Verdi e Boito. All’arte dell’avvenire. Storia di un’amicizia e di una collaborazione

Verdi e Boito. All’arte dell’avvenire. Storia di un’amicizia e di una collaborazione

di Riccardo Viagrande
Casa Musicale Eco, Monza, 2013.

Volume di 320 pagine con illustrazioni, brossura, formato 17 x 24 
€ 29.00
Otello e Falstaff, i due ultimi capolavori dell’estrema maturità verdiana, sono il frutto di una delle più coinvolgenti e affascinanti collaborazioni artistiche della storia del melodramma. Di essa furono protagonisti due grandi artisti, Verdi e Boito, che con queste due opere, senza fare proclami e senza dichiarazioni programmatiche, rinnovarono il melodramma italiano scaduto nella formula. Con l’Otello e il Falstaff si assiste, infatti, alla nascita, rispettivamente, della tragedia e della commedia per musica grazie ad una struttura librettistica profondamente rinnovata e ad una musica non più costretta negli angusti pezzi chiusi della tradizione. Sembra, infatti, che i due grandi artisti, percorrendo due strade parallele, si siano incontrati a un certo punto del loro cammino artistico, proprio quando entrambi avevano maturato indipendentemente e individualmente una nuova poetica musicale. Se per Boito la stesura di questi due libretti costituì l’applicazione pratica delle sue teorie sul melodramma, per Verdi rappresentò la soddisfazione di un’esigenza di rinnovamento avvertita dal compositore sin dalla Aida e culminata nel rifacimento del Simon Boccanegra a prescindere dai passi interamente riscritti da Boito. Verdi, infatti, riscrisse interamente il prologo, del quale fu mantenuto il testo originario di Piave, dando ad esso una struttura unitaria che trascende i pezzi chiusi e costruisce già un embrione di dramma per musica.
Questa collaborazione, unica e straordinaria per la musica italiana, aveva rischiato, tuttavia, di non aver mai luogo a causa di un equivoco suscitato dalla pubblicazione, da parte di Boito, di un’Ode all’arte italiana, dalla quale Verdi si era sentito offeso per un riferimento che ritenne rivolto alla sua persona. Dopo questo episodio la ripresa dei contatti tra Verdi e Boito, dovuta anche alla paziente intermediazione di Giulio Ricordi che aveva intuito il valore artistico di una loro collaborazione, fu lenta e inizialmente quasi esclusivamente per lettera, ma ben presto si tramutò in un’amicizia che trascese l’aspetto lavorativo per tramutarsi in un forte legame affettivo. Sembra che tra Verdi e Boito si sia stabilito un rapporto come tra un genitore e un figlio; se, infatti, da una parte, il maestro trepidava per le intemperanze giovanili di Boito, il poeta-musicista si dedicò totalmente a Verdi curando non solo la rappresentazione delle opere da loro scritte, ma seguendo anche l’esecuzione dei pezzi sacri verdiani composti dopo il Falstaff senza preoccuparsi del suo Nerone che lasciò incompiuto. Della solidità di questa amicizia è testimonianza, infine, una lettera scritta da Boito a Bellaigue alcuni mesi dopo la morte del maestro, del quale il poeta di Padova sentiva la mancanza.
Di questa straordinaria collaborazione artistica, ma anche dei risvolti umani che l’hanno caratterizzata, è dettagliato ritratto questo libro che si presenta anche come un omaggio a Verdi nel bicentenario della sua nascita. Insieme all’analisi di Otello e Falstaff sarà esaminato anche il rifacimento del Simon Boccanegra del quale vengono posti a confronto i due libretti nell’appendice dove è contenuta una tabella sinottica nella quale si rende conto di tutte le modifiche operate da Boito. Il libro è anche un omaggio a Verdi nel bicentenario della sua nascita.

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