Intervista a Carlo Goldstein

Carlo Goldstein è tra i giovani direttori d’orchestra emergenti del panorama internazionale. Dopo la vittoria del primo premio all’International Conducting Competition di Graz nel 2009 ha iniziato un’intensa attività in Italia e all’estero. In questa stagione ha diretto, tra l’altro,  Boris Godunov al Palau de les arts di Valencia, Così fan tutte con la Youth Opera di San Pietroburgo, il Concerto di Capodanno al Teatro Verdi di Trieste. Attualmente sta dirigendo, in alternanza con Omer Meir Wellber, la  Carmen alla Fenice di Venezia (29 giugno e  1, 12 luglio). Tra i prossimi impegni  un concerto sinfonico con l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo, L’Orfeo di di Luigi Rossi e Daniela Terranova al  Festival di Martina Franca e aprirà la prossima stagione lirica del Teatro Marrucino di Chieti con L’Elisir d’amore. Nella prossima stagione dirigerà anche la Samara Philharmonic Orchestra in Russia e, al Teatro Comunale di Bologna, un concerto nella rassegna The Schönberg Experience. Nell’aprile 2011 – per la rivista Amadeus – è uscita la registrazione di tre Concerti di Mozart con il pianista Andrea Bacchetti e l’Orchestra di Padova e del Veneto; registrazione ripresa dall’etichetta Dynamic e recensita entusiasticamente dal BBC Music Magazine di Londra. Carlo Goldstein, oltre agli studi musicali – Conservatorio di Trieste, Royal College di Londra e Mozarteum di Salisburgo – è laureato in Filosofia – Estetica – presso l’Università Statale di Milano e ha all’attivo diverse pubblicazioni di carattere estetologico e storico musicale. Il canale Classica – in onda su Sky – ha realizzato una puntata su di lui nella serie Notevoli, dedicata ai giovani talenti italiani.   Ti si chiede un’intervista, tu cosa pensi?
Mi hanno visto dirigere o hanno sentito parlare di me… proviamo a non dire stupidaggini!
Tutta la verità e nient’altro che la verità?
Essere sinceri è importante; su ciò di cui non si può parlare poi, è meglio tacere del tutto.
Qual è il tratto principale del tuo carattere?
Forse la curiosità: amo incontrare, conoscere e confrontarmi con situazioni e persone diverse da me. Mi piace cambiare idea, scoprire ciò che ancora non so. Immedesimarmi, provare empatia, avvicinare ciò che è distante; allargare il mio ‘repertorio’ quanto più possibile. Marie Curie diceva: nell’universo non vi è davvero nulla per cui valga la pena di aver paura; vi sono solo cose che ancora non conosciamo. Credo che la parabola di un individuo sia confronto, addirittura lotta talvolta, progressivo aumento della propria conoscenza e della propria sensibilità; altrimenti è isolamento, stasi, implosione. L’isolamento è il peggior nemico dell’arte, della scienza di qualunque attività costruttiva e creativa. Non si conosce se stessi che attraverso gli altri.
Cosa ami profondamente di te e cosa invece non riesci ad accettare?
Di me non “amo profondamente” nulla, grazie al cielo! Diciamo che ci sono alcuni aspetti della mia persona con cui convivo meglio e altri che tollero con più fatica; sono prigioniero di me stesso e del mio IO, come tutti. Finora comunque non è stata una prigionia troppo problematica.
Ti piaci fisicamente? E’ sempre stato così anche nella fanciullezza?
Non ho mai avuto particolari problemi: non sono un Adone ma sono a mio agio con il mio aspetto. Per fortuna non è una cosa a cui penso in generale.
Sei superstizioso? Se sì, in cosa?
Ma noooo dai! Folklore, ignoranza…
Che rapporto hai con la spiritualità?
Sono ebreo di nascita, laico per formazione e scettico di natura: non sono religioso ma mi sento aperto alle domande ultime sul senso delle cose. Non mi riconosco in chi ostenta certezze con cui pretende di spiegare ogni cosa, né tra i religiosi né tra gli atei. Sono in cerca, sono in mezzo al fiume che nuoto alla mercé della corrente…
Hai mai sofferto d’invidia?
No, non direi particolarmente.
Cosa volevi fare da grande?
Da bambino frequentavo la scuola ebraica e il Rabbino e la maestra continuavano a decantare la magnificenza e le infinite capacità dell’Onnipotente a noi bambini dell’asilo. Quando a fine anno – avrò avuto 4 anni! – mi chiesero cosa volevo fare da grande, dissi con candore: voglio diventare DIO! L’intero corpo docente fu sgomento per mesi. Dopo sono passato a Robin Hood, al pilota di Formula 1, al pilota di aerei, al medico chirurgo via via giù in una parabola inesorabilmente discendente fino all’età matura in cui mi sono mestamente attestato sulla direzione d’orchestra.

La tua famiglia ha influenzato le tue scelte?
Direi di sì, ma è stata un’influenza molto garbata e rispettosa. Nella mia famiglia vi sono stati diversi musicisti professionisti ma né mio padre né mia madre lo erano. Mi hanno sempre portato a teatro e ai concerti e abbiamo sempre ascoltato molta musica in casa. Quando poi ho espresso il desiderio di studiare pianoforte seriamente sono stato sostenuto e incoraggiato ma senza forzature.
I tuoi ricordi più cari?
Ricordi legati alla prima infanzia, quando si sta al mondo senza sapere come e senza chiedersi perché.
Il momento di maggior orgoglio?
Professionalmente parlando – so che non è molto originale… – sono stato orgoglioso quando ho vinto il Concorso Internazionale di Graz qualche anno fa. Sono arrivato che nessuno sapeva chi fossi, non conoscevo nessuno e l’ambiente era piuttosto ostile; alla fine ho battuto tutti, ho vinto e per qualche momento tutto mi è sembrato avesse un senso.
Qual è la delusione più grande che hai mai avuto?
Le delusioni più grandi vengono da quelli che amiamo di più.
Cosa manca alla tua vita di oggi?
Non manca intensità! Le manca ciò che le mancherà prevedibilmente per sempre: equilibrio.
Di che cosa hai paura?
Di non aver abbastanza tempo anche se non so esattamente per cosa.
Che importanza dai al denaro?
Il denaro non è né decisivo né inutile. È un mezzo che permette di amplificare la propria persona nel mondo: se sei un idiota avrai più mezzi per diventare un grande idiota, se sei generoso di natura potrai fare più azioni generose, se sei intelligente avrai la possibilità di studiare e coltivare le tue capacità a lungo. Quello che il denaro non può fare invece è trasformare un idiota in un intelligente, un avaro in un generoso… un musicista grossolano in un artista.
In cosa sei più spendaccione?
Ho le mani bucate! Diciamo che in generale il risparmio non è un valore che mi appartiene…
Quali sono le tue letture preferite?
Sono onnivoro e leggo sempre diversi libri contemporaneamente. Si succedono delle fasi: negli anni dell’università – sono laureato in Filosofia – leggevo soprattutto saggi storici, testi filosofici e la mia passione di allora, la letteratura americana. Oggi invece più letteratura tedesca e italiana ma anche qualche testo storico e poi ci sono i Classici a cui ritorno sempre ciclicamente; poi c’è la cultura e la storia ebraiche, la critica d’arte, il teatro. Insomma tante cose… poi ogni tanto vicino alla cassa di un Autogrill trovi un libricino che ti attrae e magari scoppia l’amore per qualche giorno e non riesci a smettere e dimentichi tutti gli altri libri che hai in sospeso. Sono un lettore esigente ma anche piuttosto avventuroso!
Il tuo profumo preferito
Il profumo perfetto in natura è quello della gardenia: è intenso, inatteso, eccessivo, inebriante ma mai volgare.
Città preferita..
Io sono l’incrocio delle mie due città: Trieste dove sono nato e Milano in cui vivo da sempre. Trieste è il mare, il confine che è un mosaico di destini, la storia fatta di molte storie, la grande Sinagoga; Milano è la formazione, lo studio, il lavoro. Entrambe, in modo diverso, hanno una caratteristica fondamentale: sono cosmopolite per vocazione. Per me Milano è la ragione, la volontà; Trieste il sentimento, il destino.
Qual è il primo libro acquistato
Il barone rampante di Calvino e poi Le avventure di Huckelberry Finn di Twain: ancor’oggi due tra i libri più belli che io abbia mai letto.
Il tuo primo disco acquistato
Le Polacche di Chopin suonate da Rubinstein! L’ho ascoltato fino allo sfinimento, un vero feticcio per me. Posso dire di aver compreso a pieno l’implacabile sincerità di Rubinstein dieci anni dopo aver comprato quel disco ma l’ho amato da subito. Poi ricordo anche tra le altre cose Winterreise di Schubert con Fischer-Dieskau e Gulda che suonava Beethoven. In ambito operistico ero ragazzino quando comprai un Rigoletto d’epoca con la Callas e Di Stefano diretti mi pare da Serafin: nobile, sublime antiquariato!

Il fiore preferito?
Le Peonie.
Direttori d’orchestra preferiti, ne vogliamo parlare?
Dei colleghi della mia generazione è difficile parlare: anche i più acclamati sono ancora in evoluzione.
E se ti chiedessi a tuo gusto il peggiore? Glissiamo?
Sono forse un po’ giovane ma non completamente sprovveduto!
Qual è la stagione dell’anno che preferisci e perché?
Amo molto che le stagioni, i climi e i paesaggi differenti si susseguano. Viaggiando per lavoro in luoghi lontani – regioni nordiche o alcune regioni dell’Asia ad esempio – mi sono reso conto di quanto sia bello vivere in un clima temperato; non mi piacerebbe vivere in un posto dove c’è solo il sole tutto l’anno o dove l’inverno dura 6 mesi. Il poeta John Keats disse che la poesia esisterà fino a quando la primavera succederà all’inverno e ci sarà un uomo ad assistere a questo miracolo.
Che rapporto hai con la tecnologia e qual è il gadget tecnologico di cui non potresti fare a meno?
Ormai non vivo più senza il Mac portatile che mi segue ovunque. Non sono un fanatico della tecnologia ma adoro la velocità di contatto, di comunicazione, di pensiero che il recente sviluppo tecnologico ha reso possibile anche per gli utenti meno capaci come me.
Il film preferito?
Nessuno ha mai raccontato al cinema una storia con la stessa struggente eleganza di De Sica. Bergman poi è quello che mi ha toccato più profondamente.
Che rapporto hai con la vecchia  generazione di direttori  d’orchestra?
Provo ammirazione per molti grandi maestri del passato, anche per alcuni nel cui tratto, nella cui personalità non mi riconosco affatto. Ciò che ammiro maggiormente in un musicista che sale sul podio è l’originalità della personalità, che equivale a dire il coraggio. Questo mi impressiona molto più della dottrina, dell’orecchio, della tecnica gestuale, della sicurezza caratteriale o di qualunque altra cosa. Non amo necessariamente di più i direttori che sento affini, ammiro chiunque sappia creare un momento di intensità, di evidenza espressiva, di spontanea immedesimazione. Ascoltando una vecchia registrazione è facile trovare momenti eccelsi anche nelle esecuzioni di direttori mediocri.
Il tuo rapporto con la televisione?
Non ne possiedo più una da qualche anno. Le nuove tecnologie mi pare l’abbiano resa absoleta, propone una forma di intrattenimento ormai lentissimo.
Che rapporto hai con la politica?
Non vivo in una torre d’avorio: leggo, seguo l’attualità, ho le mie idee e ho la mia identità politica. Credo che questi anni siano l’inizio di un significativo cambio di orizzonte della scena geopolitica e sociale internazionale. Un cambio che temo non sarà incruento.
Hai delle cause che ti stanno a cuore?
Ci sono delle associazioni che aiuto per quel che posso ma non mi piace parlarne.
La situazione più rilassante?
A casa mia, impegnato nell’antica arte del far nulla.
La tua giornata ideale…
Una giornata di musica con amici o  in un teatro.
Il tuo rifugio da tutto e da tutti?
Il mare di Trieste.
La musica che fa da sottofondo alle tue giornate?
La musica non è MAI sottofondo di alcunché nella mia vita!
Cosa ti manca di più quando sei lontano da casa?
Quello che conta davvero della mia casa è con me ovunque io vada. Quando sto in un posto per più di qualche giorno inizio a sentirmi a casa.
Il viaggio che vorresti fare…
Chiedo solo di poter continuare quello che sto già facendo.
Chi o cosa ti imbarazza?
Nella vita privata direi nulla in particolare; in ambito professionale trovo invece ‘imbarazzanti’ molte cose…ma fermiamoci qua.
Qual è il tuo rapporto con il cibo?
Mi piace! Mangio volentieri e forse in modo fin troppo spensierato. Ogni tanto inizio qualche dieta che dura di solito pochissimo. È bello ritrovarsi a tavola con amici e persone care. Dieta mediterranea, dieta macrobiotica o fast food?
La dieta macrobiotica non so nemmeno cosa sia esattamente. Per il resto a seconda del momento e della situazione può andar bene tutto. Viaggiando comunque ho capito che noi italiani siamo abituati molto bene…
Il tuo piatto preferito…
Purtroppo amo molto i dolci.
Vino rosso o bianco?
Se si fa sul serio rosso.
Il posto dove si mangia peggio…
L’Olanda: uno scandalo! Non me ne vogliano amici e colleghi olandesi ma è davvero così.
La musica è stata una vocazione?
Non credo molto nella vocazione; credo invece nella ‘formazione’. Ogni musicista degno di questo nome sa che per quanto grande possa essere il suo talento, la vita musicale è in realtà una vita di studio.
Cosa fai un’ora prima di un tuo spettacolo?
Se sono preparato non sono particolarmente nervoso di solito; si arriva in camerino, ci si cambia, si aspetta la chiamata…niente di speciale.
Cosa non manca mai nel tuo camerino?
Prima di iniziare la concentrazione. Dopo aver finito il sudore!
A cosa pensi quando ti guardi allo specchio oggi?
È stato detto che ognuno è responsabile della faccia che si ritrova: mi assumo le mie responsabilità dunque.
Stato d’animo attuale?
Diceva Schoenberg: “non provo mai una sola emozione alla volta”.
Il tuo motto?
Non vi è regola che non possa esser trasgredita in omaggio all’Arte (Mozart).
Se ti dessi la possibilità di chiudere questa intervista cosa diresti?
Grazie!

 

3 Comments

  1. Diana goldschmied

    Carlo, sei fantastico!!!!!!!!!!!!! E’ una emozione forte seguire la tua crescita professionale e personale e vederti così pieno di passione, così capace di disciplina e di sensibilità che trasmetti con pacatezza ed armonia agli altri… Spero un giorno di sentirti dal vivo. Ti auguro di continuare con sempre più successo questo tuo percorso tanto impegnativo ed affascinante.
    Un abbraccio
    Diana

  2. silvana buffa

    intervista interessante e molto intensa concettualmente ma ciò che mi colpisce di più è quel ” Grazie” finale così scarsamente usato. E chi sa dire dire “grazie” è un grande. Auguro a Carlo G. di mantenere questa “umiltà” garanzia di eterna volontà di conoscenza e dunque scoperta delle infinite possibilità dell’arte. Grazie davvero

  3. alessandra tagliolato

    grazie carlo! sono felice che un giovane sia già cosi’ maturo,interessante,colto,l’intervista lascia a chi legge molte cose su cui riflettere.
    mi piacerebbe sentirti in un concerto carlo!!
    e mi ha colpito che ami le polacche suonate da rubistein…mi commuove, perchè ho sentito il grande artur a torino nel 1974(?)e non lo dimenticherò mai.
    ti auguro un buon cammino!!alessandra tagliolato

Lascia un commento