Verona, Teatro Romano: “Gala con i primi ballerini del Royal Ballet di Londra”

Verona, Teatro Romano, Estate Teatrale Veronese 2013
“GALA CON I PRIMI BALLERINI DEL ROYAL BALLET DI LONDRA”
Onegin“- pas de deux, Atto 3
Coreografia John Cranko
Musica Kurt-Heinz Stolze
Interpreti Mara Galeazzi, Gary Avis
Qualia“- pas de deux
Coreografia Wayne McGregor
Musica Scanner
Interpreti Sarah Lamb, Edward Watson
Il lago dei cigni“- Black Swan pas de deux, Atto 3
Coreografia Marius Petipa
Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij
Interpreti Marianela Nuñez, Thiago Soares
In the hothouse
Coreografia Alastair Marriott
Musica Richard Wagner
Interpreti Sarah Lamb, Steven MCrae
Romeo and Juliet” – Scena del balcone
Coreografia Kenneth MacMillan
Musica Sergej Prokof’ev
Interpreti Mara Galeazzi, Edward Watson
Look west
Coreografia Alastair Marriott
Musica Leonard Bernstein
Interpreti Mara Galeazzi, Gary Avis
La bella addormentata“- pas de deux, Atto 3
Coreografia Marius Petipa
Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij
Interpreti Sarah Lamb, Steven McRae
After the rain
Coreografia Christopher Wheeldon
Musica Arvo Pärt Tabula Rasa (1977)
Interpreti Marianela Nuñez, Thiago Soares
Something different
Coreografia Steven McRae
Musica Benny Goodman
Interprete Steven McRae
Manon” – pas de deux
Coreografia Kenneth McMillan
Musica Jules Massenet
Interpreti Mara Galeazzi, Edward Watson
Verona, 23 luglio 2013
È indubbio che in questo momento il Royal Ballet faccia molto parlare di sé. Dopo l’abbandono repentino e “inatteso” da parte di Sergei Polunin e quello recentissimo di Johan Kobborg e Alina Cojocaru (quest’ultima approdata all’English National Ballet, ora guidato da Tamara Rojo che ne sta rinnovando immagine e repertorio), le attese sembrano tutte rivolte alla superstar Natalia Osipova che farà il suo ingresso in Compagnia danzando due recite di Romeo and Juliet di Kenneth MacMillan già esauritissime da tempo. Sempre col Royal Ballet, Natalia Osipova danzerà anche Lo Schiaccinoci tra dicembre e gennaio. Di più: la Compagnia si trova ora ad affrontare anche l’addio alle scene di ballerine-simbolo, quanto a repertorio, come Leanne Benjamin e Mara Galeazzi. Quest’ultima, nata a Chiari e formatasi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, entra a far parte del Royal Ballet nel 1992 per poi essere promossa principal nel 2003. Una carriera quella di Mara Galeazzi improntata in larga misura sui lavori di MacMillan, diventandone una delle interpreti più affermate della sua generazione. Dopo le recite di Mayerling a Londra e Manon al Grimaldi Forum di Monaco, per salutare il pubblico italiano Mara Galeazzi ha organizzato due serate di gala, la prima delle quali ha avuto luogo nella bella cornice del Teatro Romano di Verona. In quest’occasione, è stata affiancata da altri principal del Royal Ballett, amici e colleghi in questa lunga e fortunatissima carriera: Sarah Lamb, Marianela Nuñez, Gary Avis, Steven McRae, Thiago Soares ed Edward Watson. Ovvia quindi la scelta del programma della serata, basato sull’ «identità» del Royal Ballett. Identità che prende origini da Ninette de Valois che nel 1931 concepì l’idea di un balletto nazionale in Inghilterra, partendo dalla riscoperta del repertorio ottocentesco: repertorio che tornò a nuova vita grazie alle notazioni che Nikolaj Sergeev portò con sé alla scoppio della Rivoluzione d’Ottobre nel terrore che il patrimonio del Balletto Imperiale andasse irrimediabilmente disperso e facendo di Londra la tappa fondamentale nella riscoperta di repertorio «classico» in Europa, a seguito del fenomeno in un certo senso “straniante” dei Ballets russes; identità che coincide con la consapevolezza ancora una volta di Ninette de Valois nel bisogno di nuovi coreografi per rinverdire il repertorio, per «farlo proprio» e crearne una cifra distintiva: da Ashton, poi Cranko e MacMillan… via via fino ad arrivare a Wheeldon, Scarlett, Mcgregor (piacciano o meno…).
La serata veronese è stata complessivamente molto piacevole e ha registrato il tutto esaurito: e non poteva essere diversamente considerati gli artisti invitati. Partiamo da ciò che ha danzato Mara Galeazzi che, insieme a Gary Avis, ha aperto la serata col pas de deux tra Tatiana e il Principe Gremin dall’Onegin di Cranko /Čajkovskij (arr. di K.-H. Stolze). Il pas de deux, in questo frangente reso molto bene, è quello che apre il primo quadro del terzo atto, a seguito della polacca che scandisce la festa al palazzo del Principe e il ritorno di Onegin a dieci anni dall’uccisione di Lenskij. È un numero emblematico per comprendere il cosiddetto «stile Cranko» nell’aderenza che intercorre tra gesto, contingenza e musica. Tatiana ora è sposa del Principe: ha scelto l’amore sicuro e che può essere esibito in società. L’affiatamento borghese viene reso e cadenzato dagli sguardi che intercorrono fra gli sposi, da Tatiana che porta al viso al petto di Gremin, dalla specularità dei gesti delle braccia. La “scena del balcone” tratta dal Romeo and Juliet di MacMillan/Prokof’ev ha invece un po’ sofferto dello spazio a disposizione: passi pure la mancanza del verone – non poi così inutile, soprattutto al saluto finale… – ma lo spazio limitato ha un po’ “compresso” tutto il numero. A parte questo, Mara Galeazzi è stata una Giulietta deliziosa e affettuosa nello slancio lirico; al suo fianco, si è esibito Edward Watson, Romeo schietto ma un po’ appannato nella gestione del salto. La coppia GaleazziAvis è tornata ad esibirsi in Look West di Alastair Marriott sulla Serenata per violino, orchestra d’archi e percussione di Leonard Bernstein: brano di lampante ascendenza neoclassica e molto puro nella costruzione, è stato ben risaltato anche grazie al fascio di luci “tagliate” provenienti dalla destra del palcoscenico. Ha chiuso la serata il pas de deux da Manon di MacMillan/Massenet (arr. L. Lucas), quello comunemente noto come “della camera da letto”: quindi il secondo dei quattro che scandiscono l’evoluzione della coppia Manon-Des Grieux. Bravi, sinceri e commoventi Galeazzi e Watson nell’interpretare la carnalità e la tenerezza di questa pagina che è veramente tutta fremito e speranza giovanile.
Applauditissimi Marianela Nuñez e Thiago Soares nel pas de deux “del Cigno nero”. E a buon diritto: a cercare il classico neo, avremmo auspicato una maggiore elasticità nella batteria da parte di Soares che per il resto ha mostrato eleganza vellutata e tecnica sopraffina in giri e salti (vederne di quinte così “inchiodate” a seguito di doppi tour en l’air…). La coppia è stata anche protagonista eccellente del duetto finale di After the Rain di Christopher Wheeldon su musica di Arvo Pärt, brano basato sulla specularità e la cantabilità sospesa dei gesti che solo di tanto in tanto riescono ad incontrarsi.
Sarah Lamb si è esibita a fianco di Edward Watson in Qualia di Wayne McGregor su musica di Scanner (anche in questo caso, duetto estrapolato dal balletto che vide McGregor al debutto alla Royal Opera House). Come per molti lavori di McGregor anche qui troviamo una gestione del tempo al limite del sostenibile, estensioni incredibili e un uso estremo delle punte per quanto riguarda il ruolo della ballerina. Lamb è stata ottima e supportata benissimo da Watson. Sarah Lamb e Steven McRae sono stati poi protagonisti di In the hothouse, coreografia di Alastair Marriott sul lied Im Treibhaus di Richard Wagner: qui è massivo l’impiego del cambré per un lavoro che in massima parte vede i ballerini muoversi sdraiati a terra. La stessa coppia si è poi esibita nel pas de deux tratto dal terzo atto de La bella addormentata di Petipa/Čajkovskij. McRae è stato veramente ottimo, tanto nel salto quanto nella prova strettamente par terre (ché le diagonali di giri erano veramente “al fulmicotone”). Sarah Lamb è stata un’Aurora deliziosa nel gioco di proporzioni e nelle braccia sempre eleganti e stilizzate; il côté virtuosistico è buono ma manca un po’ di legato soprattutto nel lavoro di gambe (come, ad esempio, nell’immediatezza che dovrebbe congiungere la pirouette al poisson durante l’adagio). Last but not least, Steven McRae ha raccolto una marea di applausi col suo Something different sulle note di Sing, Sing, Sing (With a Swing) di Benny Goodman: in effetti, è qualcosa di veramente “diverso” poter assistere ad un numero caratterizzato da virtuosismo, musicalità ineccepibile e… tip-tap.
Al di là di alcune osservazioni che abbiamo mosso, ribadiamo ancora una volta la bellezza di questa serata, soprattutto in questi tempi davvero bui e incerti per la Danza in Italia. All’uscita, nel vedere il pubblico così soddisfatto, ci sono tornate alla mente le parole di Vittoria Ottolenghi, quando sosteneva che la Danza fosse l’unica forma d’arte ancora in grado di riempire le piazze: che ancora una volta avesse ragione? Foto Brenzoni

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