“Stiffelio” al Teatro Regio di Parma

Parma, Teatro Regio, Stagione Lirica 2012
“STIFFELIO”
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma Le Pasteur, ou l’Évangile et le Foyer di Émile Souvestre ed Émile Bourgeois
Musica di Giuseppe Verdi
Stiffelio ROBERTO ARONICA
Lina YU GUANQUN
Stankar ROBERTO FRONTALI
Raffaele GABRIELE MANGIONE
Jorg GEORGE ANDGULADZE
Federico di Frengel COSIMO VASSALLO
Dorotea LORELAY SOLIS
Coro e Orchestra del Teatro Regio di Parma
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del Coro Martino Faggiani
Regia e luci Guy Montavon
Scene e costumi Francesco Calcagnini
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma in coproduzione con Opéra di Monte-Carlo
Parma, 18 aprile 2012
Sembra incredibile, eppure la Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma si è già conclusa. Due sole opere quest’anno: dopo l’insuccesso dell’Aida iniziale, a riscattare le sorti della stagione è toccato a Stiffelio, titolo creduto perso e che proprio a Parma nel 1968 venne ripreso per la prima volta in tempi moderni. Per il corrente allestimento, il Teatro Regio ha optato per una nuova regia a firma Guy Montavon, in coproduzione con l’Opéra di Monte-Carlo, autore anche del disegno luci. Il regista sceglie una lettura narrativa ma che in certi punti cede ad un’ovvietà disarmante. Nello specifico: vengono privilegiati i grandi spazi offerti dalla scena, sottolineando e enfatizzando l’ambientazione all’interno della setta assasveriana; di conseguenza, anche la recitazione e la gestione delle masse trovano il giusto respiro. È nella definizione di alcuni personaggi e di alcune scene, mediante una simbologia piuttosto ingenua, che sono riscontrabili delle eccedenze. A livello visivo, il nobile Raffaele, amante di Lina durante l’assenza di Stiffelio, è connotato da subito attraverso una spiccata tonalità di rosso mentre il resto della comunità veste di nero e grigio. Così come la scena finale, durante la lettura del passo dell’adultera e del monito “Quegli di voi che non peccò, la prima pietra scagli”, che vede il calare pietre dall’alto sulle teste dei coristi. Stupiscono ancora di più in un impianto così asciutto vere e proprie grossolanità come Stiffelio che minaccia Stankar col primo oggetto che capita a tiro, in questo caso un crocefisso… L’unico punto di forza di questo allestimento è la scena del perdono:  Stiffelio fugge dalla cattedra (rappresentata da un enorme libro…) abbandonando Lina completamente vestita di bianco –metafora immediata della volontà da parte di Lina di volersi riproporre come sposa- sola al centro della scena, lasciando adito ad un finale “aperto”. Dei costumi di Francesco Calcagnini abbiamo in parte già detto: rigorosi ma di bella fattura.
Per quanto riguarda l’aspetto musicale, il punto debole viene proprio dal podio. Il giovane Andrea Battistoni dimostra sì una certa affinità con la partitura, anzi, forse gli sarebbe pure congeniale se solo fosse stata approfondita e preparata per tempo; il tutto si è invece risolto in una costante superficialità, una concertazione piatta e improntata al “forte”, generica  nelle tinte e nei fraseggi, con una scarsa considerazione nei confronti del canto. I solisti, chi più chi meno, ne hanno ovviamente risentito: ed è un peccato perché, una volta tanto, il Teatro poteva disporre di un cast adeguato. L’abbiamo sempre sostenuto fin dal Trovatore bussetano e i fatti sembrano darcene conferma: Yu Guanqun è la migliore dei cantanti afferenti al progetto cresciuto in  seno al Festival Verdi e in questo frangente è stata promossa a titolare del ruolo di Lina. È però evidente che debba crescere e maturare… magari non in ruoli così onerosi. Ciò che colpisce da subito è la zona centrale che suona ricca e pastosa; gli acuti ci sono ma vengono affrontati con prudenza, difficilmente il soprano cinese mantiene a lungo il suono. Purtroppo la zona grave suona piuttosto fioca e certi momenti, come il duetto del “divorzio”, ne risentono. Ha belle intenzioni nel fraseggiare, soprattutto nella “preghiera”, ma ancora acerba è la famigliarità col canto smorzato. Roberto Aronica nei panni di Stiffelio mostra una vocalità ancora  pregevole per timbro e volume ed è abile nel destreggiarsi nella non facile scrittura centrale del personaggio. Anche per lui resta ostica la capacità di alleggerire il suono e la linea di canto non è fra le più raffinate, soprattutto in coincidenza di alcuni squarci drammatici (sotto un’altra bacchetta, certi eccessi sarebbero forse stati limitati…), mentre apprezzabili sono la capacità e le intuizioni a livello di fraseggio. Roberto Frontali nei panni di Stankar è stato giustamente eletto dal pubblico come trionfatore della serata: il personaggio viene sbalzato a tuttotondo, dimostra di possedere una buona capacità di accentare in zona medio-grave così come gli acuti suonano potenti e vigorosi. Occorre inoltre rilevare che, per longevità di carriera e capacità tecnica, è il più abile del trio protagonistico a non soccombere all’imperizia direttoriale. Gabriele Mangione è un Raffaele poco incisivo mentre George Andguladze come Jorg ha esibito la solita voce secca e gonfiata. Buoni gli interventi di Cosimo Vassallo (Federico) e Lorelay Solis (Federica).  Discreta la prova del Coro diretto da Martino Faggiani. Una serata coronata da molti applausi per tutti.
Foto Roberto Ricci -Teatro Regio di Parma

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