“La traviata” al Teatro Lirico di Cagliari

“La traviata” al Teatro Lirico di Cagliari

Teatro Lirico di Cagliari – Stagione Lirica 2014
“LA TRAVIATA”
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma La dame aux camelias di Alexandre Dumas figlio.
Musica di Giuseppe Verdi
Violetta Valéry IRINA LUNGU
Flora Bervoix ANASTASIA BOLDYREVA
Annina VITTORIA LAI
Alfredo Germont FRANCESCO DEMURO
Giorgio Germont VITTORIO VITELLI
Gastone GUSTAVO DE GENNARO
Barone Douphol NICOLA EBAU
Marchese d’Obigny CLAUDIO LEVANTINO
Dottor Grenvil GIANLUCA LENTINI
Giuseppe MAURO SECCI
Domestico di Flora/Commissionario FRANCESCO LEONE
Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari
Direttore Donato Renzetti
Maestro del coro Marco Faelli
Regia Karl-Ernst e Ursel Herrmann
Scene e costumi Karl-Ernst Herrmann
Luci di Karl-Ernst Herrmann e Robert Brasseur
Coreografia Wolfgang Enck
Allestimento del Teatro Lirico di Cagliari in comproprietà con la Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf-Duisburg
Cagliari, 7 novembre 2014
Da «musicista col cimiero» (secondo un folgorante giudizio di Rossini) ad autentico simbolo del melodramma italiano. Con La traviata, da subito identificata come una delle più straordinarie pagine della storia della lirica, Verdi intendeva certamente rappresentare l’attualità, per mettere in piena luce uno dei temi centrali del capolavoro di Dumas: la critica corrosiva alle ipocrisie della società borghese del tempo. Dalla sua prima esecuzione, La traviata ha rappresentato una vera e propria rivoluzione linguistica del teatro musicale e ogni allestimento, ogni rappresentazione, cattura puntualmente l’attenzione di un pubblico numerosissimo.
Non stupisce quindi l’aspettativa che si è creata intorno a questa Traviata cagliaritana (proposta dalla Fondazione del Teatro Lirico al Comunale dopo Norma, Il Flauto magico, Turandot e Tosca) che puntualmente si è tradotta in un inesorabile ‘tutto esaurito’ per le sette recite in programma, più le due appositamente ideate per i bambini e i ragazzi. L’allestimento era mutuato dalla Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf-Duisburg acquistato, in comproprietà, dal Teatro Lirico di Cagliari, che si avvaleva della famosa coppia di registi Karl-Ernst e Ursel Herrmann, con la direzione di Orchestra e Coro cagliaritani affidata alla bacchetta di Donato Renzetti. L’attenzione si è concentrata immediatamente sulle scene, curate dallo stesso Karl-Ernst Herrmann, così come i costumi e le luci (cui ha collaborato anche Robert Brasseur), mentre le coreografie sono state curate da Wolfgang Enck.
In questo allestimento datato 1987, gli Herrmann si sono attenuti alle indicazioni sceniche che figurano nel libretto di Francesco Maria Piave, perciò il primo atto di Traviata si svolgeva nel corso di una sera inoltrata di fine estate, in una natura sfolgorante; il secondo atto cadeva a gennaio e per questo nel primo quadro il giardino della casa di campagna dove abitavano Violetta e Alfredo era completamente sfiorito, con alberi nudi e spogli; il terzo atto era invece ambientato a febbraio, in pieno carnevale. E’ stato ancora Piave a ispirare la scena del primo atto, dove al centro della camera deve trovarsi una tavola riccamente imbandita in mezzo alla camera, che in questo allestimento era molto ingombrante, al punto da obbligare i solisti ed il coro a muoversi quasi sempre in cerchio. La posizione centrale ne faceva un simbolo di ricchezza e di prodigalità, poi esteso anche alle altre scene ambientate a Parigi, che avevano la stessa caratteristica forma ovale.
Dagli Herrmann Violetta viene esplicitamente rappresentata come una prostituta, senza spazio per equivoci, come esprimono anche il suo vestito (studiato per mettere in bella evidenza le gambe) e il suo comportamento disinvolto nel primo atto. Nel secondo atto lo sfondo in cui si muove la giovane donna è ancora più inquietante e la festa a casa di Flora propone una sequenza di scene con zingarelli e matadores che, nella lettura registica della coppia tedesca, sembrano un pretesto un po’ eccessivo per avances volgari e travestitisimo collettivo. La vera Violetta sarà ovviamente quella del terzo atto, con il letto posto al centro della stanza che all’inizio ospitava la festa, e la protagonista infagottata nel vano tentativo di trovare un po’ di calore.
L’attesa del pubblico odierno nei confronti del capolavoro verdiano riporta all’estrema novità della partitura, che emerge già nella struttura musicale del primo atto, dove il rapporto tra gli elementi motivici, la loro rigorosa concatenazione e il ritmo pulsante consentono agli spettatori un abbandono incondizionato al flusso delle melodie e delle emozioni. Un primo atto che non ha mancato di sorprendere gli spettatori affluiti al Comunale: già dal preludio si comprendeva quali erano le intenzioni di Renzetti, che sfoggiava una guida precisa e autorevole. Un atteggiamento che sarebbe poi proseguito per tutti i tre atti, nei quali Renzetti ha accompagnato egregiamente i cantanti, senza tralasciare di offrire alcune sfumature, con Orchestra del Teatro cagliaritano in ottima forma e Coro più incerto, ma in ogni caso ben impegnati ad assecondare il piglio del direttore, che non rinunciava mai ad una morbida, stilizzata eleganza sonora.
Un appuntamento molto atteso, dunque, che ha visto nel ruolo di Violetta la bella Irina Lungu, partita con una voce quasi inudibile nelle prime scene, ma poi capace di affrontare il ruolo con proprietà, usando una chiave di lettura prevalentemente intimista e introspettiva. Debuttava a Cagliari il tenore turritano Francesco Demuro, un Alfredo dalla voce sicura e dal limpido fraseggio, dotato di una sensibilità musicale e scenica conquistata con studio paziente. Un plauso va anche Vittorio Vitelli, un Giorgio Germont tonante, molto efficace nel secondo atto, ma complessivamente capace del tono dignitoso di cui il personaggio dovrebbe rivestirsi in tutta l’opera. La traviata è anche opera di seconde parti e si può dire che tutti abbiano ricoperto il loro ruolo in maniera equilibrata, dal mezzosoprano Anastasia Boldyreva (una Flora oscura e carnale) e dall’aggraziata e pregevole Vittoria Lai (Annina), al baritono Francesco Leone (professionale Commissionario) e a tutti i nominativi che si possono leggere agevolmente in locandina.
Pubblico inizialmente un po’ sconcertato, che non ha comunque mancato di accordare allo spettacolo un meritato successo. Foto di Priamo Tolu

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