Bruxelles, Théâtre La Monnaie: “Fierrabras”

Bruxelles, Théâtre La Monnaie: “Fierrabras”

Bruxelles, Théâtre La Monnaie – Stagione 2014/2015
“FIERRABRAS” 
Opera eroico-romantica in tre atti, D.796. Libretto di Joseph Kupelwieser
Musica di Franz Schubert
König Karl STEVEN HUMES
Emma JULIANE BANSE
Roland DIETRICH HENSCHEL
Ogier GIJS VAN DER LINDEN
Eginhard CHARLES WORKMAN
Boland ROBERT BORK
Fierrabras KURT STREIT
Florinda ELISABETH MEISTER
Maragond MARGRIET VAN REISEN
Brutamonte KAROLY SZEMEREDY
Solista dei cori ROSA BRANDAO
Attrice ELISABETH ORTH
Orchestra Sinfonica e Coro del Théâtre La Monnaie
Coro Vlaams Radio Koor
Direttore d’orchestra Ádám Fischer
Maestro dei cori Martino Faggiani
Drammaturgia Krystian Lada
Adattamento del testo Ileana Tautu
Opera in forma di concerto
Produzione del Théâtre La Monnaie
Copresentazione Bozar Music
Bruxelles, 21 gennaio 2015

Franz Schubert non vide mai la sua opera Fierrabras rappresentata in teatro. Commissionata dal direttore del Theater am Kaarasn vid di Vienna nel 1823 per dare lustro all’opera tedesca, Fierrabras fu poi subito messa da parte a causa di avvicendamenti nella gestione del teatro e dell’esito deludente della rwppresentazione di un’altra opera tedesca, l’Euryanthe di Carl Maria von Weber. Da allora, poche volte Fierrabras ha avuto l’onore di un palcoscenico, e ai giorni nostri pochi sono gli appassionati di opera che hanno avuto l’occasione di vederla e ascoltarla in teatro – al Theater an der Wien nel 1988 con la direzione di Abbado, incisa anche in CD, e piu di recente a Zurigo e Francoforte nel 2002 e l’anno scorso ai Salzburger Festspiele. Va quindi sicuramente a onore del Théâtre La Monnaie l’aver inserito questo capolavoro misconosciuto nella stagione lirica 2014/2015, anche se in forma concertata. Solo due le rappresentazioni in calendario, nella bellissima sala da concerti del Bozar. disegnata negli anni ’20 da Victor Horta, che ha fama di essere la quarta migliore sala al mondo per qualità dell’acustica.
La musica di Schubert e’ magnifica e vale anche da sola la serata. Nonostante le quasi tre ore e mezza di spettacolo – compreso l’intervallo – si esce dal Bozar con il desiderio e l’intenzione di tornare a vedere Fierrabras non appena se ne presenti l’occasione. Il libretto di Joseph Kupelwieser e’ invece piuttosto debole dal punto di vista drammatico. La trama si ispira all’epopea medievale di Fierrabras, cavaliere moro che combatte contro Carlomagno, ed e’ incentrata sugli amori e le battaglie di cinque personaggi, Fierrabras, Emma ed Eginhard, Roland e Florinda. E’ una rappresentazione di giovinezza, di temi forti quali amore, amicizia, eroismo, rinuncia, religione e identità, in cui i personaggi non hanno propriamente una loro verità umana ma sono piuttosto stilizzati, simboli di stati d’animo e vicende universali. La musica di Schubert appare in questo Fierrabras prima di tutto come rappresentazione di emozioni e sentimenti, con una forte valenza simbolica ed evocatica. Tuttavia, questa rappresentazione di sentimenti poggia su una trama piuttosto confusa e farraginosa, alquanto statica, difficile da seguire e quindi in ultima analisi di scarso interesse. Difficile non pensare che questo confuso libretto non abbia contribuito a tenere l’opera lontana dal palcoscenico. La parte vocale, composta di brani corali e poi duetti, terzetti, quartetti e quintetti, si ispira alla tradizione del Singspiel tedesco ed e’ inframezzata da dialoghi parlati. Su tale struttura originaria, la Monnaie ha scelto di sostituire parte di questi dialoghi con brani di poesia scritti appositamente per questa produzione – in tedesco, e qualsiasi altra scelta sarebbe stata fuori luogo – dalla poetessa Ileana Tautu, dove una Florinda ormai al tramonto rievoca gli eroici avvenimenti della giovinezza, il suo amore per Roland, l’amore di Emma ed Eginhard, le battaglie, la conversione. Il tutto con sfumature di pacifismo, ateismo e politicamente corretto. Ora, per quanto il tedesco sia una delle tre lingue ufficiali del Belgio, riesce difficile immaginare che la maggior parte del pubblico abbia potuto seguire il testo senza dover approfittare delle traduzioni proiettate sugli schermi. E allora ci si chiede, con qualche perplessità, quale sia il valore aggiunto di questi testi poetici che inseriscono una storia nella storia, che probabilmente non erano di immediata comprensione ai più, e che hanno anche allungato in una certa misura la durata dello spettacolo già di per sé non breve. La musica, splendida in ogni sua parte, e i cori e i duetti, belli al punto che ci si dimentica di pensare, sono già dei motivi più che sufficienti per ascoltare Fierrabras, e non sono certo le aggiunte poetiche ad averne aumentato il fascino.
Molto buona la direzione di Ádám Fischer, efficacissimo nel dare la giusta esprissività alle varie componenti strumentali, perfetto nel condurre il dialogo tra orchestra e cantanti con attenta raffinatezza. Forse esagera un po’ in potenza nei momenti piu marziali del libretto, ma se di peccato si tratta, è un peccato veniale. L’orchestra sinfonica della Monnaie a sua volta offre un’ottima prova, accompagna i cantanti senza mai strafare, ma anzi dando risalto alle emozioni con delicata precisione. Il coro è sicuramente uno dei grandi protagonisti di quest’opera, vista la frequenza dei brani corali, e il coro sinfonico della Monnaie e il Vlaamse Radio Koor diretti da Martino Faggiani non deludono mai, anzi impressionano per la qualità, la potenza e l’efficacia espressiva nelle parti più drammatiche, legate alla guerra, o alla celebrazione dei re, e la delicatezza dei sentimenti, soprattutto per quanto riguarda il coro femminile. Tra i solisti, il migliore è sembrato il tenore statunitense Charles Workman nel ruolo di Eginhard, che ha esibito una voce calda, dall’emissione sicura, forse un po’ gutturale all’inizio, ma che ha guadagnato in qualità nel prosieguo dell’opera. Buona anche la prova di Juliane Banse, in partcolare nei duetti con Workman -Eginhard, che sono fra i piu belli e i piu riusciti di tutta l’opera; ma nel registro acuto la Banse sembra perdere il controllo della voce abbastanza frequentemente. Elizabeth Meister non convince nel ruolo di Florinda, fiera principessa dei mori. E’ una voce troppo debole per la parte, sia nei momenti più lirici che in quelli a più alta intensità drammatica, dove l’orchestra non può andarle incontro piu di tanto e la voce praticamente sparisce. Anche Kurt Streit nel ruolo principale lascia perplessi, non tiene la linea di canto e a volte ha toni striduli. Buona nel complesso la prova di Steven Humes come König Karl e di Robert Bork nella parte di Boland. Un po’ incolore Dietrich Henschel. Le parti aggiunte in versi sono affidate all’attrice austriaca Elisabeth Orth che le declama con vena intimista. Lunghi calorosi applausi del pubblico che ha mostrato entusiasmo e gradimento per la bella serata di musica.

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