Faustina Bordoni:”La prima diva”

Faustina Bordoni:”La prima diva”

Fano, Teatro della Fortuna
“LA PRIMA DIVA”
Racconto in musica della vita del mezzosoprano Faustina Bordoni (1697-1781)

Musiche di Pollarolo, Torri, Caldara, Sarro, Gasparini, Haendel, Vinci, Bononcini
La Diva in persona Anita Bartolucci
Mezzosoprano Agata Bienkowska
Barockwerk Hamburg
Clavicembalo e direzione Ira Hochman
Fano, 23 febbraio 2013

Il Teatro della Fortuna di Fano (PU) , nella serata del 23 febbraio scorso ha avuto il pregio di proporre uno spettacolo-concerto che ha unito musica, storia del teatro d’opera e spunti letterari nella rappresentazione di un personaggio settecentesco mitico come Faustina Bordoni (1697 – 1781). In un teatro come quello di Fano, che svolge una puntuale attività operistica e concertistica, ad offrire un concerto di musica barocca così invitante con brani vocali e strumentali, era la Barockwerk Hamburg in formazione originaria che ha debuttato la scorsa stagione al Lichthof Theater di Amburgo, composta da un ensemble musicale tedesco ben assortito e diretto al clavicembalo dal M° Ira Hochman; il titolo dello spettacolo, compreso nel nutrito programma del Fortuna Opera Festival, enunciava con l’eloquente espressione, “La Prima Diva”, un vero e proprio “racconto musicale” della vita della cantante italiana che contese gli allori all’altro mito del belcanto settecentesco, Farinelli, ed entrambi fecero il loro passaggio nelle Marche per esibirsi: l’evirato proprio a Fano, come ci testimonia una sua lettera del 1731 e l’altra a Pesaro nel 1735, accompagnata dal celebre marito, il compositore Johann Adolf Hasse. Il concerto non a caso ha quindi reso omaggio alla Bordoni, prima vera diva del canto in un’epoca che osannava e metteva al primo posto i castrati. Prima cantante donna di fama internazionale, ospite delle corti di Vienna, Monaco, Parigi, Londra, nel Settecento, la cantante veneziana, grazie al suo virtuosismo e alla sua particolare arte, divenne la prima cantante donna nella storia della lirica ad essere appellata “ Diva ”.
Ad impersonare la cantante del passato una cantante del presente, il mezzosoprano Agata Bienkowska, che ha messo in campo eccellenti doti di competenza belcantistica e di canto barocco oltre ad un’ottima capacità rappresentativa. Introduceva storicamente la figura della Bordoni, inquadrando la sua personalità con una serie agile e gustosa di testi l’attrice fanese Anita Bartolucci, nome di spicco nel panorama del teatro di prosa italiano. Con garbo, eleganza, un piccolo tocco di malizia e alternando le sue letture con la musica, la Bartolucci ha ripercorso le vicende artistiche della Bordoni che si trovò, come si ricorda, a rivaleggiare con il soprano Francesca Cuzzoni. Nella sapida e puntuale rievocazione la figura della cantante emerge con vivacità e cipiglio grazie alla intelligente regia di Della Del Cherico che ha sapientemente impiegato i mezzi a disposizione, un grande schermo per proiezioni di iconografie contemporanee alla Bordoni usato a volte come diaframma tra la fine dicitrice nella sua postazione seduta presso una scrivania al proscenio e la Bienkowska sobriamente abbigliata con un azzurro costume settecentesco; creativa e icastica la scelta di far cantare l’aria di furore “Gelosia, spietata Aletto” tratta dall’Admeto (Londra 1727) di Händel (opera alla cui prima entrambe parteciparono Cuzzoni e Bordoni) con la sagoma della cantante in controluce sullo schermo per rappresentare il trascendere della sua funzione scenica nel culto acceso dell’io e della personalità artistica che si contrappone alla rivale Cuzzoni imponendosi su un piano che travalica il palcoscenico-schermo.
Basterebbe la difficoltà di questo brano haendeliano, costruito su impervie roulades e salti di grande intervallo, a indicare il livello vocale con cui la Bienkowska ha presentato un programma di brani quasi tutti di agogica veloce, senza ricalcare la solita alternanza di tempo lento a tempo allegro. Unica parola d’ordine: tenere l’uditorio concentrato sulla vertigine delle diminuzioni e sul virtuosismo vocale innescato da autori quali: C. F. Pollarolo nell’aria “ La sua fronte severa” da Ariodante ( Venezia 1716) che fu il debutto della Bordoni, di P. Torri con “ Se amori ascolterò” dalla Griselda (Monaco 1723), A. Caldara e la sua “Egra e languente” dal Venceslao (Vienna 1724), indi D. Sarro, “ Per abbatter il mio cuore” e “ Begli occhi del mio ben” da Partenope ( Napoli ?), poi F. Gasparini nell’aria “No, no” da Bajazet ( Reggio Emilia 1719), e ancora G. F. Händel con “ Alla sua gabbia d’oro” dall’opera Alessandro (Londra 1726), L. Vinci e l’aria “ Confusa, smarrita” dal suo Catone in Utica ( Napoli 1732), infine dal marito stesso della Bordoni, che ella contribuì a rendere celebre, J. A. Hasse, con le arie “ Sì, quei ferri a me rendete” da Viriate ( Dresda 1739) e “ Non sdegnarti” da Ciro riconosciuto, ultima esibizione della cantante a Dresda nel 1751.
Sono proprio le arie scritte per la Bordoni, che ci testimoniano il suo carattere vocale. Una grande esibizione di stile vocale che ha riempito la sala del Teatro di Fano con una Bienkowska tecnicamente sicura, ben ferma nella impostazione, dal timbro rotondo, convincente come mezzosoprano e con espansioni vocali verso l’acuto in equilibrio con i registri medio gravi: la cantante sembra molto più a suo agio nel barocco esibendo flessibilità nelle variazioni dei vari da capo dove la voce deve dimostrarsi più strumento senza farsi puntare il dito sempre e dovunque sulla indiscriminata intelligibilità della dizione cantata. Ottimo e ben allineato nelle sonorità e nello stile l’ensemble del Barockwerk Hamburg che comprendeva, oltre alla compagine degli archi, anche i fiati tra cui il fagotto, il flauto traverso, il flauto dolce, la tromba e il trombino; ai brani vocali si alternavano alcune meravigliose “sinfonie avanti l’opera” dall’Astianatte di L. Vinci, dalla Griselda di P. Torri (con i tre movimenti dislocati in punti diversi del concerto, tra la prima e la seconda parte ) e quella di G. Bononcini, la sinfonia dalla Didone abbandonata di D. Sarro, infine quella da Irene di J. A. Hasse. Malgrado l’esiguo pubblico intervenuto ( ma è così in genere quando si fa il barocco, anche a livelli diversi) gli applausi sono stati notevoli e reiterati per un evento musicale e rappresentativo pregevole e di forte serietà esecutiva e filologica.

 

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