Edita Gruberova – Mozart Arias

Edita Gruberova – Mozart Arias

Traurigkeit ward mir zum losen, Martern aller arten (“Die Entführung aus dem Serail”), Non mi dir (“Don Giovanni”), Come scoglio (“Così fan tutte”), Giunse alfin il momento (“Le nozze di Figaro”), Soffre il mio cor (“Mitridate”), Lieve sono al par del vento (“Il sogno di Scipione”), D’Oreste, d’Ajace (“Idomeneo”). L’Arte del Mondo, direttore Werner Ehrhardt. Registrazione e pubblicazione: 2013. 1 cd Nightingale Classics NC 0715602
Da qui è possibile ascoltare l’album

A distanza di parecchi anni dalla sua ultima incisione d’opera in studio e dopo la parentesi costituita dalla registrazione di lieder di Schubert effettuata nel 2011, Edita Gruberova ritorna in sala d’incisione e lo fa con un programma di arie che denota intelligenza e coraggio. L’accostamento del nome del soprano slovacco a quello di Wolfgang Amadeus Mozart non può che far correre il pensiero alle numerose, splendide registrazioni che hanno caratterizzato il percorso discografico della Gruberova. Se la sua Konstanze, sotto la guida della bacchetta di Solti, resta tutt’ora insuperata, altrettanto potrebbe dirsi dell’incisione a più riprese delle Konzertarien, la cui statura musicale ed interpretativa continua a stabilire uno standard di riferimento in tale repertorio.
Il disco si apre con le due grandi aria da “Die Entführung aus dem Serail”, una sorta di omaggio (o sfida?) della cantante a se stessa in uno dei ruoli più rappresentativi della sua carriera giovanile. Qui, nonostante uno smalto vocale sostanzialmente ben conservato (di fatto, tuttora lucente e malioso nel registro acuto e sovracuto), le modulazioni e, più in generale, il sostegno delle frasi più difficili segnalano una certa difficoltà. Tutto è molto più cauto e laborioso rispetto al passato, anche se, oggi come allora, il dominio dello stile mozartiano è assoluto, quasi paradigmatico. Se la prima aria soffre un poco della mancanza di quelle perlacee lamine sonore dall’effetto lancinante delle incisioni precedenti, “Martern aller arten” pena soprattutto a causa della prudenza con cui il soprano è costretto ad affrontare gli ampi intervalli della scrittura vocale. Ciò detto, è ancora oggi eccezionale il senso di struggimento che caratterizza la resa di “Traurigkeit”, mentre le volate che chiudono l’aria di furore (la seconda, in particolar modo, più sicura ed intonata) danno punti a molte delle epigone.
Il terzo brano del programma si pone come l’autentica perla della registrazione: è impossibile ascoltare questa “Non mi dir” dal “Don Giovanni”, completa di recitativo, senza rimanerne totalmente appagati. L’intero svolgersi dell’aria pare sostenersi su di un unico respiro, tanto è il legato d’alta scuola di cui la Gruberova fa sfoggio. L’articolazione della parola, gli accenti, le intenzioni, tutto è giusto ed appropriato. Le battute vocalizzate in chiusura del brano hanno un aplomb invidiabile e coronano un’esecuzione ed un’interpretazione esemplari.
Se “Come scoglio” dal “Così fan tutte” si rivela una scelta piuttosto azzardata, considerando quanto poco la scrittura di quest’aria (che spesso sollecita il registro grave con bruschi salti discendenti) vada a sposarsi con le caratteristiche migliori della voce d’una Gruberova, l’aria “Deh vieni non tardar” da “Le nozze di Figaro” si segnala invece per la freschezza del fraseggio e per la sottile ironia che ne pervade l’atmosfera.
Gli esiti dell’aria da “Mitridate” e quella da “Il sogno di Scipione” sono in gran parte sovrapponibili. Trattandosi di due lunghi ed estenuanti pezzi di bravura, la resa in entrambi i brani evidenzia qualche defaillance nella tenuta della linea. Il recitativo che precede “Soffre il mio cor”, ad esempio, è molto ben rifinito, mentre  nella prima parte dell’aria si avvertono talune sfocature ed imprecisioni (ci si rammenti sempre dell’età per così dire importante della Signora), salvo poi riprendersi alle ultime battute. Più riuscita l’ostica “Lieve sono al par del vento”, dove le salite ai numerosi do acuti mantengono una timbratura ammirevole.
È con “Idomeneo” che la Gruberova conclude il suo tour de force mozartiano: con l’aria “D’Oreste, d’Ajace”, il soprano si produce in una prova maiuscola, nella quale l’impeto interpretativo soccorre e maschera le inevitabili asprezze di certe incursioni nella zona bassa del pentagramma, culminando in un finale di tragica follia in cui i picchiettati risolti a mo’ di un’agghiacciante risata siglano un momento a dir poco galvanizzante.
L’orchestra “L’Arte del Mondo” ed il suo direttore Werner Ehrhardt accompagnano e sostengono questo viaggio nel migliore dei modi, grazie ad un suono deciso e molto presente (qua e là chitarreggiando forse con troppa enfasi), dinamiche azzeccate ed anche una spiccata teatralità.

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