Torino, Teatro Regio: “Il barbiere di Siviglia”

Torino, Teatro Regio: “Il barbiere di Siviglia”

Torino, Teatro Regio, Stagione lirica 2014-15
“IL BARBIERE DI SIVIGLIA”
Melodramma buffo in due atti di Cesare Sterbini dall’omonima commedia di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais
Musica di Gioacchino Rossini
Il conte di Almaviva ANTONINO SIRAGUSA
Don Bartolo MARCO FILIPPO ROMANO
Rosina CHIARA AMARÙ
Figaro ROBERTO DE CANDIA
Don Basilio NICOLA ULIVIERI
Fiorello LORENZO BATTAGION
Berta LAVINIA BINI
Un ufficiale FRANCO RIZZO
Ambrogio ANTONIO SARASSO
Orchestra e coro del Teatro Regio di Torino
Direttore Giampaolo Bisanti
Regia Vittorio Borrelli
Scene Claudia Boasso
Costumi Luisa Spinatelli
Maestro del coro Claudio Fenoglio
Allestimento del Teatro Regio di Torino
Torino, 19 luglio 2015

È sempre un piacere rivedere questa produzione casalinga de “Il barbiere di Siviglia” creata nel 2007 dal Teatro Regio di Torino e successivamente più volte ripreso fino a diventare un piccolo classico dell’ente lirico subalpino. Produzione per molti aspetti essenziale in cui le ragioni del risparmio fanno sentire chiaramente la loro voce ma dove questi limiti sono compensati da beni più preziosi come l’intelligenza e il gusto di fare teatro.
L’impianto scenico – a firma di Claudia Boasso – è assolutamente essenziale con grandi parati lignei dipinti che, mossi a vista, definiscono i vari ambienti della vicenda. La regia di Vittorio Borrelli parte da una base didascalica seguendo con estrema chiarezza i nodi essenziali della vicenda ma arricchendosi di efficaci controscene e trovate comiche di effetto (i soldati che si affannano a chiedere l’autografo al conte d’Almaviva dopo averlo riconosciuto, l’enorme mole di valigie e bauli che Rosina vuole portar con se nella fuga), tutte nel segno di un garbo e di una leggerezza di tocco che riescono sempre a coinvolgere il pubblico. A completare la riuscita generale c’è stata poi la possibilità di avere a disposizione un’autentica compagnia, perfettamente affiatata, composta da non pochi veterani di questa produzione che è riuscita – nonostante il numero ridottissimo di prove – a portare in scena uno spettacolo pienamente compiuto. Dal palcoscenico spirava una brezza di autentico divertimento che conquistava il pubblico. Da segnalare i bei costumi di Luisa Spinatelli, perfetta incarnazione del “Barbiere di Siviglia” come tutti l’abbiamo immaginato fin da bambini a partire dalle immagini d’epoca.
Giampaolo Bisanti alla guida dei complessi del Regio fornisce una lettura di grande brillantezza, caratterizzata da una dinamica alquanto brillante con tempi molto tesi; il direttore a tratti tende a farsi prendere fin troppo la mano giungendo quasi a mettere in difficoltà i cantanti specie quando tempi così marcati non si accompagnano ad un deciso alleggerimento della quantità di suono. Bisogna comunque dire che, salvo rari momenti, la compagnia di canto risponde bene alle richieste del direttore e che nell’insieme la lettura è stata pienamente coinvolgente per il pubblico.
Veterano di questa produzione – oltre che del ruolo in se – Antonino Siragusa conosce ogni piega della parte del Conte di Almaviva. La voce non è mai stata particolarmente bella: il timbro è molto personale e a tratti nasale ma la tecnica è ottima, la linea di canto curatissima – da rimarcare l’eleganza con cui è affrontata “Se il mio nome saper voi bramate” – gli acuti sicuri, le colorature sgranate con precisione così da risolvere in modo pienamente soddisfacente la sempre impervia “Cessa di più resistere”. L’interprete è poi molto efficace nella caratterizzazione del personaggio e dei vari travestimenti trovando effetti comici molto riusciti come la zeppola di Don Alonso.
Altro veterano della compagnia, il Figaro di Roberto de Candia è apparso in ottimo stato di forma. Grazie a una voce sostanzialmente chiara ma robusta e ben proiettata e a una buona tecnica dei sillabati affrontati con sicurezza nonostante i vorticosi tempi richiesti da Bisanti, riesce a costruire un personaggio di coinvolgente simpatia. Nuova entrata invece quella della Rosina di Chiara Amarù, giovane cantante siciliana uscita dal sempre florido vivaio dell’Accademia Rossiniana di Pesaro. La voce è molto bella da autentico contralto di coloritura con caldi riflessi bruniti di notevole suggestione uniti ad un’ottima tecnica e un notevole senso dello stile. Rispetto ai colleghi apparivano evidenti il minor rodaggio all’interno della produzione e un’interpretazione nell’insieme più costruita. Il momento più interessante è stato sicuramente la lezione di canto dove la voce profonda e brunita esaltava al meglio gli elementi di parodia di una grande aria seria che il brano presenta.
Marco Filippo Romano è un Bartolo dalla voce solida e sonora ma tende a volte a caricare troppo alla ricerca di effetti comici mentre sul piano vocale si nota una certa fatica a sillabare in modo nitido i rapidi passaggi di “A un dottor della mia sorte”, tanto più visti i tempi rapinosi staccati da Bisanti. Nicola Ulivieri (Don Basilio) rimarca i progressi avuti negli ultimi anni e dopo il Giorgio de “I Puritani” si conferma uno dei bassi più interessanti sulla scena belcantista; alla correttezza vocale aggiunge, infatti, l’innegabile presenza scenica tratteggiando un curiale viscido e interessato Don Basilio ma per nulla stolido. Scenicamente simpatica e sicura e svettante nel finale dell’atto primo, la Berta di Lavinia Bini è di voce solida e robusta il Fiorello di Lorenzo Battagion, applauditissimo il mimo Antonio Sarasso. Sala non gremitissima – vista anche la torrida giornata estiva – ma convinto successo per tutti gli interpreti.

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