Milano, Teatro alla Scala: “Rigoletto”

Milano, Teatro alla Scala: “Rigoletto”

Milano, Teatro alla Scala – Stagione d’opera e Balletto 2011-2012
“RIGOLETTO”
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo.
Musica di Giuseppe Verdi
Il Duca di Mantova VITTORIO GRIGOLO
Rigoletto GEORGE GAGNIDZE
Gilda ELENA MOSUC
Sparafucile ALEXANDER TSYMBALYUK
Maddalena KETEVAN KEMOKLIDZE
Giovanna ANNA VICTOROVA
Monterone ERNESTO PANARIELLO
Marullo MARIO CASSI
Matteo Borsa NICOLA PAMIO
Il Conte di Ceprano ANDREA MASTRONI
La Contessa di Ceprano EVIS MULA
Usciere VALERI TURMANOV
Paggio ROSANNA SAVOIA
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Gustavo Dudamel
Maestro del Coro Bruno Casoni
Regia Gilbert Deflo
Scene Ezio Frigerio
Costumi Franca Squarciapino
Produzione del Teatro alla Scala
Milano, 6 Novembre 2012

Il cartellone 2011/2012 del Teatro alla Scala di Milano si conclude con l’ormai notissimo allestimento di “Rigoletto” diretto, sulla scena, da Gilbert Deflo. Nato per la stagione scaligera 1993/1994, lo spettacolo vanta le scenografie firmate da Ezio Frigerio ed i magnifici costumi di Franca Squarciapino, team artistico il cui sapiente mestiere è motivo d’orgoglio tutto italiano. La regia fedelissima al libretto e la veste iper-tradizionale che caratterizza l’aspetto visivo di questo Rigoletto potrebbero far storcere il naso a quella parte dell’intellighenzia che sostiene a forte braccio i registi d’opera, cosiddetti alternativi (oggi, automaticamente, sinonimo di geniali), ciononostante, ogni riedizione dell’allestimento (onnipresente al Piermarini, seppur a stagioni più o meno alterne) fa immancabilmente registrare il tutto esaurito di pubblico, raccogliendo ampi consensi.
L’attuale riproposta del celeberrimo titolo verdiano è avvenuta sotto la bacchetta di Gustavo Dudamel. L’enfant prodige venezuelano ha diretto l’opera con esito discontinuo: generalmente orientato verso tempi rapidi, quando non rapidissimi, Dudamel ha mancato in maniera evidente il taglio drammatico della partitura, optando per la ricerca del bel suono (realizzato anche tramite alcuni effetti improvvisi sulle dinamiche) e incappando in palesi incomprensioni ritmiche tra orchestra e cantanti. La sua direzione ha destato perplessità diffuse, risultando deludente per lo scarso aplomb e per la pallida autorevolezza. Senza la rete di sicurezza che soltanto una direzione centrata e sicura può fornire, il cast si è destreggiato al meglio delle proprie possibilità.
Elena Mosuc ripropone uno dei personaggi da lei maggiormente frequentati: la sua Gilda si esprime ora con una vocalità che guarda molto di più al soprano lirico che a quello leggero. Il timbro, sempre stato morbido e carezzevole, ha perso qualcosa in termini di brillantezza, soprattutto nel registro sopracuto, così come l’emissione presenta qualche incertezza negli attacchi in alto; permane, invece, l’immutata tendenza al vibrato largo ed oscillante nelle frasi acute. Tuttavia, la conoscenza della parte è tale da permettere al soprano rumeno di dominare il ruolo in modo tuttora notevole. Vittorio Grigolo è un Duca bello e ruffiano, di voce generosa e di comunicativa eccellente; canta la ballata con grande disinvoltura, beandosi dei propri acuti (molto bello il si naturale che la conclude), ma, rispetto ad altri ruoli, esibisce un’emissione meno rifinita, quasi distratta, durante le frasi più centrali. Un’interpretazione, la sua, che desta rimembranze pavarottiane nella visione un po’ smargiassa del personaggio e che prende chiaramente le distanze dalla composta protervia, molto classy, tipica d’un Kraus.
Come Rigoletto, il baritono georgiano George Gagnidze annaspa in una scrittura vocale che gli sta larga ovunque: cantante d’estensione corta in basso (la frase “Le zolle coprano lievi quel capo amato” ha richiesto grandi sforzi d’immaginazione da parte degli spettatori), corta in alto (il sol diesis alla fine della “vendetta” si è risolto in uno strillo soffocato) e, ad onta dell’imponente figura, interprete con una personalità talmente piccina da risultare imbarazzante.
E che dire dello Sparafucile di Alexander Tsymbalyuk e della Maddalena di Ketevan Kemoklidze? Il primo sfoggia una voce belante, scarsa risonanza, pronuncia perfida e musicalità grossolana; la seconda: un mezzosoprano (?) di timbro generico e d’emissione grottesca ogniqualvolta la tessitura scende. Ottimi i comprimari, fra i quali spiccano le presenze di lusso di Mario Cassi (Marullo) ed Andrea Mastroni (Ceprano), accompagnati dalla sempre ottima professionalità di Ernesto Panariello (Monterone). Foto Brescia e Amisano © Teatro alla Scala


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1 comment

  1. Pierluigi

    c’ero la sera del 6 novembre. Difficile davvero dare un giudizio perchè, siamo onesti, non è stato affatto un brutto Rigoletto. E’ vero, il protagonista, ad onta di buone intenzione e di un canto quasi sempre corretto e nobile, ha dimostrato di non avere in mano il ruolo e questo ha pesato molto sul risultato finale. Di contro ho trovato davvero eccellente la Mosuc, da me ammirata anche nella scorsa Luisa Miller, perchè ha sottratto il personaggio agli insulsi bamboleggiamenti e questo in linea con la direzione d’orchestra che sicuramente deve maturare ma comunque mi è parsa di rilievo. Insomma Dudamel il talento ce l’ha eccome e anche questo pur diseguale Rigoletto lo dimostra. Grigolo è stato un Duca spavaldo e credibile ma forse è meglio aspettare un attimo prima di gridare al miracolo. Forse ciò che non andava davvero era la parte visiva, già old nel 1994 (vidi lo spettacolo ed era francamante altra cosa!) ma oggi del tutto datata.

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