José Carreras: Recitals

 Donizetti, Bellini, Verdi, Mercadante.  Giuseppe Verdi:La mia letizia infondere” (“ I lombardi alla prima crociata”), “La vita è inferno…Oh, tu che in seno agli angeli” (“La forza del destino”), “Oh fede negar potessi…Quando le sere al placido” (“Luisa Miller”), “Forse la soglia attinse…Ma se m’è forza perderti” (“Un ballo in maschera”), “L’infamie…O mes amis, mes frères” (“Jerusalem”), Saverio Mercadante: “La dea di tutti i cuori…Bella adorata incognita”, “Ormai compiuta…Fu celeste” (“Il giuramento”), Gaetano Donizetti:Inosservato penetrava…Angelo casto e bel” (“Il duca d’Alba”), “Nel fragor della festa…Alma soave e cara” (“Maria di Rohan”), Vincenzo Bellini: “Ecco signor la sposa” (“Adelson e Salvini”), Amilcare Ponchielli:Il padre!…Tenda natal” (“Il figliol prodigo”)
Bonus tracks:
Ruggero Leoncavallo:Vesti la giubba” (“I Pagliacci”), “Testa adorata” (“La bohème”), “O mio piccolo tavolo” (“Zazà”), “Dammi un amore” (“ I Zingari”), Pietro Mascagni:Ed anche Beppe amò” (“L’amico Fritz”), Francesco Cilea:E la solita storia” (“L’Arlesiana”). Royal Philarmonic Orchestra Roberto Benzi (direttore) Registrazioni: Londra 1980 e 1979. T. Time: 1h09’29. 1 CD Decca 0289 480 8142-4
In ascolto una selezione dai tre album
 La Decca ripubblica nella collana Most Wanted Recital ben tre CD dedicati ad José Carreras che forniscono un quadro decisamente completo dell’arte del tenore catalano nel momento migliore della sua carriera, datandosi le incisioni fra il 1976 e il 1980.
Il primo dei recital presentati è totalmente dedicato al repertorio operistico italiano del XIX secolo e degli inizi del XX. Registrato fra il 1976 e il 1979 dal punto di vista orchestrale conta sulla la corretta ma nell’insieme abbastanza anonima direzione di Roberto Benzi ma sul piano vocale trova Carreras all’apice delle proprie possibilità vocali.
Si apre con l’aria di Oronte da “I lombardi alla prima crociata” “La mia letizia infondere” autentico cavallo di battaglia del tenore, ineccepibile per morbidezza e pulizia di canto e chiuso con un acuto di buona sicurezza, interessante il confronto con la nuova aria per tenore scritta da Verdi nella “Jerusalem” anche se è innegabile che l’espressività italiana sia più consona a Carreras di quella francese. Colpisce positivamente la grande scena di Don Alvaro da “La forza del destino” magnificamente cantata e interpretata con convinzione – sono gli anni in cui Carreras affrontava regolarmente il ruolo in teatro – ed è inutile dire quanto il brano guadagni da una lettura così appassionata e dolente rispetto a certe interpretazioni troppo muscolari di tradizione.
Ottimamente risolto sul versante vocale il Riccardo de “Un ballo in maschera” (“Forse la soglia attinse…Ma se m’è forza perderti”) e forse troppo diretto ed estroverso mentre si vorrebbe un maggior aristocratico riserbo mentre pienamente convincente è “Oh fede negar potessi…Quando le sere al placido” (“Luisa Miller”).
Ampia e non priva di interesse anche la parte dedicata al repertorio belcantista. D insolito ascolto e non privi di interesse due estratti da “Il giuramento”. Di Mercadante caratterizzati da una scrittura decisamente centrale e da una vocalità che ben si adatta a Carreras. I brani di Donizetti mostrano chiari limiti stilistico-vocali ma è innegabile che la bellezza della voce e l’eleganza della linea di canto emergano con tutta la loro bellezza in “Angelo casto e bel” (“Il Duca d’Alba”), “Alma soave e cara” (“Maria di Rohan”). La mancanza di stile è quanto mai evidente nell’unico brano belliniano presente “Ecco, Signor la sposa” (“Adelson e Salvini”).
Come nel precedente CD la seconda parte è dedicata al repertorio che va dalla scapigliatura alla giovane scuola e ha il merito di proporre all’ascolto alcuni brani decisamente interessanti e di esecuzione non così frequente. Di Ponchielli è “Il padre!…Tenda natal” da “Il figliol prodigo” brano a suo tempo molto celebre – fu cavallo di battaglia di Tamagno – e poi a torto quasi scomparso essendo momento di alta tensione drammatica e musicale con il declamato introduttivo di grande forza espressiva cui segue un nobile andante ricco di commozione entrambi resi al meglio da Carreras.
Troviamo poi  brani di Leoncavallo, alcuni di ascolto decisamente raro. Si comincia con il celebre “Vesti la giubba” da “Pagliacci” di cui Carreras da una lettura magari meno soggiogante vocalmente ma molto più intensa e sfumata di quanto voglia la tradizione iper-drammatica del ruolo. Seguono “Testa adorata” (“La Bohéme”) piena di slancio appassionato, “O mio piccolo tavolo” (“Zazà”) dall’andamento quasi di conversazione che si accende all’improvviso di bagliori melodici e “Dammi un amore” (“I zingari”) di un eroismo che ormai ha superato il verismo e il naturalismo delle opere precedenti e che mostrano la ricchezza del compositore troppo spesso ricordato solo per la sua opera di debutto.
Chiudono due brani – “Ed anche Beppe amò” (“L’amico Fritz”) di Mascagni e il lamento di Federico (L’”Arlesiana”) di Cilea – tradizionalmente destinati a voci più chiare e leggere di quella di Carreras ma che il tenore catalano canta con grande eleganza e la sua naturale musicalità.
Josè Carreras - GranadaGranada. Augustin Lara: “Granada”, Francesco Paolo Tosti: “Malia”, Cesare Andrea Bixio: “Parlami d’amore Mariù”, Ernesto De Curtis: “Non ti scordar di me”,  Salvatore Cardillo: “Core n’grato”, Nikolaus Brodszky: “Be my love”, Arturo Buzzi-Peccia: “Lolita”, Stanislao Gastaldon: “Musica proibita”, Franz Lehàr: “Dein ist mein ganze Herz” (“Ds Land des Lächelns”).
Bonus tracks dall’album “O Sole Mio”. Luigi Denza: “Funiculì, funiculà”, Salvatore Cardillo: Core ‘ngrato”, Vincenzo d’Annibale: “O paese d’o Sole”, Rodolfo Falvo: “Dicitencello vuie”, Gaetano Lama: “Silenzio cantatore”, Ermes Alessandro Mario: “Santa Lucia luntana,  Ernesto De Curtis: Tu, ca nun chiagne!, Eduardo Di Capua: “O sole mio”, I’ te vurria vasà”, Ernesto Tagliaferri: “Passione”, Giuseppe Cioffi: “’Na sera e maggio, Enrico Cannio: “O’ surdato’nnamurato”, Ernesto De Curtis: “Torna a Surriento”.The English Concert Orchestra. Roberto Benzi. (direttore). Registrazioni: Watford 7-9 luglio 1978 – 19-22 luglio 1980. T. Time: 1h17’37. 1 CD Decca 0289 480 8144-8
Il secondo CD dal titolo “Granada come la celebre canzone di Augustin Lara posta in apertura comprende due programmi incisi nel 1980 sempre con la direzione di Benzi e dedicati ad un eterogeneo repertorio che potremmo definire “leggero” e in cui compaiono canzoni spagnole e italiane, brani da operette e musical e un ampio corpo di canzoni napoletane sia nella versione originale sia negli arrangiamenti eseguiti per l’occasione da Peter Speranza (nel caso di “Core n’grato” di Cardillo sono addirittura presentate le due versioni non particolarmente esaltanti).
Carreras è ovviamente totalmente a proprio agio nella romanza di Lara così come nelle romanze italiane perfette per esaltare le sue doti migliori: morbidezza ed eleganza di canto, naturale comunicativa del fraseggio, acuti di grande effetto ma non così estremi come tessitura. Brani come “Malia” di Tosti o “Musica proibita” di Gastaldon non potrebbero trovare interprete migliore al riguardo ma questo vale anche per “Lolita” di Buzzi-Peccia – chiusa da un acuto di innegabile effetto – e sul versante più leggero da “Parlami d’amore Mariù” di Bixio.
Più banale l’unico brano operettistico la celeberrima “Dein ist mein ganze Herz” di Lehàr troppo accostata sul piano espressivo alle citate romanza da camera e priva di quello spirito autenticamente viennese fatto di nostalgia leggera e di carezzevole sorriso che i grandi specialisti sapevano infondere al brano così come non convince appieno “Be my love” di Brodszky anche per un  inglese non naturalissimo.
Segue  una corposa selezione di canzoni napoletane comprendente tutti i titoli più famosi del genere tanto sul versante più serio – “O sole mio”, “Torna a Surriento”, “I te vurria vasa”, “Dicitencello vuje” fra le tante – quando su quello leggero e brillante – ad esempio “Funiculì, funiculà” di Denza o “O’surdato ‘nnamurato” di Cannio. L’approccio alla lingua napoletana risulta appropriato almeno per chi, come lo scrivente,  non è partenopeo e non può quindi coglierne  le peculiarità semantiche della lingua. Sul piano vocale le prestazioni sono sempre pienamente compiute e si può tranquillamente attribuire anche a questi brani i meriti visti per le romanze italiane mentre si preferisce evitare un approfondimento specifico sui singoli brani che avrebbe poco da aggiungere ed appesantirebbe troppo la lettura.
José Carreras 3Verdi – Donizetti – Rossini. Giuseppe Verdi:E di Monforte il cenno…Giorno di Pianto” (“I vespri siciliani”), “Ella mi fu rapita…parmi veder le lagrime” (“Rigoletto”), “Mercé, diletti amici” (“Ernani”), “Qui del convegno e il luogo…Che non avrebbe il misero” (“Attila”); Gaetano Donizetti: “Una furtiva lacrima” (“L’elisir d’amore”), “Ed ancora la tremenda porta…Io ti dirò” (“Roberto Devereux”), Gioachino Rossini: “Cujus animan” (“Stabat Mater”), “Ah, non mi lasciare o speme di vendetta…O muto asil dl pianto” (“Guglielmo Tell”).
Bonus tracks: Amilcare Ponchielli: “Cielo e mar” (“La Gioconda”), Antonio Carlos Gomes:
Intenditi con Dio” (“Fosca”); Giacomo Puccini: “Donna non vidi mai” (“Manon Lescaut”), “Nessun dorma” (“Turandot”), Umberto Giordano:Un dì al’azzurro spazio” (“Andrea Chenier”). London Philarmonic Orchestra, Jesús Lopez-Cobos (direttore). Registrazioni: Londra, 1980;  9-13 luglio 1979. T. Time: 1h11’23. 1 CD Decca 0289 480 8143-1
Il terzo dei CD unisce due programmi incisi rispettivamente nel 1979 e nel 1980 con la London Philarmonic Orchestra diretta da Jesús Lopez-Cobos, direttore spagnolo che fornisce un’ottima prova facendosi particolarmente apprezzare nelle introduzioni orchestrali, si veda quello di una certa ampiezza alla scena di Arrigo dai “I vespri siciliani” in cu viene perfettamente colto il carattere del momento e che mostra un non trascurabile rispetto alla routine di Benzi.
Posti in apertura del programma una serie di brani verdiani tratti da “I vespri siciliani”, “Rigoletto”, “Ernani”, “Attila” forniscono una sorta di cartina di tornasole delle caratteristiche vocali di Carreras. Voce oggettivamente splendida per colore e morbidezza di emissione, naturali capaci comunicative che già in disco – e ancor più doveva essere in teatro – attirano immediatamente la simpatia dell’ascoltatore mentre di contro si nota anche una tendenza a bearsi eccessivamente del proprio materiale vocale a scapito di un più rigoroso approccio stilistico e di una maggior differenziazione dei tratti espressivi dei diversi personaggi mentre sul piano tecnico gli acuti pur ricchi di suono e di squillo sono spesso presi in modo personale con una tendenza ad allargare il suono al momento dell’attacco. L’aria di Arrigo “Giorno di pianto” con la sua alta tessitura e il particolare gusto francese evidenzia pienamente tanto le componenti positive quanto quelle negative mentre “Ella mi fu rapida…parmi veder le lagrime” mostra una maggior adesione stilistica con un personaggio meglio conosciuto anche se viene opportunamente omessa la cabaletta con la puntatura finale, i risultati migliori si hanno nella cavatina di Ernani “Mercé, diletti amici” con il suo ritmo disteso e la tessitura più centrale che esalta le qualità di Carreras.
Donizetti e Rossini confermano le impressioni avute negli ascolti verdiani, la sublime melodia di Nemorino risulta in tutta la sua magia nella voce così calda e carezzevole del tenore mentre Devereux pur forse troppo “verdiano” risulta comunque di fortissima presa. Di Rossini sono proposti il “Cujus animam” dallo “Stabat Mater” (con cadenza ovviamente abbassata) e una parte della grande scena di Arnoldo da “Guglielmo Tell”. Anche in questo caso l’approccio è decisamente troppo verdiano e acuti sempre tendenzialmente spinti. Delude la mancata esecuzione della cabaletta….anche se possono sorgere forti dubbi sulla sua esecuzione!
Nei titoli tratti da opere “scapigliate” e “veriste” è chiaro che  Carreras è più a suo agio: qui prevalgono andamenti distesi, tessiture meno acute e il fraseggio naturalmente estroverso e comunicativo del tenore si sposa alla perfezione con queste melodie. Ecco così distendersi il celebre “Cielo e mar” di Ponchielli e l’interessantissimo ascolto di Antonio Carlos Gomes “Intendi con Dio” da “Fosca”,  un Des Grieux (“Donna non vidi mai”) di dolcezza e poesia quasi inarrivabili e  un Calaf (“Nessun dorma”) autenticamente giovanile e innamorato che fa tranquillamente perdonare un Si naturale non travolgente. Completa il programma “Un dì all’azzurro spazio” dall’”Andrea Chenier” di Umberto Giordano.

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