Teatro alla Scala:”L’histoire de Manon”

Teatro alla Scala:”L’histoire de Manon”

Milano, Teatro alla Scala, Stagione Lirica 2012/2013
“L’HISTOIRE DE MANON”
Balletto in tre atti ispirato al romanzo di Prévost.
Coreografia Kenneth MacMillan ripresa da Karl Burnett
Musica di Jules Massenet.
Arrangiamento e orchestrazione Martin Yates
Manon NATALIA OSIPOVA
Des Grieux CLAUDIO COVIELLO
Solisti e Corpo di ballo del Teatro alla Scala
Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala
Direttore David Coleman
Scene e costumi Nicholas Georgiadis
Produzione del Teatro alla Scala
Milano, 8 novembre 2013 

Il balletto si ispira al romanzo dell’ Abbé Prevost e nasce nel 1974 dalle mani del coreografo di origini scozzesi Kenneth MacMillan. Le musiche sono di Jules Massenet e le scenografie di Nicholas Georgiadis, con il quale il coreografo scozzese aveva avviato una fertile collaborazione già dal 1955 per Danses concertantes su musica di Igor Stravinskij. La ripresa del balletto è di Karl Burnett e la direzione d’orchestra di David Coleman. La storia è quella di Manon, donna facilmente preda dei vizi e amante degli agi e delle ricchezze che sacrifica a questi anche l’amore. Nella replica dell’8 novembre Manon è interpretata dalla sofisticata Natalia Osipova che debutta nel ruolo accompagnata dal bravo Claudio Coviello (Des Grieux). Già dal primo pas de deux tra i due protagonisti si nota la fluidità e precisione della ballerina moscovita. Il passo a due della scoperta /innamoramento dei due protagonisti trova un contraltare nel successivo in cui la Osipova è impegnata con Massimo Garon (Monsieur Guillot de Morfontaine). L’amore che emerge da questi duetti viene nettamente differenziato sia dalla musica che dai passi di danza: di carattere più lirico il primo, più materiale il secondo. La danza della Osipova è impreziosita anche da un raffinato movimento delle braccia: la ballerina le muove sopra la testa e nell’aria descrivendo figure leggere e morbide tratteggiando, soprattutto nel secondo atto, l’ammaliamento di Manon. Questa perizia tecnica al servizio dell’espressività trova momenti rilevanti nella scena dell’uccisione di Lescaut, fratello della protagonista, oltre che negli slanci di dolore nel momento culminante del balletto, la morte della stessa Manon. L’espressività della splendida ballerina russa trova riscontro ideale in Coviello e in Lescaut (mirabile e divertente la scena della sua ebbrezza) che rendono intensa la messinscena del balletto senza ricorrere a sbavature leziose o sopra le righe. Ben riuscito il lavoro del corpo di ballo dal tratto leggero, ma incisivo, efficace sia nelle scene mimate che in quelle più prettamente danzate. Le scene di Nicholas Georgiadis ricche, ma non eccessive passano dagli eleganti interni parigini alla rappresentazione precaria e povera del Nuovo Mondo in Louisiana fino all’atmosfera rarefatta tra sogno, incantesimo e vapori delle paludi finali. Un balletto che è piaciuto al pubblico sia per i continui apprezzamenti a scena aperta, sia per gli applausi calorosi al finale protrattisi per quasi dieci minuti culminati in un’ovazione i due protagonisti. Foto Brescia & Amisano

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