Teatro del Maggio Musicale Fiorentino:”L’elisir d’amore” (cast alternativo)

Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
L’ELISIR D’AMORE
Melodramma giocoso in due atti di Felice Romani, dalla commedia “Le Philtre” di E. Scribe
Musica di Gaetano Donizetti      
Adina AUXILIADORA TOLEDANO
Nemorino ALESSANDRO SCOTTO DI LUZIO
Belcore MARIO CASSI
Dulcamara  GIULIO MASTROTOTARO
Giannetta ELENA BORIN
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore  Giuseppe La Malfa
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Regia  Rosetta Cucchi
Scene Tiziano Santi
Costumi  Claudia Pernigotti
Luci  Daniele Naldi
Video proiezioni Roberto Recchia
Direttore del coro Lorenzo Fratini
Firenze, 15 novembre 2013

In un momento di grave difficoltà come quello che sta attraversando il Maggio Fiorentino  stupisce la scelta di rappresentare due titoli operistici (La Serva Padrona al Teatro Goldoni ed Elisir d’Amore al Teatro Comunale) nel corso della stessa giornata con il concreto rischio di disperdere il pubblico, per quanto il primo dei due eventi fosse dedicato alle famiglie. L’allestimento di Elisir d’Amore già andato in scena al Teatro Comunale di Bologna nella primavera del 2010 porta la firma di Rosetta Cucchi che prendendo certamente spunto dalla frase di Nemorino “Essa legge, studia, impara…”  immagina l’opera nella cornice di un liceo o piuttosto di una high school americana, con tanto di squilli di campanella, scala antincendio, lavagna, pareti bicolore e lockers.L’ambientazione di un opera in un’aula scolastica non è una novità ed in passato è toccata addirittura a titoli wagneriani, ma la lettura di Rosetta Cucchi, lungi dall’essere un’inutile provocazione, è originale, intelligente, creativa e mantiene sempre l’aggancio al testo del libretto che viene però rielaborato in maniera imprevedibile ed originale. Nella variopinta fauna scolastica, abbigliata da Claudia Pernigotti, composta da adolescenti punk, tipi “collegiali”, ragazze pon pon e sportivi in tute di acetato, Nemorino diventa lo zimbello della classe, Adina la popular girl, e Belcore il capo di una banda di bulletti fasciati in un chiodo rosso che omaggia la protagonista coi fiori tatuati sui bicipiti. La regista, con la complicità dei cambi di scena che esplorano i vari ambienti scolastici fra cui aula d’arte, palestra, mensa, e l’esterno dell’edificio (sul cui portone comparirà la scritta The End realizzata a spray) riesce a mantenere viva un’idea, che sulla carta appare costrittiva, rendendola plausibile e godibile per tutta la durata dello spettacolo.
Gli affetti di Adina e Nemorino hanno realmente il sapore dei primi amori fra i banchi di scuola, senza dire che certe acerbità vocali dei protagonisti, che avrebbero potuto suscitare imbarazzo in un differente contesto, diventano del tutto verosimili e naturali in un ambito [1] adolescenziale. Venendo appunto al secondo cast: per quanto graziosa e disinvolta scenicamente Auxiliadora Toledano non ha la caratura della primadonna. La sua tecnica è viziata da problemi di fiato che la portano qua e là a spezzare frasi “in quest’occhi (fiato) è l’Elisir” e addirittura parole “Per cui la bella I-(fiato) sotta. Per lo stesso motivo l’emissione si fa tremolante sul finire di certi passaggi. La voce è minuta e affoga sovente nelle sonorità strumentali mentre trova il suo momento migliore sul trasparente tessuto orchestrale di “Prendi per me sei libero” e negli acuti del duetto finale con Nemorino che brillano facili e luminosi. Molto credibile nei panni dell’impacciato e timido Nemorino, Alessandro Scotto di Luzio è un interprete sensibile che dà il massimo che gli consenta un mezzo vocale non enorme e a tratti acerbo.  Da lui ci saremmo aspettati più anima nella seconda aria “Una furtiva lagrima” eseguita in un melanconico chiaro di luna, che risultava un po’ ….scolastica. Forse il migliore in campo, Julian Kim è un Belcore con buona presenza vocale, tecnica solida e ottimo controllo dello strumento, salvo per un leggero sfaldamento dall’orchestra nelle colorature dell’aria. Giulio Mastrototaro interpreta un Dulcamara anticonvenzionale che Rosetta Cucchi ha voluto come una sorta di pusher fra l’hippy e l’easy rider.  Memorabile il momento in cui nei panni di disc jockey mostra al pubblico il Long Play de “la Nina Gondoliera e il Senator tre denti” intonando “ho qua una canzonetta di fresco data fuori”.  L’artista non fa grande uso di dinamiche e sui due acuti tenuti di “Ah di patria” la voce oscilla leggermente ma nel complesso la sua prestazione è decorosa.  La compagna di banco di Adina è Elena Borin, una Giannetta dall’emissione sicura e dal timbro caldo e gradevole. Foto Gianluca Moggi  [1] Philomel Artists nov 20, ’13,

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