Festival Verdi 2011: “Il Trovatore”

Festival Verdi 2011: “Il Trovatore”

Busseto, Teatro Verdi, Festival Verdi 2011
“IL TROVATORE”
Dramma in quattro atti e otto quadri, su libretto di Salvatore Cammarano, tratto dalla tragedia El Trovador di Antonio García Gutiérrez.
Musica di Giuseppe Verdi
Il conte di Luna HAYATO KAMIE
Leonora YU GUANQUN
Azucena NICOLE PICCOLOMINI
Manrico JI MYUNG HOON
Ferrando GEORGE ANDGULADZE
Ines TANIA BUSSI
Ruiz NORBERT NAGY
Un vecchio zingaro RICCARDO CERTI
Un messo EUGENIO MASINO
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Michele Mariotti
Maestro del Coro Martino Faggiani
Busseto, 21 ottobre 2011
Quando a luglio venne annunciata l’esecuzione in forma concertante de Il Trovatore presso i teatri di Busseto e Fidenza, il nostro primo pensiero fu “Il Festival Verdi ci riprova”, considerati gli esiti alterni della produzione dell’anno precedente. Una volta confermato il programma e presentato il cast, inevitabili sono sorte le perplessità. Leggiamo infatti che gli artisti coinvolti, sotto la bacchetta di Michele Mariotti, sono giovani voci provenienti dal progetto A Scuola di Tradizione al Teatro Regio di Parma. Così informa il comunicato stampa “Tutti giovani cantanti selezionati in due anni di audizioni conoscitive al Teatro Regio di Parma e ora seguiti nell’ambito del progetto A scuola di Tradizione al Teatro Regio di Parma, il programma di tutoraggio del Teatro Regio di Parma che consente ad un numero ristretto di giovani cantanti (allievi effettivi dei Conservatori di Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, La Spezia, Cremona, Mantova, Verona, dei Dipartimenti di canto di università straniere) di affrontare il repertorio lirico e quello verdiano in particolare”.  Una sorta di “strategia inversa”, quindi: non voci di richiamo internazionale ma talenti che, avendo la possibilità di esibirsi all’interno del Festival, avrebbero potuto destare attenzione e curiosità fra i melomani. Inutile sottolineare che Il Trovatore resta un titolo di grande richiamo. E di grande difficoltà, aggiungiamo: di qui le nostre perplessità iniziali. Occorre anche puntualizzare sull’aggettivo “giovane”, considerato che alcuni degli artisti coinvolti hanno superato la trentina, magari con alle spalle una carriera non rilevante ma continuativa nel tempo.
Lasciando da parte età e carriere, l’esecuzione a cui abbiamo assistito ci è sembrata manchevole sotto più punti di vista: non sappiamo quanto tempo sia stato concesso alle prove (supponiamo veramente poco), ma l’impressione generale è stata di fretta e improvvisazione. Non è bastata la bacchetta davvero motivata di Michele Mariotti, a capo della volonterosa Orchestra del Teatro Regio. Il giovane e talentuoso direttore ha letteralmente preso per mano gli artisti, guidandoli, respirando con loro, osservandoli costantemente, segnando attacchi,  cercando nel contempo di conferire quel minimo di teatralità che questa grandissima partitura esigerebbe. Durante la serata non sono però mancate le belle sorprese: Yu Guanqun ha cantato bene e ne è uscita egregiamente. La voce è lirica ma ben emessa, con un centro sonoro e pastoso, sicura anche nella zona acuta sempre limpida e timbrata. Ha disegnato una Leonora sognante, di bella linea di canto, ricca di colori benché in difficoltà nel canto di agilità.  Ji Myung Hoon nei panni di Manrico è mancato di colore e peso drammatico: lo squillo sarebbe buono e solido ma il settore centrale non risulta sempre a fuoco. Poco riusciti i tentativi nel canto smorzato, dove la voce è suonata costantemente flebile. Ancor più problematica la prova di Nicole Piccolomini. La sua Azucena è stata caratterizzata da vistose disuguaglianze tra i registri (quello grave artificiosamente ingrossato, un centro in natura abbastanza generoso e quello acuto costantemente sbiancato) e da un fraseggio manierato. Come Conte di Luna, Hayato Kamie ha mostrato invece colore chiaro e timbro gradevole, morbido nel canto ma eccessivamente ricercato nell’espressività, mostrandosi caricaturale in più momenti. Il Ferrando di George Andguladze è risultato sufficientemente autorevole ma deficitario nella proiezione del suono. Tania Bussi è stata un’Ines petulante; corretto il Ruiz di Norbert Nagy. Il Coro del Teatro Regio di Parma è ormai sinonimo di Trovatore: ennesima prova eccellente. Teatro non gremito ma pubblico attento e partecipe: unanimi consensi per tutti.
Foto Studio Montacchini.

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