Eternal…Gruberova!

Eternal…Gruberova!

Monaco di Baviera, Philharmonie
EDITA GRUBEROVA in ” Scene di follia”
Programma:
G.Donizetti: “La fille du regiment” – Sinfonia
“Lucrezia Borgia” – Com’è bello – “Lucia di Lammermoor” – Il dolce suono…Ardon gl’incensi…Spargi d’amaro pianto
G.Verdi: “Un giorno di regno” – Sinfonia –  ” La Traviata” – E’ strano…Ah fors’è lui…Follie!…
V.Bellini:“Norma” – Sinfonia –  “I Puritani” –  Qui la voce sua soave…Vien diletto
A.Thomas: “Hamlet” – A vos jeux mes amis…
Encore: G.Donizetti: “Linda di Chamounix” – O luce di quest’anima
J.Strauss: “Die Fledermaus” –  Spiel ich die unschuld vom lande
Munchner Symphoniker
Direttore Andriy  Yurkevich
Monaco di Baviera, 29 aprile 2010

Dopo Parigi, Madrid e Rosenheim, Edita Gruberova approda a Monaco di Baviera per stupire ed ammaliare ancora una volta: il concerto intitolato
“Scene di follia” la vede accompagnata dai Münchner Symphoniker e supportata dalla funzionale direzione di Andriy Yurkevych . Innanzitutto occorre spendere qualche parola riguardo alla Philharmonie, sala da concerto integrata nel grande complesso architettonico chiamato Gasteig nel centro della città. La struttura è, a mio avviso, bellissima ed ottimamente progettata: interamente fabbricata in legno, garantisce un’acustica morbida e generosa grazie ai numerosi pannelli. Il suono dell’orchestra giunge deciso e ben amalgamato all’orecchio dell’ascoltatore. Il canto gode degli stessi benefici, anche se pena un tantino nei diminuendo e nei pianissimi improvvisi, ove preceduti da un “forte” il cui ritorno si fa ampio e duraturo.
Edita Gruberova fa il suo ingresso in uno splendido abito bianco, damascato in argento di grande eleganza e linearità. L’orchestra attacca col preludio (una sorta di seducente notturno) dell’aria “Com’è bello” dalla “Lucrezia Borgia” di Donizetti e come la Gruberova inizia a cantarne il recitativo, ci  si sente catapultati in un’altra dimensione: il timbro e lo smalto vocale sono eccellenti, 31356_1361388246391_1582116167_30870894_7167643_nl’accento è perfetto, le dinamiche scelte con garbo e via così per tutto il brano, caratterizzato da buon legato e sorretto da grande precisione musicale. L’impressione è quella di un esordio cauto, grazie alla scelta di un’aria che, per una cantante esperta qual è la Gruberova, funge da “riscaldamento” per le corde vocali (pur essendo il brano tutt’altro che di semplice esecuzione).
Gli accordi drammatici che seguono annunciano la grande scena della pazzia dalla “Lucia di Lammermoor”. Che un soprano prossimo ai 64 anni e con una carriera di oltre 40 anni alle spalle si cimenti ancora in un “ruolo-monstre”  come quello della protagonista del capolavoro donizettiano, merita a priori un plauso che sottolinei il coraggio della scelta. Va anche detto che  si tratta dell’esecuzione/interpretazione meno convincente della serata. Il lungo recitativo viene eseguito senza tagli, ma alcune frasi chiave per delineare i tratti del personaggio vengono quasi buttate via ( la parte del ”tremendo fantasma” da sempre terreno minato per il suo insistere sul registro grave). “Ardon gl’incensi” scorre  indolore, ma anche incolore e la cadenza col flauto, con un paio di  picchiettati non perfettamente a fuoco (ma anche il flautista non è propriamente impeccabile) risulta forse sbrigativa, pur eseguita con un magistero tecnico che teme ben pochi confronti. Il mi bemolle sovracuto che la conclude appare inizialmente  un poco calante e sporco ma, prontamente viene  subito ripreso e ben assestato per il resto della sua durata.  Successo travolgente  seguito da una “standing ovation”.  Galvanizzata dal calore del suo pubblico, il soprano ci regala uno “Spargi d’amaro pianto” ben più efficace che termina con un mi bemolle semplicemente perfetto.
Nell’ aria  dal primo atto di Traviata: la Gruberova è impeccabile. Recitativo, aria e cabaletta vengono eseguite in modo inappuntabile: la voce risuona ampia, timbratissima e le agilità sono davvero spettacolari: non un’incertezza, né un’incrinatura…incantevole!
Gli applausi fragorosi concludono la prima parte del concerto.
Nella seconda parte del concerto, Gruberova  cambia  d’abito (un più tradizionale nero con ricami floreali in rosa ed in verde) e  si cimenta ne “I Puritani” di Bellini: “Qui la voce sua soave…Vien diletto”. Si sa come la musica di Bellini possa risultare un’esperienza d’ascolto struggente come pure una tiritera lagnosa a seconda che il cantante sia un fuoriclasse oppure un mediocre “routinier”.  Senza ombra di dubbio, Edita Gruberova,  è una fuoriclasse ed esegue la scena toccando vertici musicali ed espressivi; il cantabile è impreziosito da un legato che si è fatto mirabile, le agilità sono fluide, precise e l’acuto finale tenuto ad libitum è una delizia.
A conclusione del programma, la scena della follia di Ofelia dall’”Hamlet” di Thomas. Il brano è di grande effetto e disseminato di insidie vocali per il ripetuto alternarsi di parti recitate, cantabili e passi di sfrenato virtuosismo. L’arte prodigiosa di Edita Gruberova si compie qui per intero ed Ofelia si materializza sul palco della Philharmonie: il dominio della tessitura è assoluto, le dinamiche ed i colori profusi davvero notevoli. Il mi naturale sovracuto (che compare due volte, di cui una al termine di una spettacolare scala ascendente di ben due ottave) è presente all’appello, anche se emesso “col fiato” piuttosto che “sul fiato” (e comunque la minima componente di grido che caratterizza tale nota, si sposa molto bene con le intenzioni interpretative dell’artista).
Al termine dell’aria, l’apoteosi: applausi,  apprezzamenti a gran voce e nuova standing ovation. Il soprano ci fa ascoltare due bis: l’aria dalla “Linda di Chamounix” di Donizetti, eseguita con simpatica nonchalance ed i couplets di Adele da “Il Pipistrello” di J. Strauss, brano spesso proposto in concerto dal soprano ed eseguito in maniera divertente e divertita.
Uscendo dalla sala da concerto si ha l’impressione di aver assistito a qualcosa di magico ed, in effetti, la Gruberova, d’incantesimi ne sa fare davvero tanti.

 

 

 

 

 


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