Genova, Teatro Carlo Felice: “Billy Budd”

Genova, Teatro Carlo Felice: “Billy Budd”

Teatro Carlo Felice Stagione dOpera e Balletto 2014/2015
“BILLY BUDD”
Opera in un prologo, due atti e un epilogo di Edward Morgan Foster e Eric Crozier dall’omonimo romanzo di Herman Melville
Musica di Benjamin Britten
Billy Budd PHILLIP ADDIS
Edward Fairfax Vere ALAN OKE
John Claggart GRAEME BROADBENT
Redburn  CHRISTOPHER ROBERTSON
Flint MANSOO KIM
Ratcliffe SIMON LIM
Red Whiskers MARCELLO NARDIS
Donald DANIELE PISCOPO
Dansker JOHN PAUL HUCKLE
Un novizio ALESSANDRO FANTONI
Squeak MATTEO MACCHIONI
Nostromo CLAUDIO OTTINO
Primo Ufficiale ROBERTO MAIETTA
Secondo Ufficiale DAVIDE MURA
Gabbiere di maestra NAOYUKI OKADA
Amico del novizio RICARDO CRAMPTON
Arthur Jones ALESSIO BIANCHINI
Un marinaio MATTEO ARMANINO
Ufficiale dei cannonieri LORIS PURPURA
Orchestra del Teatro Carlo Felice
Coro e coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice
Coro del Teatro São Carlos di Lisbona
Direttore Andrea Battistoni 
Maestro del coro Pablo Assante
Maestro del coro di voci bianche Gino Tanasini   
Maestro del coro Giovanni Andreoli
Regia e costumi Davide Livermore   
Scene Tiziano Santi
Disegno luci Andrea Anfossi
Realizzato da Luciano Novelli
Allestimento del Teatro Regio di Torino – Teatro Carlo Felice di Genova
Genova, 17 aprile 2015    
Quanto, adesso, sembrerebbe insensato immaginare il settecentesco vascello, i cannoni, le uniformi e le parrucche a boccoli! E quanto, dopo aver visto questo allestimento, tutto ciò parrebbe un inutile e fuorviante orpello alla crudele e sconvolgente vicenda del malcapitato Billy Budd! Quello di Davide Livermore è un allestimento che turba e tiene svegli la notte tanto è potente la suggestione incussa nello spettatore durante i due lunghi atti nei quali Britten decise di condensare gli originali quattro. Uno spettacolo “senza scene e senza costumi, ma lontano dal quel minimalismo sterile che viene più volte riproposto più per contenimento dei costi che per reale intenzione drammatica. Il primo plauso è per l’Indomitable macchina scenica del Carlo Felice, qui sfruttata nel pieno delle sue imponenti possibilità: il “grande blu” che avvolge lo spazio scenico di fatto elimina le quinte e stravolge quelle che sono le normali consuetudini della messinscena, sicché sono le stesse strutture mobili del teatro, che salgono e scendono seguendo i cavalloni delle onde, a condurre personaggi e masse alla vista del pubblico. Tutto ciò rappresenta una sfida tecnica assai impegnativa per tutte le componenti umane impiegate nella realizzazione, ma il risultato è quello di una continua magia straniante e sorprendente. L’azione è lineare e naturale nel modo in cui le persone interagiscono con la grande nave e più volte si ha come l’impressione che il teatro stesso sia stato costruito per questo straordinario connubio di uomo e macchina, di arte e tecnica. Al timone dell’instancabile orchestra del teatro (entrambi gli atti superano abbondantemente i sessanta minuti) l’altrettanto energico Andrea Battistoni offre una lettura della partitura suggestiva e tendenzialmente ordinata, sacrificando in parte la differenziazione delle dinamiche, ma sapendo mantenere salde le redini di questa complessa partitura per tutta la sua durata. Pregevoli le esecuzioni degli interludi ed ottimo anche l’equilibrio sonoro di buca e palcoscenico. Sono rari, in questo lavoro costruito tessendo i fili di un continuo recitar cantando, i momenti solistici che permettano una valutazione canonica delle abilità vocali degli interpreti ai quali viene quindi richiesta una particolare abilità scenica.
Il cast, naturalmente tutto al maschile, ha visto l’ottimo Phillip Addis nei panni del bello, bravo e buono Billy Budd, il quale ha sostenuto il ruolo con un’importante ed estesa vocalità brunita e soprattutto con una presenza in scena credibilmente sbarazzina ed ingenua, che riesce tuttavia ad eliminare quel leggero eco di Desdemoniana memoria che talvolta può indebolire lo spessore del personaggio. Lo Jago della situazione, ossia il Maestro d’armi John Claggart, è stato impersonato da Graeme Broadbent con la dovuta crudeltà, valorizzata talvolta da controllate asperità del suono in zona grave, pur senza esagerazione. Bene anche Alan Oke (Capitano Vere): vocalità leggera da tenore britteniano ed immedesimazione convincente nel continuo tormento del comandante. Notevole per sonorità il Mr. Redburn di Christopher Robertson, mentre nella sconfinata lista dei personaggi comprimari emergono il basso John Paul Huckle (Dansker) ed il novizio di Alessandro Fantoni, spedito inoltre in scena dopo venti frustate integralmente nudo. Oltre al coro di casa, questa produzione ha visto impegnata anche la sezione maschile del coro del Teatro São Carlos di Lisbona: l’eccellente amalgama delle compagini (Maestri Pablo Assante e Giovanni Andreoli) ha scolpito i momenti più memorabili di una memorabile produzione. Accoglienza estremamente calorosa per tutti i protagonisti ed ovazione per regista e direttore al termine della recita da parte di una platea inaspettatamente nutrita. Ci sarebbe inoltre piaciuto tributare il più fragoroso applauso alla colossale macchina scenica del teatro, costituita non da motori ed ingranaggi, ma da macchinisti, attrezzisti, elettricisti e tutte le singole componenti tecniche che hanno permesso, dentro e fuori la scena, la realizzazione di uno spettacolo di tale levatura. Foto Marcello Orselli

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