Gaetano Donizetti (1797-1848): “Il campanello”

Gaetano Donizetti (1797-1848): “Il campanello”

Farsa in un atto proprio, da La sonnette de nuit di Léon Lhérie. Orchestra Sinfonica G. Rossini, Coro del Teatro della Fortuna, Matteo Beltrami (direttore). Roberto de Candia (Enrico), Alfonso Antoniozzi (Don Annibale), Stefania Donzelli (Serafina), Elena Bresciani (Madama Rosa), Martino d’Amico (Spiridione). Registrazione: febbraio 2010, Teatro della Fortuna di Fano. 1 DVD Bongiovanni AB 20020.
Lei è giovane e carina ma convolata a nozze con un burbero speziale: Don Annibale Pistacchio. Enrico, giovane e innamorato della bella Serafina, giunge a rito ormai compiuto: che resta ormai da fare? Cercare in tutti i modi di impedire che la prima notte di nozze venga consumata, in attesa che il novello sposo parta all’indomani per un viaggio a Roma. Lo speziale ha infatti l’obbligo di prestare assistenza a chi la richieda per l’intera notte… Il campanello diventerà così un vero e proprio incubo per il povero Don Pistacchio e, allo stesso tempo, unica salvezza per Enrico che, di volta in volta, tenterà di tenere lontano lo sposo dal talamo nuziale. Perché quindi non sfruttare la trama de Il campanello di Gaetano Donizetti a favore di un disegno registico che sposti la vicenda in una classica “commedia all’italiana”? Questa l’idea che sta alla base della fresca messa in scena a firma di Mauro Avogadro, allestita al Teatro della Fortuna di Fano nel febbraio del 2010: con l’aiuto delle scene di Salvatore Simone e dei costumi di Serena Magi, la battaglia amorosa dell’intrepido Enrico viene posposta in un azzeccatissimo scenario anni ’50. Un allestimento semplice, lineare, divertente e capace di distribuire con oculatezza i momenti comici senza esasperarli. Un solo appunto: la festa nuziale all’inizio risulta veramente dimessa a causa della scena fissa e del posizionamento in prevalenza frontale del coro su semplici poltroncine. Molto ben riuscita la caratterizzazione di Don Pistacchio, invece: fuggendo dal cliché dello sprovveduto vecchietto, ci troviamo qui di fronte ad uno sposo semplicemente ottuso, forse fidando un po’ troppo nella propria presunta baldanza.
Da sottolineare l’aspetto strettamente musicale. Viene offerta infatti l’opportunità di ascoltare l’edizione critica curata da Ilaria Narici che ripropone il testo originariamente concepito per la prima della farsa al Teatro Nuovo di Napoli nel 1836 (ripristinati quindi i dialoghi in napoletano per Don Pistacchio). Pregevoli i due interpreti maschili: Roberto de Candia affronta con sicurezza e musicalità la parte di Enrico (bravissimo nel turbinio del sillabato de Mio signore venerato). Alfonso Antoniozzi è un Don Annibale Pistacchio istrionico e divertentissimo. Non all’altezza la Serafina di Stefania Donzelli, querula e con acuti vetrosi. Matteo Beltrami sul podio dirige il tutto con brio e garbo.

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