Madrid, Teatro Real: “Don Giovanni”

Madrid, Teatro Real: “Don Giovanni”

Madrid, Teatro Real, Stagione lirica 2012-2013
DON GIOVANNI” ossia Il dissoluto punito
Dramma giocoso en due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Don Giovanni RUSSELL BRAUN
Il Commendatore ANATOLI KOTSCHERGA
Donna Anna CHRISTINE SCHÄFER
Don Ottavio PAUL GROVES
Donna Elvira AINHOA ARTETA
Leporello KYLE KETELSEN
Masetto DAVID BIŽIĆ
Zerlina MOJCA ERDMANN
Coro y Orquesta Titulares del Teatro Real
Direttore Alejo Pérez
Maestro del Coro Andrés Máspero
Regia, scene e costumi Dmitri Tcherniakov
Luci Gleb Filshtinsky
Nuovo allestimento con Festival de Aix-en-Provence, Teatro Bolshoi di Mosca e Canadian Opera Company di Toronto
Madrid, 18 aprile 2013
Vergognosa è il termine che meglio si adatta per descrivere l’esperienza che ho vissuto lo scorso 18 aprile al Teatro Real di Madrid. Nonostante Gerard Mortier si impegni a difendere l’indifendibile e ad accusare pubblico, giornalisti, musicologi e affezionati di essere ignoranti o poco intelligenti, come in altre occasioni abbiamo dovuto sopportare, questa volta si è arrivati a limiti che sono davvero offensivi. Non capisco il perché  di questo impegno nel lodare e difendere artisti che si rivelano mediocri, con l’aggravante di accusare tutti gli spagnoli. Siamo arrivati a tal punto che non ci si è nemmeno potuto godere il tanto atteso debutto del soprano basco Ainhoa Arteta in occasione del Don Giovanni curato da Dmitri Tcherniakov. Una pena e soprattutto una vergogna. E mi spiego: tante sono state le contestazioni il giorno della prima (ai cantanti, eccetto Ainhoa Arteta, al direttore e al regista) che si è optato, per le rappresentazioni successive, per un’unica uscita collettiva. Ed è chiaro che nemmeno la musica di Mozart si è salvata, messa nelle mani di un direttore, Alejo Pérez, che, pur mostrando vivacità e voglia, non so se contagiato dalla sfrenatezza generalizzata, ha offerto un Don Giovanni che a malapena si riconosceva in alcuni momenti, a partire dall’aria di Don Ottavio “Il mio tesoro intanto” e nell’aria di Donna Elvira “Mi tradì quell’alma ingrata”, momenti in cui il gesto di Alejo Pérez si è molto discostato dalle indicazioni della partitura. E proseguiamo con le voci. Tranne la già citata Arteta nei panni di Donna Elvira che, benché con difficoltà nel registro grave, per il resto ha fornito una lezione di canto, appena si può salvare Mojca Erdmann (Zerlina) che è stata complessivamente corretta e può quindi sperare in un futuro promettente. Altri interpreti di più lunga carriera come il tenore statunitense Paul Groves (Don Ottavio) o il basso Anatoli Kotscherga(Commendatore) non si sono rivelati scelte azzeccate. Nel primo caso non possiamo riconoscere una voce mozartiana, poiché Groves ha mostrato tensione e disagio nel ruolo. Il secondo è stato costretto ad una concezione del personaggio tanto fuori luogo che la sua interpretazione è rimasta molto condizionata; di conseguenza il suo canto non è risultato espressivo né ha mostrato il peso e l’importanza drammatica che implica.
Sará forse dovuto al fatto che l’idea di giustizia che Da Ponte vuole dare a questo ruolo rimane totalmente invalidata dallo stesso giudizio che il nostro Giovanni fa a se stesso in questa contoversa idea proposta da Tcherniakov. Questo è dovuto al fatto che questo Don Giovanni si propone come signore e giudice del suo destino assolvendo se stesso prima di andare andare agli inferi…Meglio consumarsi nei fumi dell’alcool. Poveretto! Ci dovrebbe persino far pena! Nemmeno sua moglie, Donna Elvira, si! avete letto bene, nemmeno lei riescie a redimerlo.Il Commendatore semplicemente gli ricorda che si é comportato male, come il padre che sgrida il figlio. Si è voluto, esaltando il desiderio della carne, far emergere il tema principale di quest’opera, che è la relazione tra le classi sociali ed i conseguenti giochi di potere, caricando però nel momento meno adatto dello sviluppo drammaturgico e trasformando il tutto in un’apologia del cattivo gusto. Capisco il voler transporre temporalmente un’opera e questo lo accetto, ma sempre rispettando una logica, non semplicemente confondendo il pubblico, che sicuramente esce da uno spettacolo simile con lo stomaco sottosopra. Del baritono canadese Russell Braun (Don Giovanni), sinceramente vorrei dire qualcosa, ma nonostante fossi seduta nella settima fila si sentiva appena. Christine Schaefer ha certamente sofferto nel destreggiarsi come Donna Elvira, ruolo nel quale non ha brillato e che ha risolto in modo rigido e pesante. Il basso-baritono Kyle Ketelsen (Leporello), e il serbo Davis Bizic (Masetto), sono passati inosservati. Sonore contestazioni del pubblico hanno salutato la fine di questo spettacolo.

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