenava nel creare “nuovi miti”.
La notorietà, dopo Spoleto è stata repentina, ma io non mi sono lasciata troppo condizionare da questa situazione, ho, per così dire “tirato i remi in barca” e ho iniziato a perfezionarmi con il M° Luigi Ricci a Roma, poi ci sono stati anche i consigli preziosi e lo studio coni Alfredo Kraus, che considero l’altro mio grande Maestro, oltre a essere un vero signore.
La ricerca di una perfezione, di un continuo controllo della voce, non pensi che vada un po’ a scapito della spontaneità e dell’immediatezza ?
Sicuramente! La scelta di dedicarmi al cosiddetto “belcanto” può avermi portato a un eccesso di ricercatezza. Aldilà di quelle che sono le caratteristiche della mia voce, ho studiato puntando a mantenere la facilità nel registro acuto, unita a morbidezza d’emissione con un uso delle note basse miste, non come un soprano drammatico vero e proprio, nella parte centrale della voce,ma come un soprano lirico di agilità e “drammatico d’espressione”.’
Segno zodiacale?
Bilancia.
Superstiziosa ?
Assolutamente no.
Cosa volevi fare da grande?
La restauratrice di mobili, ma anche di opere d’arte, il medico e la cuoca. Credo di essere una brava cuoca. Cucino principalmente per gli amici perché io sono a dieta…perenne!
Ti sei mai presa qualche rivalsa?
No, non mi piace. Se ho subito delle ingiustizie, come tanti, penso che alla fine ognuno di noi risponda delle proprie azioni. Su di me sono state dette molte cose cattive, sul mio carattere e sulla mia persona, senza cognizione di causa, soprattutto da parte di colleghi.Tramandato nel tempo come un tormentone,anche e soprattutto solo per sentito dire, anche da persone che non mi hanno mai sentito e conosciuto.
L’ambiente teatrale non è certo idilliaco…
Certamente. In particolare ricordo come Pizzi mi maltrattò quando cantai “Ariodante” di Handel, alla Piccola Scala. Gli chiesi di potere indossare un maglioncino aderente sotto l’abito. Era la prova generale, non mi sentivo molto bene e in teatro faceva piuttosto freddo. Subito Pizzi acconsentì, poi, a prova iniziata,si mise ad urlare lanciandomi degli insulti pesantissimi, creando un putiferio. Da qui è partita la “leggenda” che si è diffusa anche in ambito internazionale, sul mio “carattere impossibile”.
Legittima questa tua autodifesa…
Ho lavorato con molti registi, ad esempio, Italo Nunziata, Maurizio Di Mattia, Pier’Alli, Francesca Zambello, Denis Krief e altri. Con tutti ho avuto un bellissimo rapporto. Ho affrontato molte messe in scena, anche moderne, mettendomi sempre a piena disposizione. Mi reputo pronta a un confronto costruttivo, non alle offese gratuite, soprattutto nei confronti di una donna:Viva i gentleman!
Cambiamo argomento. Quale o quali sono i libri che hai amato di più?
La “Divina Commedia”, ma anche “I promessi sposi”, i capolavori immensi della nostra letteratura. Amo molto la storia e le biografie di grandi personaggi che hanno fatto la storia, o scienziati.
La tua famiglia ha influenzato le tue scelte ?
La mia è una famiglia dove si “respira” musica da generazioni: i miei nonni, gli zii, mio padre erano dei musicisti, quindi spartiti e strumenti hanno fatto parte della mia vita.
La musica è stata una vocazione?
E’ il mio “status”, il mio “tutto”. Studio molto ma non canto più di venti, venticinque recite l’anno e in questo seguo l’insegnamento di Alfredo Kraus, un punto di riferimento per tecnica e longevità vocale.
Cosa ti manca di più nella tua vita di oggi?
Più che quello che mi manca, direi quello che vorrei che ci fosse nel modo di vivere d’oggi: minore aggressività, più rispetto, giustizia e più sensibilità verso la sofferenza.
E dal punto di vista della tua professione e vita privata?
Anche sul piano del mio lavoro domina un’assoluta mancanza di solidarietà tra colleghi. Si sparla sempre e comunque di tutto e di tutti: se non fai parte di un sistema costituito che decide della tua vita professionale, in un senso o nell’altro, rischi di annegare. Galleggi solo se hai le qualità! Sempre non disturbando i sistemisti come di cui sopra. Sul piano personale ti posso dire di avere volutamente fatto la scelta di non sposarmi.
E la solitudine?
Non so cosa sia. Frequento molte persone e poi sono piena di interessi culturali. Nel tempo libero giro per mercatini d’antiquariato e non solo, mi piace restaurare le cose che acquisto.Sto anche scrivendo un libro di “variazioni” sulle opere di “belcanto”,che spero di pubblicare.
Sicuramente avrai avuto delle relazioni?
Si, certo, sempre con persone non dell’ambiente teatrale. Questo può essere positivo, per un verso e negativo dall’altro perché, nel mio caso, la mia professione ha pesato negativamente sui rapporti che ho vissuto.
Come dovrebbe essere per te il rapporto ideale?
Quello in cui ci si mette continuamente in gioco, in discussione per migliorarsi.
La delusione più grande?
Herbert Von Karajan. Il grande direttore mi stimava moltissimo e mi voleva a tutti i costi per “Tosca” e “Don Carlo” a Salisburgo. Io però non ero assolutamente pronta per affrontare quei ruoli. Allora era la mia voce che dominava me, ora, con lo studio costante e l’esperienza è il contrario. Quei ruoli poi, furono cantati da un’altra cantante italiana (Fiamma Izzo d’Amico ndr.). Lui si arrabbiò moltissimo e mi trattò da “ingrata”. Tieni presente che tra me è il Maestro si è era un instaurato un rapporto di reciproca stima, ammirazione e affetto.
E poi?
Per me fu un periodo durissimo. Mi si chiusero molte delle grandi opportunità artistiche che mi si prospettavano: contratti per incisioni con la “Deutsche Grammophon” e altro. In ogni caso, non sono pentita di quelle scelte, nemmeno in disco avrei cantato allora la “Tosca”. Rividi Karajan, fu un incontro per me molto commovente e in quell’occasione mi disse che pensava di dirigere “Norma” e di studiarla con cura. Ci siamo incontrati ed era già convinto di volermi come protagonista. Amava molto i miei pianissimi e il mio registro acuto, ricco di armonici, perché cercava sempre la morbidezza. Mi diceva sempre di cantare come se fossi su una barca, dondolando con la voce. Purtroppo morì meno di un anno dopo.
Che importanza dai al denaro?
Il denaro ha la sua importanza, ho sempre privilegiato prima di tutto la qualità alla quantità, anche nella mia professione.
Raccontami un tuo sogno ricorrente?
Sogno di essere una principessa dell’800’. Mi sono sempre sentita un po’ di un’altra epoca.
Di che cosa hai paura?
Della morte. Non solo per me stessa, ma anche per le persone che mi sono care. Credo che la vita sia sempre in ogni caso troppo breve.
Chi o cosa ti imbarazza?
La volgarità imperante, la mancanza assoluta di stile che si trova in molte cose della vita d’oggi.
La situazione più rilassante?
Tra i fornelli, in cucina. Mi piacerebbe anche avere un giardino, un orto. Mi sento portata ai lavori artigianali.
Materia scolastica preferita?
La storia.
Città preferita?
Roma, Parigi e Amburgo.
Colore preferito?
Il rosa, ma nella vita quotidiana amo il nero.
Fiore preferito?
Le roselline piccole da cespuglio e il giglio.
Vacanza ideale?
Non ho mai fatto vacanze. Per me è già una vacanza girare per strada senza sciarpe, sciarpette, maglioni, sentirmi libera dal dovermi “proteggere” la gola. Mi piace stare in casa tra le mie cose. Adoro passeggiare per le città quando in estate sono meno affollate.
Giorno o notte?
La notte.
Il film più amato?
Amo il cinema western, i film romantici e quelli di Totò.
Attore preferito?
Gary Cooper, Gregory Peck e William Holden.
La stagione dell’anno?
La primavera.
Il posto dove si mangia peggio?
Non amo i fast-food.
Il tuo rapporto con il cibo?
Da fame visiva….con gli occhi mangerei come un lupo!
Piatto preferito?
Gli spaghetti al pomodoro….fatti bene, però! Senza l’acqua nel sugo.
Vino rosso o bianco?
Tutti e due.
Il cantante preferito?
Giuseppe Di Stefano,Franco Corelli, due cantanti molto diversi tra loro. Grandi interpreti e grandi fraseggiatori, con quel modo di pronunciare naturale e chiaro. Io invece deve sempre sforzarmi nella pronuncia.
Sai che noi “peschiamo” suoni e immagini dal grande archivio di You Tube, di te cosa faresti vedere?
Le scene finali de “La Straniera” e “Il Pirata” di Bellini, registrati a Catania e l’”Ave Maria” di Mascagni,che ho cantato a Berlino. Credo siano dei brani che mi rappresentino bene come cantante e interprete.
I dischi più amati con?
La “Lucia di Lammermoor” con la Di Stefano e la Callas, diretta da Karajan. “Il Trovatore” e “Andrea Chénier” con Corelli.
Il tuo rapporto con la televisione?
Guardo le “fiction” e non sono di mio gradimento la televisione “urlata”, volgare, i litigi della politica spettacolo.
Cosa c’è nel tuo futuro artistico?
Ci sono molti progetti, recitals. In sede concertistica mi sento perfettamente a mio agio. Poi vorrei cantare la “Lucrezia Borgia” di Donizetti. E’ in uscita un dvd di un concerto “live” alla Semperoper di Dresda, del quale sono molto soddisfatta.E’ una delle poche volta in cui dico brava a me stessa !

Soprano lirico drammatico di agilità, Lucia Aliberti si è diplomata giovanissima al Conservatorio con il massimo dei voti e si è perfezionata a Roma con il Maestro Luigi Ricci ed ha proseguito gli studi con Alfredo Kraus.
E’ considerata una tra le più complete artiste della nuova generazione.
Musicista e compositrice, contemporaneamente al canto si è dedicata allo studio del pianoforte e di altri strumenti musicali (chitarra, fisarmonica, violino, mandolino). Ha composto molti pezzi per pianoforte, clarinetto, flauto e canto.
Dopo avere vinto i concorsi di Spoleto e dell’ENAL, ha iniziato la carriera artistica a Spoleto al Festival dei Due Mondi, sotto la direzione di Giancarlo Menotti e Raffaello de Banfield. Ha cantato nei più importanti teatri del mondo: Metropolitan Opera di New York, Washington Opera, Covent Garden di Londra, Deutsche Oper di Berlino, Staatsoper di Monaco di Baviera, Staatsoper di Amburgo, Staatsoper Vienna, La Scala di Milano, Teatro dell’Opera di Roma, S.Carlo di Napoli, Teatro M.Bellini di Catania e molti altri.
Le sue naturali doti vocali sono arricchite da una tecnica che le consente di sostenere anche le partiture più difficili del “repertorio belcantistico”.
La critica internazionale ha anche sottolineato le sue particolari qualità scenico-drammatiche.
E’ considerata una specialista del repertorio di Vincenzo Bellini ( di cui ha studiato con particolare passione anche alcuni manoscritti). Gli altri autori del suo repertorio sono soprattutto Donizetti, Rossini, Verdi. Alcune opere di questi compositori sono diventate i suoi cavalli di battaglia: Lucia di Lammermoor, Anna Bolena, Lucrezia Borgia, Beatrice di Tenda, Norma, Sonnambula, I Puritani, Il Pirata, La Straniera, Semiramide, Il Trovatore, La Traviata.

2 Comments

  1. MASSIMO PASTICCI

    Penso che una cantante quando trasmette emozioni, sia un ottima cantante, e Lucia, pur ricordandomi Maria, ogni volta che la sento, mi far stare bene.
    Ultimamente sto´ ascoltando di continuo la sua giulietta nei capuleti, trovo che sia la piu brava.
    Spero che incida Lucrezia Borgia, oppure di trovare quella live, intanto ringrazio colui che ha fatto questa intervista, interessantissima, mi ha dato molte delucidazioni.
    Lucia l´ho sentita in Maria Stuarda a Mannheim in forma di concerto, molto brava, poi dovevo andare a Monaco per il concerto Verdissimo alla Philarmonie, ma mi ha dato buca. Ero partito da Perugia solo per lei, peccato. Per ora le mando un forte abbraccio e le auguro tanta fortuna e ancora molti successi.
    Grazie mille per tutto.

    MASSIMO PASTICCI
    Via Giacomo Puccini n. 32
    06100 PERUGIA
    ITALY
    Cell.348/0135107

  2. giovanni

    Bellissima intervista,dove Lucia dà delle risposte molto serie ,così come è Lei come persona ed artista e con grande competenza musicale.Lucia è una delle poche artiste colte ,musicista completa.L’ho ascoltata tantissime volte,anche all’estero,alla Scala,al Govent Garden,a Mosca,a Berlino,a Parigi,a Vienna,al Colon di Buenos Aires ecc. e mi ha dato sempre grandi emozioni.A volte l’aspettavo per l’autografo e non l’ho mai vista contenta per la serata,è stata la più cattiva critica di se stessa.Una caratteristica di Lucia che migliorava sempre dalla prima all’ultima recita,ogni sera era come assistere a serate diverse..ecco il fascino della vera primadonna che ti trasmette sempre qualcosa di inaspettato.Concordo con quello che dice Massimo Pasticci.Grazie e saluti, Giovanni

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