Venezia, Teatro La Fenice: Il ritorno di “Don Giovanni”

Venezia, TeatrFenice, Stagione Lirica e Balletto 2011
“DON GIOVANNI”

dramma giocoso in due atti KV 527
libretto di Lorenzo Da Ponte
dal dramma El burlador de Se villa y convidado de pietra di Tirso de Molina attraverso il libretto Don Giovanni o sia Il convitato di pietra di Giovanni Bertati
musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Don Giovanni, MARKUS WERBA
Donn’Anna, ANITA WATSON
Don Ottavio, ANTONIO POLI
Donna Elvira, CARMELA REMIGIO
Leporello, VITO PRIANTE
Masetto, BORJA QUIZA
Zerlina, IRINA KRYAKIDOU
Commendatore, GORAN JURIC
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore, Antonello Manacorda
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Maestro al cembalo, Fabio Berettin
Regia,  Damiano Michieletto
Scene,  Paolo Fantin
Costumi,  Carla Teti
Luci,  Fabio Berettin
Allestimento Fondazione Teatro La Fenice
Venezia, 27 settembre 2011


Don Giovanni In attesa del nuovo allestimento de Le nozze di Figaro, firmato per la regia da Damiano Michieletto, il Teatro La Fenice di Venezia torna a riproporre il fortunato allestimento del Don Giovanni firmato sempre dal regista veneziano e andato in scena nel maggio 2010. Un lavoro registico sul quale abbiamo ampiamente parlato in occasione di quelle rappresentazioni e vi rimandiamo quindi a quelle considerazioni.
Parliamo quindi del versante musicale di questo allestimento affidata anche in questa occasione a Antonello Manacorda.  La sua è una concertazione che potremmo allineare alla visione regista di Michieletto, ossia incalzante, serratissima, quasi brutale.  Certo,  a volte l’orchestra mostra il segno, ossia “sbanda” in sonorità incontrollate e soverchianti, soprattutto tenendo conto del fatto che non abbiamo a che fare con vocioni.  E’ comunque una direzione molto teatrale e contribuisce a quel senso di angoscia, tensione e frenesia dell’allestimento.
E parliamo dunque delle voci. Possiamo dire che in questo caso la qualità delle voci maschili è superiore a quella delle voci femminili.  Il protagonista, Markus Werba, ha indubbiamente un notevolissimo magnetismo scenico. Il suo è un Don Giovanni ambiguo, autoritario, brutale  e  insolente, più che realmente seduttore e al quale presta una vocalità essenzialmente lirica, nonDon Giovanni particolarmente omogenea nell’emissione, ma usata con intelligenza e sicurezza. Anche Vito Priante è un intreprete di notevole presenza scenica e presta la sua vocalità lirica al personaggio di Leporello, ma il livello tecnico è di ben altra levatura. Il cantante napoletano canta con un’eleganza, una fluidità, rotondità di suono veramente ammirevoli. Il tenore Antonio Poli affronta Don Ottavio con una certa prudenza, in particolare nella seconda aria (“Il mio tesoro”).  Quasi sicuramente  non è un terreno, quello mozartiano, che calpesta con facilità, ma almeno sa cantare con voce piena e vibrante e con una linea di canto omogena, rotonda e una fonazione sempre “raccolta”, tonda e sostenuta dal fiato. Autorevole e ben cantato, anche se non certo con un “vocione” il Commendatore di Goran Juric. Gradevole scenicamente ma vocalmente modesto il Masetto di Borja Quiza.
E’ veniamo alle tre interpreti femminili. E’ sicuramente un mistero l’arrivo in Laguna del soprano australiano Anita Watson. Quali siano i pregi di questa cantante sono piuttosto difficilmente riscontrabili. Il timbro suona afono, il fraseggio incolore , la vocalizzazione insicura ( vedi la chiusa dell’aria “Non mi dir”) e il  registro acuto tendente a suoni “fissi”. Non si  capisce in che linea si può orientare la sua Donna Anna. Nè lirica nè tantomeno drammatica, perchè riesce ad espremirsi in nessuno di questi due aspetti. Alquanto modesta anche la Zerlina del soprano Irina Krikiadou. Questo soprano greco canterebbe anche con un certo gusto, ma anche in questo caso i centri sono tendenzialmente opachi e  l’emissione è artificiosa da rendere pressochè vano ogni sforzo. Carmela Remigio è indubbiamente la migliore tra le tre, ma si ascolta comunque una cantante che, per scelta ha forzato la propria natura vocale, con il risultato di ricorrere spesso a suoni artificiosamente ingrossati e le disugualianze vocali sono ben evidenti. La Remigio è un’attrice consumata, ( anche se questa  sua Elvira  è decisamente troppo “nevrotica”) e questo aspetto l’aiuta a compensare le pecche vocali. Teatro gremito e pubblico plaudente, soprattutto alla fine dell’opera.
Foto Michele Crosera – Teatro La Fenice di Venezia

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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