A Jesi “Lo frate ‘nnamorato” di Pergolesi

Jesi, Teatro Pergolesi, 44a Stagione Lirica di Tradizione
“LO FRATE ‘NNAMORATO”

Commedia per musica in tre atti su libretto di Gennarantonio Federico.
revisione critica di Francesco Degrada
Edizioni Universal Music Publishing Ricordi srl, Milano
Musica di Giovanni Battista Pergolesi
Marcaniello
NICOLA ALAIMO
Luggrezia BARBARA DI CASTRI
Don Pietro FILIPPO MORACE
Ascanio ELENA BELFIORE
Carlo DAVID ALEGRET
Nina JURGITA ADAMONYTA
Nena PATRIZIA BICCIRE’
Vannella LAURA CHERICI
Cardella ROSA BOVE
Orchestra “Europa Galante”
Direttore, violino e viola d’amore Fabio Biondi
regia e scene Willy Landin
Costumi Elena Cicorella
Jesi, 30 settembre 2011

Un Teatro Pergolesi tutto esaurito per la commedia per musica Lo Frate ‘nnamorato di Giovanni Battista Pergolesi. La 44a Stagione Lirica di Tradizione di Jesi, non poteva iniziare meglio nel nuovo allestimento con la regia e scene di Willy Landin. Fabio Biondi dirigeva l’Europa Galante. L’edizione critica, a cura di Francesco Degrada ha riportato sulle scene jesine Lo frate ‘nnamorato (II fratello innamorato) di Pergolesi e del suo grande librettista Gennarantonio Federico che andò in scena per la prima volta presso il Teatro dei Fiorentini di Napoli nella stagione d’autunno del 1732. Il successo che arrise all’opera è testimoniato dalla sua ripresa in una nuova versione, leggermente modificata nel 1734 e, fatto del tutto eccezionale, nel 1748, dodici anni dopo la morte del musicista. Un documento dell’epoca ci testimonia perfino come per tutto questo tempo le arie dell’opera fossero cantate per le strade di Napoli. La storia è costruita su due gruppi familiari in cui si combinano unioni senza tener conto dei sentimenti dei relativi interessati. Il topos è comune anche al Flaminio di Pergolesi. Figlia dell’anziano Marcaniello, Luggrezia dovrebbe maritarsi con il romano Carlo, le cui due nipoti, le sorelle Nena e Nina, in cambio, verrebbero prese in moglie rispettivamente dallo stesso Marcaniello e da suo figlio, Don Pietro, che invece gioca a corteggiare la serva Vannella. La ripugnanza di Nena per il vecchio e pieno di acciacchi Marcaniello e la riprovazione di Nena per le presunte scappatelle ancillari di Pietro sono dei forti impedimenti al procedere dell’azione, ma il nodo della vicenda è tutto da ricercare nei conflitti amorosi che genera il trovatello Ascanio, un bel giovane cresciuto in casa di Marcaniello, amato anche da Luggrezia, ma innamorato di Nena e Nina, due sorelle romane, di cui «ppo se trova frate lloro» (loro fratello). Con una classica agnizione Carlo, dopo aver ferito Ascanio in duello perché lo ritiene causa  dei mancati matrimoni, riconosce in lui il nipote Lucio, rapito fanciullo dai briganti e quindi fratello di Nina e Nena. Risolta ogni controversia  sentimentale, Ascanio potrà sposare Luggrezia, mentre Carlo, Marcaniello e Don Pietro cercheranno altre spose. La puntuale ed azzeccata trasposizione temporale dell’opera ha trasferito la vicenda in una Napoli degli anni Cinquanta in cui tornavano gli ambienti e i costumi delle commedie di Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello e della marottiana L’oro di Napoli; minuziosa la ricerca del particolare d’epoca, dal vestiario, acconciature, calzature (quelle femminili rialzate con la “fiecca”) e oggettistica di quelle che si possono vedere al Summer Jamboree di Senigallia, agli ambienti caratterizzanti come il bar con le vetrine e le bottiglie dalle etichette d’epoca, il mobilio di modernariato e persino la Vespa introdotta quasi sempre in scena da Don Pietro con tanto di radio che veniva accesa a un certo momento.
Divertenti e suggestive tutte le trovate sceniche con le quali si è data la giusta distanza temporale a una vicenda che poteva essere ancora attuale in una Napoli del dopoguerra. Il cast era fornito di stupendi cantanti-attori: primo fra tutti il basso Nicola Alaimo, un artista perfetto nel ruolo capace di costituire un vero e proprio archetipo per il personaggio di Marcaniello così difficile da rendere sia vocalmente -acuti scoperti fin quasi a zone tenorili nella prima aria Veda ossoria! M’aggio da perdere -, sia scenicamente con quel suo disagio al piede gottoso, vero tormentone dalla comicità efficacissima, ma solo se ben gestita; e Alaimo ha stupendamente condotto un ruolo che incarna e sintetizza il lato buffo, ma anche sentimentale dell’opera pergolesiana, sprigionando la vena elegiaca di accorata intonazione popolaresca nell’aria Gioia mia, me vuoie lassare e poi turbinando il palcoscenico di lazzi e gesti di genuina comicità nel finale dell’atto secondo Facite chiano! Grandissimo attore contornato da meravigliosi cantanti attori come Jurgita Adamonyte, vera voce di contralto dallo spessore adeguato per la dinamica a terrazze delle arie pergolesiane; con Patrizia Biccirè (Nena) e il tenore spagnolo David Alegret (dal notevole stile vocale) la Adamonyte ha composto il versante serioso della commedia, quello in cui i personaggi si esprimono in italiano e non in napoletano. La contaminazione con il genere dell’opera seria vi gioca a un livello espressivo di contrasto con il popolaresco degli altri personaggi, mentre lo stile e l’impronta pergolesiani vigono costantemente in un viluppo di belcanto virtuosistico e di realismo espressivo ante litteram.
Il sublime terzetto di Nena, Nina ed Ascanio Se‘l foco mio t’infiamma interpretato dalla Elena Belfiore ha dimostrato che, unendo fattori già notevoli in se stessi, l’effetto artistico non è addizionato, bensì moltiplicato. Proprio perchè il versante buffo dell’azione non è mai solo buffo, i cantanti sono chiamati a trovare nella propria voce tutti i colori e richiamare ogni capacità espressiva: così Laura Cherici, applauditissima in Vannella, ha ben delineato l’estrosa napoletanità piazzaiuola della servetta colta sul fatto di civettare con Pietro dalla padrona Nena (‘Gnora, crediteme), ed ha poi saputo rendere altrettanto il momento maliziosamente sentenzioso di Chi disse ca la femmena sa cchiùe Farfariello, immerso in una intimità soffusa di mistero. Brava anche Rosa Bove in Cardella che ha messo in campo come la Chierici il virtuosismo idiomatico-dialettale e la verve del gesto al servizio del canto. Non da meno Filippo Morace in Don Pietro ha dato prova di duttilità vocale e attoriale portando brillantemente in scena un ruolo in cui spicca un plurilinguismo smaccato e parodistico (francese, napoletano, parodie di italiano forbito) e una continua ironia; Don Pietro recita se stesso nella esibizione della sua avvenenza e risulta esilarante nella parodia del vacuo tecnicismo della musica francese che viene messa alla berlina da Pergolesi nel second’atto con il brano Mon dieu, combien de sciarm! Sgiè donne des allarm (sic nel libretto!) e Morace ha osservato grande attenzione alla lettera del canto variegato e denso di gestualità. Torna poi il grande magistero barocco nella splendida aria di Nena Va solcando il mar d’amore, in cui il soprano dialoga con la linea melodica del flauto solista in un certame fatto di variazioni sempre più accese fino all’ultimo passaggio: con questa la Biccirè ha dato ulteriore conferma della perfetta scelta degli interpreti che hanno conferito al capolavoro una nuova veste interpretativa dalla quale sarà assai difficile prescindere in futuro. L’Ascanio della Belfiore, vero fulcro emotivo della vicenda, ha suscitato la giusta dose di commozione e tenerezza temperate dal tono popolaresco e, come la  convincente Luggrezia di Barbara Di Castri, ha esibito una vocalità piena e consona alle esigenze di ampiezza della strumentazione pergolesiana. Sul podio il M° Fabio Biondi ha diretto la sua Europa Galante e suonato il violino (strumento di cui lo stesso Pergolesi era virtuoso) utilizzando anche l’archetto come bacchetta direttoriale; spettacolo nello spettacolo, Biondi si è messo nel gioco artistico nella duplice veste di direttore ed esecutore e lo ha condotto con l’impeccabile intento di superare le incrostazioni rococò e di mettere in luce tutto il valore e la forza profetica di questa musica che sarà il prototipo della produzione operistica dal 700 fino a Rossini. Foto Binci – Teatro Pergolesi di Jesi

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento