Monaco di Baviera, Philharmonie: Edita Gruberova in concerto

Monaco di Baviera, Philharmonie: Edita Gruberova in concerto

Monaco di Baviera, Philharmonie
EDITA GRUBEROVA IN CONCERTO
Münchner Rundfunkorchester
Direttore Andriy Yurkevych
Camille Saint-Saëns :”Parysatis” -“Le rossignol et la rose”
Jules Massenet : Orchestersuite Nr. 4 “Scènes pittoresques” – Air de ballet
Charles Gounod : “Roméo et Juliette” – “Je veux vivre dans ce rêve” / “Mireille” – “O légère hirondelle”
Jules Massenet: Orchestersuite Nr. 4 “Scènes pittoresques” –  “Angelus” e “Fête bohème”
Giacomo Meyerbeer : “Dinorah, ou le Pardon de Ploërmel” – “Ombre légère”
Gaetano Donizetti:”La fille du regiment” – Ouverture  /  “C’en est donc fait … / Par le rang et par l’opulence … / Salut à la France!”
Ambroise Thomas: “Raymond” –  Ouverture
Vincenzo Bellini :”La Sonnambula”“Oh! Se una volta sola rivederlo io potessi … / Ah! non credea mirarti … / Ah! non giunge uman pensiero …
Monaco di Baviera, 19 Marzo 2012

Numerose e festanti standing ovations hanno salutato la strabiliante performance del soprano slovacco Edita Gruberova, ultima rappresentante di tutto un modo di intendere e realizzare il Belcanto che discende direttamente dalle più grandi vocaliste del secolo scorso. Strabiliante nella sua dimostrazione di insuperato dominio tecnico ed enorme tenacia, qualità che permettono alla Santa di Bratislava di cimentarsi, dopo oltre quarant’anni di carriera, in un mega-concerto il cui programma farebbe impallidire qualunque divetta dei giorni nostri.
E’ innegabile che il trascorrere degli anni abbia influito su alcuni aspetti della sua vocalità, non potendo quindi tacere dell’intonazione talvolta calamitosa che affligge la fascia sovracuta, un tempo di una bellezza adamantina, così come dell’afonia pressoché totale del registro grave, da sempre il punto debole della cantante (ed, in tal senso, la resa complessiva è parsa inferiore a quella del passato concerto nel 2010). Ciononostante, la statura stilistico-vocale della Gruberova non manca di esercitare tutto il suo fascino dirompente per l’ennesima volta, anche attraverso un timbro che ha perso pochissimo nello smalto e che si mantiene brillante, sostenuto da un’emissione di gran scuola, capace di donare volume e proiezione ancora notevolissimi.
Le prime note del vocalizzo di Saint-Saëns dicono già tutto: il suono viene preparato sul fiato e viene fatto cadere dall’alto, permeato di una morbidezza incantevole. E così via per tutto il brano, dove mezzevoci, pianissimi ed effetti d’eco non si contano.
Successivamente, entrambi i valzer di Gounod, spinti a gran velocità, evidenziano qualche difficoltà ritmica e qualche imprecisione musicale, soprattutto in “Je veux vivre”. Riesce meglio l’aria dalla “Mireille” coi suoi temibili picchiettati. Ma il climax dell’esibizione viene raggiunto con l’esecuzione dell’”Ombre légère” di Meyerbeer: perfettamente a fuoco in ogni suo aspetto, con un paio di acuti davvero raggianti durante l’aria e con agilità fluide ed espressive.
La seconda parte del concerto vede il susseguirsi di due lunghe ed impegnative scene, emblema dell’opera romantica. Come Marie, ne “La fille du régiment” di Donizetti, il soprano sa trovare nella propria organizzazione vocale i giusti accenti patetici ed estatici, necessari alla completa realizzazione dello stato d’animo del personaggio (fra le altre cose, è bellissima la messa di voce sull’acuto che riprende la nota lasciata dal violino, senza soluzione di continuità, nella ripresa di “Par le rang et par l’opulence”). Nei panni di Amina, la Gruberova rende finalmente giustizia alla tanto vituperata linea di canto belliniana: il recitativo costituisce un modello di genere, miniato com’è in ogni sua sillaba, mentre l’aria e la cabaletta evidenziano sia un fermo controllo del legato, che un ferreo dominio dell’agilità finale (con uno spavaldo mi bemolle al momento della ripresa dell’”Ah! non giunge uman pensiero”). Acclamato a gran voce dal pubblico, l’usignolo slovacco ritorna sul palco della Philharmonie per concedere due encores: “Mein Herr Marquis” da “Die fledermaus” di J. Strauss e “Glitter and be gay” dalla “Candide” di L. Bernstein. Entrambi i brani mettono in luce la vena comica di Frau Gruberova, che negli anni si è fatta più sciolta, e concludono una performance d’alta classe.
A sostegno di tale artista, gli strumentisti della Münchner Rundfunkorchester, guidati da Andriy Yurkevych, hanno offerto una prova superlativa che fa riflettere sulla grande verità contenuta nelle affermazioni di chi osanna la preparazione, la serietà e la passione profuse dalle compagini d’Oltralpe, a scapito delle formazioni nostrane.

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