Umberto Giordano (1867-1948):”Fedora”

Melodramma in tre atti di Arturo Colautti, dal dramma omonimo di Victorien Sardou (1898). Orchestre Symphonique et Chœurs de la Monnaie. Alberto Veronesi (direttore). Angela Gheorghiu (Fedora), Plácido Domingo (Loris), Nino Machaidze (Olga), Fabio Maria Capitanucci (De Siriex), Marina Comparato (Dimitri), Pedro Leandro (Un piccolo savoiardo), Nicola Pamio (Désiré), Enrico Casari (Barone Rouvel), Alex Esposito (Cirillo), Federico Longhi (Borov), Giuseppe Scorsin (Grech), Nabil Suliman (Lorek), Sang Jun Lee (Nicola), Bernard Villiers (Sergio), Bernard Giovani (Michele), Salvatore Percacciolo (Boleslao Lazinsky, pianist). Registrazione: Bruxelles, 1/2008. 2 CD Deutsche Grammophon 477 8367
Continua la riscoperta del repertorio verista ad opera della celebre casa discografica Deutsche Grammophon. Quest’anno la scelta è caduta su Fedora, titolo paradigmatico e vero banco di prova, insieme a Tosca e Adriana Lecouvreur, per le grandi cantanti-attrici. La discografia di quest’opera è limitata a pochissime incisioni e qualche live: da quelle storiche, protagoniste Gilda Dalla Rizza e Pia Tassinari, a quella probabilmente di riferimento della Decca del 1969 con Magda Olivero –interprete anche in numerose registrazioni dal vivo- e Mario Del Monaco. Testimonianze di esecuzione dal vivo ci giungono anche da Renata Tebaldi e dall’eclettica Marcella Pobbe, che fu la leggendaria principessa russa in un’edizione veneziana insieme ad Aldo Bottion fino ai due video, dal Teatro alla Scala e dal Metropolitan, con Mirella Freni e Plàcido Domingo. Umberto Giordano si innamorò da subito del soggetto, assistendo ad una rappresentazione del dramma di Sardou a Napoli, protagonista Sarah Bernhardt: dopo varie insistenze e divenuto nel frattempo conclamato compositore, ottenne il consenso a musicarla nel 1897.
E’ noto che l’aspetto più peculiare e il fascino di quest’opera risiedano nella trama tipica del romanzo giallo di ambientazione borghese, soprattutto nel primo atto durante il quale si tenta di scoprire l’assassino di Vladimiro, promesso sposo alla principessa Fedora: si pensi al serrato interrogatorio alla servitù ma anche al clima di suspance che si viene a creare quando la polizia tenta di scovare l’assassino nel palazzo di fronte (“Guardi quell’ombre che s’inseguono dall’una all’altra stanza”). E ancora all’atto secondo il colloquio inquisitorio tra Fedora, in occasione della festa organizzata nella propria casa a Parigi, e il sospettato Loris e il successivo accordo della principessa con Grech, ufficiale di polizia, per far arrestare Loris ottenuta la sua confessione (“Ho la prova suprema… la confessione sua!”).
Un dramma fosco, di sapore e gusto fané, fino al tragico epilogo. Angela Gheorghiu è una protagonista dimessa, di timbro piuttosto anonimo e alterna nel fraseggio: le si possono ascrivere alcune buone intenzioni, come ad esempio nella sortita, ma è impari al ruolo nei momenti più concitati e drammatici. Plàcido Domingo arriva decisamente tardi alla sua prima incisone ufficiale del ruolo: è un Loris Ipanov ormai stanco e logoro, la perfetta antitesi di ciò che dovrebbe rappresentare. A ben poco vale la frequentazione del ruolo in teatro: la celebre “Amor ti vieta” è risolta in modo troppo enfatico e retorico (il “t’amo” poi è talmente nasale da indisporre all’ascolto). Nino Machaidze, a differenza di molte esecutrici del ruolo di Olga, può vantare un buon corpo vocale, quasi lirico, evitando così una rappresentazione troppo filiforme: peccato per la completa anonimia dell’esecuzione, quasi scolastica nella canzonetta francese, contrassegnata oltretutto da acuti costantemente aciduli. Fabio Maria Capitanucci canta invece De Siriex molto bene, creando un personaggio convincente: la celebre “La donna russa” è eseguita con grande proprietà e varietà di colori. Un lusso, poi, poter disporre di Alex Esposito e di Marina Comparato nei ruoli di Cirillo e Dimitri. Di routine la direzione di Alberto Veronesi con alcuni discreti momenti nel creare l’atmosfera più “salottiera” dell’opera.

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