Giuseppe Verdi (1813-1901):”Les Vepres Siciliennes”

Grand-opéra in cinque atti su libretto di Charles Duveyrier ed Eugène Scribe. Coro dell’Opera di Amsterdam, orchestra filarmonica olandese, Paolo Carignani (direzione), Christoph Loy (regia), Johannes Leiacker (Scene), Ursula RenzenBrink (costumi). Alejandro Marco-Buhrmester (Guy de Monfort), Burkhard Fritz (Henri), Barbara Haveman (Hélène), Balint Szabo (Jean Procida). Registrazione: Het Muziektheater, Amsterdam, 23 e  29  settembre 2010. Extra: Introduzine all’opera, il cast gallery (sottotitoli: inglese,  francese, tedesco, spagnolo) – 208′ 2 DVD Opus Arte OA 1060
Prima edizione in DVD della versione originale francese dei “Vespri siciliani”, catturata durante le rappresentazioni  di questa nuova produzione dell’opera in “prima”ad Amsterdam il 10 settembre 2010. Poteva essere una bella occasione, purtroppo però ci troviamo a parlare del “solito” spettacolo in stile “regietheater” firmato da Christoph Loy. Il sig. Loy ci presenta il “solito” palcoscenico pressochè vuoto, salvo pareti o quinte che, dovrebbero creare degli ambienti. Nello stile di Loy non mancano le sedie. In questo contenitore scenico si dovrebbe svolgere la vicenda spostata, a quanto si dice in una scarna nota di copertina, nel 1940.  Senonchè ci troviamo i francesi vestiti in stile “blues brothers”, con l’aggiunta di qualche smoking (per Monfort). I siciliani invece sono in puro stile neorealismo anni ’50: donne o in nero o in sciatti abiti o vestagliette da cucine. Questo, a sommi capi, il quadro visivo dello spettacolo. Sulla regia ci limitiamo ad alcuni dettagli. Dopo aver spostato la sinfonia tra il primo e il secondo atto, Loy ci offre tante piccole “perle registiche”. Il balletto delle 4 stagione diventa la narrazione dei giochi adolescenziali di  Henri (trasformato i Henri Nota), Hélène e Frèdéric d’Austria. Nel balletto è anche presente la attempata mamma di Henri (la signora Barbara Nota) che viene sedotta, in una sorta di flashback, dal giovane Monfort. 25′ di puro godimento!.. Altri piacevoli momenti: il finale dell’atto quarto, con il famoso “De profundis”. Hélène e Procida sono legati a un letto dove stanno per essere uccisi a mezzo di iniezione letale. Si salva però solo la donna, Procida muore e  nel quinto atto appare come fantasma. Hèlène, che ha avuto un rapporto prematrimoniale con Henri, all’inizio del quinto atto, sfoggia un bel pancione. Si  agitata  un po’ troppo dai  vocalizzi del “Bolero”  e così fugge via in preda alle doglie. Di lì a poco appare Henri con la carrozzina. Ci fermiamo qui. Preferiamo non aggiungere altro. Una nota positiva è la concertazione vibrante, sostenuta e appassionata di Paolo Carignani. A capo degli ottimi complessi  olandesi, Carignani fa suonare, anzi cantare l’orchestra, creando quelle atmosfere che mancano sulla scena. Ottima anche la prova del coro.  I cantanti sono indubbiamente degli ottimi attori, ma non li possiamo definire eccellenti vocalisti. Se dovessimo stillare una pagella metteremo al primo posto la Hélène di Barbara Haveman. Un podio che però coincide a una sufficienza, perchè la signora Haveman dalla voce piuttostoto gutturale e povera di colori, perennemente sul filo del rasoio, in qualche modo arriva in fondo. Al secondo posto mettiamo la correttezza vocale (anche se gli acuti sono “indietro” e strozzati”) di Balint Szabo. Quasi ex-aequo nell’insufficienza piena il baritono Alejandro Marco-Buhrmeister (Monfort) e il tenore Burkhard Fritz (Henri). I primo con la classica emissione da “patata calda in bocca” in basso e sbiancato in alto, il secondo dal canto tecnicamente discutibile  e perennemente in lotta con l’intonazione.  Piuttosto modeste le parti di fianco. Uno spettacolo del genere in Italia non sarebbe arrivato alla fine.

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