Berkeley, Zellerbach Hall: Jonas Kaufmann in concerto

Berkeley, Zellerbach Hall
Tenore,
Jonas Kaufamann
Pianoforte, Helmut Deutsch
Robert Schumann: Lieder da  Kerner Liedern, Op. 35 Dichterliebe, Op. 48
Richard Strauss: Schlichte Weisen, Op. 21 · Sehnsucht, Op. 32, No. 2 ·Nachtgang, Op. 29, No. 3 · Freundliche Vision, Op. 48, No. 1 ·Ich liebe dich, Op. 37, No. 2 Vier Lieder, Op. 27
Berkeley, 13 marzo 2011
Solitamente Kaufmann è molto espressivo quando interpreta ruoli operistici e, sorprendentemente, per questo programma ha ridotto al minimo l’utilizzo di espressioni facciali e corporee. Si è trattato di canto puro, pulito; niente di sdolcinato di eccessivamente teatrale, che è poi il pericolo che corrono i cantanti lirici quando si cimentano nei Lied tedeschi – sembra come se non riescano a lasciarsi alle spalle la drammaticità.  Ma Kaufmann ha cantato con disciplinata moderazione, contando unicamente sulle sfumature della sua voce per articolare le emozioni e il significato dei brani. La sua esecuizione è stata agile e precisa, con un certo tocco di austerità tedesca.
Kaufmann sa come recitare con la sua voce. Si affida al materiale che canta e sa che, se l’esegue in maniera chiara, capolavori come Dichterliebe parleranno per sé stessi.  In questi tempi di trasmissioni live in alta definizione e di enfasi su un’estrema naturalezza e su espressioni facciali cinematografiche, i cantanti si sentono obbligati a caricare le espressioni facciali e i movimenti corporei.  Anche quando ha cantato Lohengrin, Kaufmann in genere ha fatto ciò che gli è stato richiesto dal regista, in termini di gestualità e movimenti sul palco, né più, né meno. Di certo non ha cambiato la sua tecnica.  È questo che lo rende così unico. Non teme di utilizzare l’intero spettro dinamico della sua voce, dal pianissimo fino ad un forte squillante e metallico. Lui è uno dei pochi cantanti contemporanei che ha la capacità di attraverso un intero spettro di note alte e basse, in un modo tale che riesce a farsi sentire anche in spazi ampi.
In una delle sue interviste, Kaufmann ha dichiarato che c’è un’enorme differenza fra cantare e parlare in lingua tedesca. La sua dizione è deliberatamente più arrotondata perché sceglie di non “sputare” le consonanti, permettendosi una linea di canto basata su un legato più fluido. Per questo è stato criticato, oltre che per aver troppo “italianizzato” il suo Lohengrin (benché Wagner stesso la considerasse la sua poera più italiana).  Nei Lieder, in particolar modo, il testo e la musica devo avere peso eguale. Non si può privilegiare uno alle spese dell’altra e viceversa. Kaufmann sembra essere uno di quei cantanti il cui credo è “prima la musica, e poi la parola”, per dirla in parole semplici.