“Anna Bolena”

“Anna Bolena”

Firenze, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2012
“ANNA BOLENA”
Tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani, da Enrico VIII,  ossia Anna Bolena di Ippolito Pindemonte,
Henri VIII di Marie-Joseph Chenier e Anna Bolena di Alessandro Pepoli.
Musica di Gaetano Donizetti

Enrico VIII 
ROBERTO SCANDIUZZI
Anna Bolena MARIELLA DEVIA
Lord Rochefort  KONSTANTIN GORVY
Giovanna di Seymour  SONIA GANASSI
Lord Riccardo Percy 
SHALVA MUKERIA
Smeton
MARIA JOSE’ LO MONACO
Sir Hervey 
LUCA CASALIN
Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino.
Direttore Roberto Abbado
Maestro del Coro Piero Monti
Regia di Graham Vick
Ripresa da Stefano Trespidi
Scene e costumi Paul Brown
ripresi da Elene Cicorella
Luci Giuseppe Di Iorio
 Firenze, 15 marzo 2012

Ha quasi il sapore di una prima esecuzione assoluta il debutto al Teatro Comunale dell’Anna Bolena di Donizetti, assente ingiustificata dalla scena musicale fiorentina da ben 180 anni. La storica prima si tenne infatti il 18 marzo del 1832 al Teatro della Pergola ed in seguito l’opera, che altrove ebbe tanta fortuna da entrare a pieno diritto fra i titoli di repertorio, non venne mai più eseguita nel capoluogo toscano. Il pubblico fiorentino che gremiva la sala ha accolto con grande calore ed entusiasmo questo elemento di novità in una programmazione che la crisi economica degli ultimi anni ha costretto ad una certa ripetitività.
L’allestimento coprodotto dall’Arena di Verona e dal Teatro Verdi di Trieste è quello di Graham Vick, connotato da una forte dose di astrazione e simbolismo, che troviamo anzitutto nell’uso del coro mai coinvolto nell’azione ma schierato, in costumi identici fra loro (come una divisa), al ruolo di intermediario fra pubblico e palcoscenico tipico del teatro classico. Le scene e i ricchi costumi di Paul Brown (ripresi da Elena Cicorella) in cui dominano gradazioni di bianco e nero sono ravvivati da elementi di un rosso acceso che anticipano idealmente il cruento finale. Le mura del palazzo reale incombono appese a mezz’aria come spade di Damocle e quando calano al suolo rivelano un trasparenza glaciale che toglie ogni riservatezza a quanto avviene nelle stanze da esse racchiuse. Perfettamente in tono con la visione di Vick è l’interpretazione delle due prime donne Mariella Devia e Sonia Ganassi. Entrambe le regine rivali vantano tecnica sopraffina e grande duttilità vocale risultando in perfetto equilibrio fra loro anche se talvolta in un eccesso di leggerezza per due ruoli storicamente affidati a vocalità più spinte. Di rara bellezza sono state le frasi liriche dell’opera mentre in altri momenti si sentiva la mancanza di un certo afflato drammatico che rendesse maggiormente coinvolgente la vicenda. Mariella Devia supera tutti gli scogli di un ruolo tremendamente impegnativo sul piano vocale e scenico, senza mai accennare la minima difficolta, la voce è brunita nei centri mantenendo grande slancio in acuto. L’aria e cabaletta  finali hanno letteralmente ammaliato il pubblico che ha tributato vere e proprie ovazioni a questa grande artista. Sonia Ganassi esordisce in “Ella di me sollecita” con un timbro quasi sopranile, recuperando un colore più scuro col progradire dell’opera. Riesce a conferire espressivita’ alla sua Giovanna soprattutto attraverso l’uso di accuratissime dinamiche ed elegante fraseggio senza mai arrivare ad un pieno sfogo drammatico. Nelle ricche vesti di Enrico VIII Roberto Scandiuzzi conserva un registro centrale importante che lo aiuta a conferire regia autorevolezza al suo personaggio mentre nelle estremità gravi ed acute la voce tende a perdere armonici ed opacizzarsi finendo per assomigliare più ad un parlato che al canto. Non è mancato un piccolo incidente di percorso nel duetto con Giovanna. Konstantin Gorny é un Lord Rochefort di buona presenza vocale e scenica. Una certa mancanza di peso vocale è da ascriversi anche Shalva Mukeria nel ruolo di Percy. Il timbro e’ molto vicino a quello del tenore di grazia, l’emissione talvolta un po’ stretta e la pronuncia non sempre chiara. Ottimo lo Smeton di Josè Maria Lo Monaco. L’ artista, dotata di una schietta vocalità mezzosopranile di gradevolissimo colore che conserva grande naturalezza anche nel registro di petto,  ha interpretato con gusto e precisione la sua scena e cavatina, oltre alla romanza col suggestivo accompagnamento all’arpa di Susanna Bertuccioli. Convincente e preciso Luca Casalin nel ruolo di Sir Hervey. Sul podio Roberto Abbado ha calibrato alla perfezione la sottile trama orchestrale sulle caratteristiche vocali del cast con un risultato di grande eleganza, leggerezza e freschezza che faceva a tratti pensare a Rossini. Mirabile l’equilibrio nei concertati e  la nitidezza delle sezioni dell’orchestra, quasi messe a nudo, che ha permesso al pubblico di apprezzare ancor di più le qualitá dei professori del Maggio.
Foto Gianluca Moggi

 

 

 

 

 

 

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