Trieste, Teatro Verdi: “Il barbiere di Siviglia”

Trieste, Teatro Giuseppe Verdi, Stagione Lirica 2012
“IL BARBIERE DI SIVIGLIA”
Dramma comico in due atti su libretto di Cesare Sterbini
Musica di Gioachino Rossini
Il Conte d’Almaviva ANTONINO SIRAGUSA
Bartolo PAOLO BORDOGNA
Rosina DANIELA BARCELLONA
Figaro ROBERTO DE CANDIA
Don Basilio MARCO VINCO
Berta RITA CAMMARANO
Fiorello CHRISTIAN STARINIERI
Un ufficiale IVO FEDERICO
Orchestra e Coro del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Direttore Corrado Rovaris
Maestro del coro Paolo Vero
Regia Ruggero Cappuccio
Scene Carlo Savi
Costumi Carlo Poggioli
Luci Roberto Zanellato
Nuovo allestimento della Fondazione Lirica Giuseppe Verdi di Trieste in collaborazione con la Fondazione Teatro dell’Opera di Roma
Trieste, 4 dicembre 2012

Una perfetta chiusura di stagione per il Verdi di Trieste! La Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste segna un punto decisivo con il penultimo spettacolo in cartellone per la stagione 2012, ricca, interessante e di ottima qualità, mettendo in scena un “Barbiere di Siviglia” veramente di gran livello, in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma. La chiusura di stagione avverrà con “La bella addormentata nel bosco”  per poi riprendere a metà gennaio con “Il Corsaro” di Giuseppe Verdi che proprio nel lirico triestino vide il suo debutto nel 1848, inaugurandolo.
La regia di Ruggero Cappuccio è piena di spunti, di idee, di suggestioni. A volte anche troppi, ma totalmente in linea con la ricchezza e la fantasia del libretto ad opera di Cesare Sterbini. Sei mimi collaborano alla riuscita di questa serata interfacciandosi con le prime parti e creando una serie di scenette che vanno dall’onirico al buffo, al melodrammatico. Dopo un po’ tutta questa animazione, questa quantità infinita di gesti e faccette, oggetti di attrezzeria, luci e macchine varie, diventa troppa. Satura e toglie aria ad un’opera che già da sola basterebbe con i suoi travestimenti e il clima da vaudeville. Un aspetto questo, del quale aveva già parlato il nostro Francesco Giudiceandrea, che aveva recensito le rappresentazioni romane dello scorso aprile e che non possiamo che confermare.  Si esce frastornati e distratti soprattutto quando si ha la fortuna di avere un cast come questo triestino, il desiderio di chiudere gli occhi è molto forte.
Antonino Siragusa ha tratteggiato un Conte d’Almaviva di gran classe e tecnicamente solido! Canta senza strafare, a volte solo sussurra o sale impavido all’acuto con sicurezza. Sa anche fraseggiare e cesellare il personaggio con grande verve ed equilibrio, senza lasciarsi andare a facili “tenorismi”: bravo!
La Rosina di Daniela Barcellona, artista triestina di fama internazione, è veramente completa: una garanzia! Voce generosa, bellissimo timbro, agilità sicure da  vera belcantista. Teatralmente  è molto espressiva e autoironica. Molto divertente la gag di voler essere lei a cantare il Cessa di più resistere, l’aria del tenore del secondo atto che Rossini poi rielaborerà nel rondò che chiude la  Cenerentola  (Nacqui all’affanno…non più mesta accanto al fuoco).
Roberto De Candia, nei panni di Figaro, convince meno, forse sopraffatto da una compagnia di brillanti “cantanti-attori”: musicalmente inappuntabile, ma il suo personaggio risulta piuttosto opaco e  poco comunicativo (lo ha notato anche il pubblico in teatro, un po’ tiepido nei suoi confronti).
Intrigante, preciso, di grande teatralità il Bartolo di Paolo Bordogna, ma già non è una novità, visto che Bordogna è uno dei cantanti rossiniani di maggior spicco ora in attività.
Creativo ma per nulla improvvisato, stralunato ma accurato il Basilio di Marco Vinco. Anche per lui una conferma, visto che questo ruolo è un suo cavallo di battaglia.
Valide anche le parti di fianco:la Berta di Rita CammaranoIvo Federico (l’Ufficiale) e Christian Starinieri (Fiorello).
La direzione musicale di Corrado Rovaris, alla testa della compatta Orchestra del Lirico Giuseppe Verdi, si connota per aver una lettura sobria nella scelta dei tempi, senza cadere in certe interpretazioni nevrotiche, in particolare nel finale dell’atto primo. Attento ad un corretto equilibrio tra solisti e orchestra, restituisce dignità e raffinatezza ad una partitura spesso eseguita con fare bandistico. Bene il coro, abile anche nel trasformarsi in arrugginiti automi.
Minimali e sobrie, ma di grande effetto le scene di Carlo Savi; fantasiosi, coloratissimi e intriganti i costumi di Carlo Poggioli; molto teatrali e vecchia scuola, ma indicate, le luci di Roberto Zanellato. Chiudiamo con un appello! Signori registi, smettetela di trasformare ogni opera di Rossini nella succursale di un circo di periferia.

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