Roma, Auditorium Parco della Musica: Cecilia Bartoli in”Sacrificium”

Roma, Auditorium Parco della Musica, Stagione di Musica da Camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia 2012-2013
“SACRIFICIUM”
Mezzosoprano Cecilia Bartoli
Orchestra “La Scintilla”
Maestro Concertatore Ada Pesch
Nicola Porpora: “Meride e Selinunte”,  Sinfonia;  “Siface” “Come nave”
Riccardo Broschi: “Merope”: “Chi non sente il mio dolore”
Nicola Porpora: “Germanico in Germania”,  Ouverture
Georg Friedrich Händel: “Il trionfo del Tempo e del Disinganno” “Lascia la spina”
Francesco Maria Veracini: Ouverture n.6 in sol minore
Leonardo Vinci: “Medo”, “Cervo in bosco”
Leonardo Leo:  “Zenobia in Palmira”, “Qual farfalla”
Francesco Araia: “Berenice”, “Cadrò, ma qual si mira”
Nicola Porpora: “Siface”,“Usignolo sventurato”
Carl Heinrich Graun: “Demofoonte”,“Misero pargoletto”
Alessandro Scarlatti: Sinfonia di concerto grosso n.5 in re minore
Antonio Caldara: “La morte di Abel”: “Qual buon pastore”
Nicola Porpora: Sinfonie dalle Cantate “Gedeone” e “Perdono, amata Nice”
Leonardo Vinci: “Alessandro nelle Indie” “Quanto invidio la sorte…Chi vive amante”
Nicola Porpora: “Adelaide”: “Nobil onda”, aria di Adelaide
Roma, 8 aprile 2013
Nonostante il concomitante derby calcistico capitolino, la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium era gremita di un pubblico di tifosi da stadio per la simpaticissima “Diva” Cecilia Bartoli. La cantante ha offerto anche al pubblico romano la sua fascinosa presentazione di “arie per castrati”, già note per il cofanetto discografico che porta lo stesso nome della serata, “Sacrificium”. Come la stessa cantante ha spiegato in più occasioni, ella ha voluto rendere omaggio a questo tipo di vocalità, imperante in era barocca e drammaticamente legato alle mutilazioni subite da numerosissimi giovani in età prepuberale. La Bartoli ha offerto, con tutta la sua personalità, uno spettacolo completo, degno delle migliori tradizioni settecentesche e, con grande istrionismo, è apparsa velocemente durante il finale del primo brano orchestrale, rivestita di un ampio mantello scuro su abiti maschili e stivaloni, omaggiata dal pubblico con applausi scroscianti ancor prima di cantare. Già dal primo brano, “Come nave in mezzo all’onde” dal “Siface” di Nicola Porpora, la cantante ha prontamente sfoggiato il suo inconfondibile timbro passionale, delineando un personaggio a tutto tondo, in cui la perfezione delle agilità vocali (mirabile “il cammin t’insegnerà”) ha compensato lo spessore vocale forse un po’ ridotto per l’ampiezza della sala,  in particolare  evidente in questo brano e nell’ultimo della prima parte, “Cadrò, ma qual si mira” dalla “Berenice” di Francesco Araia, dove alla coloratura leggermente meccanica, si aveva anche la percezione di una voce leggermente “indietro”.
Se si eccettuano poi alcune opacature nella ripresa dei virtuosismi in “Cervo in bosco” dal “Medo” di Leonardo Vinci, le restanti arie sono state un susseguirsi di momenti indimenticabili. Sicuramente le arie più patetiche hanno avuto una interpretazione così partecipe e dolente da colpire  profondamente il pubblico. In particolare degni di nota il toccante “Chi non sente al mio dolore” da “Merope” di Riccardo Broschi, dove le note gravi e sensuali di”qualche affanno dentro al core” erano seguite da una estatica ripresa a mezzavoce di grandissimo impatto emotivo. Così anche nel più noto “Lascia la spina” da “Il trionfo del Tempo e del Disinganno” di Georg Friedrich Händel, l’emissione splendida, l’interpretazione dolente, hanno donato al brano una bellezza ancora più sognante, quasi nostalgica. Un vero e proprio delirio dei fans si è scatenato nel finale pateticissimo di “Qual farfalla innamorata” da “Zenobia in Palmira” di Leonardo Leo. Nella seconda parte dello spettacolo, la Bartoli  ha iniziato con una splendida esecuzione di “Usignolo sventurato” ancora da “Siface” di Nicola Porpora dove la voce della cantante si è prodigata in una gara di virtuosismo con il flauto, quindi il vertice emotivo della serata si è raggiunto con le due arie seguenti, il “Misero pargoletto” da “Demofoonte” di Carl Heinrich Graun dove una triste declamazione, con dei colori scuri, ha reso perfettamente l’angoscia del brano e soprattutto in “Quel buon pastor” da “La morte di Abel” di Antonio Caldara dove lo splendida, dolente esecuzione ha donato una cullante atmosfera a questa sacra composizione. Il brano successivo, da “Alessandro nelle Indie” di Leonardo Vinci, è stato caratterizzato da un recitativo scandito con grande incisività, “Quanto invidio la sorte”, seguito da una sezione in cui grandi frasi vengono scolpite dalla cantante con un rilievo quasi neoclassico, “Chi vive amante”, mentre una mimica facciale mobilissima caratterizzava la sezione finale “Io non m’affanno”. L’ultimo brano del programma ufficiale, “Nobil onda” da “Adelaide” di Nicola Porpora è stato reso con grande espressività e la parte più virtuosistica è stata molto efficace. Ovviamente tra il tripudio del pubblico festante la Bartoli ha regalato tre fuoriprogramma: dal “Teseo” di Händel l’aria “M’adora l’idol mio” dove con grande abilità la cantante ha offerto dei virtuosismi superlativi in simpatica competizione con l’oboe e un finale pirotecnico; di Vivaldi, tratta dall’”Andromeda liberata” l’aria “Sovente il sole” cui ha infuso un’elegia pateticissima e per concludere la stupefacente “Son qual nave” dove il trionfo delle agilità nell’aria emblema del mondo dei “castrati” composta da Riccardo Broschi, fratello del famoso “Farinelli” viene eseguita con uno slancio particolare dalla Bartoli tale da far venire giù la sala per gli applausi.
L’Orchestra “La Scintilla”, complesso autonomo, formatosi all’interno dell’Orchestra della Opernhaus di Zurigo, guidata dalla brillante Ada Pesch, ha accompagnato Cecilia Bartoli in questa lunga carrellata di arie, offrendo un gioioso assieme di contorno nei brani vocali. Inoltre ci ha  regalato momenti di particolare sfavillio nelle Ouvertures dalle Cantate “Gedeone” e “Perdono, amata Nice” di Nicola Porpora, un delizioso virtuosismo nella Sinfonia di concerto grosso n.5 in re minore di Alessandro Scarlatti come anche in tutti gli altri brani solamente per orchestra, dove ha messo in luce il particolare affiatamento dell’ensemble che sembrava divertirsi molto nel realizzare i vari pezzi musicali. Alla fine della serata ovazioni da parte degli ammiratori con consegna di fiori alla diva e manifestazioni di entusiasmo generale.

One Comment

  1. Alberto Gallo

    Grazie per questa piacevole recensione. Cecilia Bartoli, nonostante l’opinabilità vocale per lo più esacerbata da un ideale italiano oramai fin troppo insistente, rimane un esempio di artista studiosa e amante dell’arte. A mio avviso, proprio in questo sta la sua eccellenza. Non tutti son nati per omaggiare Verdi e Puccini (e non tutti i verdiani e i pucciniani hanno la voce “in avanti”…)!!

Lascia un commento