Operaestate Festival Veneto: “Weaving Chaos” di Tânia Carvalho

Bassano del Grappa, Teatro Remondini, OperaEstate 2015
“WEAVING CHAOS”
Coreografia Tânia Carvalho
Danzatori André Santos, Anton Skyzypiciel, Allan Falieri, Bruno Senune, Catarina Felix, Claudio Vieira, Gonzalo Ferreira de Almeida, Leonor Hipolito, Luiz Antunes, Luis Guerra, Maria Joao Rodrigues, Petra Van Gompel
Musica Ulrich Estreich
Costumi Aleksandar Protic
Light design Zeca Iglesias
Set design e foto Jorge Santos
Produzione Bomba Suicida
Bassano, 18 agosto 2015

Ha dello straordinario come possa rinnovarsi nel nostro immaginario l’epopea omerica dell’uomo in continua sofferente lotta contro le insidie, gli inganni e le false certezze della vita. Come possa manifestarsi sempre così bello e vivo quell’estremo tentativo di rimanere aggrappati ad un pur tenue barlume di salvezza, quando si è per contro in balìa delle onde del destino. Tània Carvalho in “Weaving Chaos” ha dato vero sfoggio della sua notevole maestria e ha offerto, sul palco del Remondini, una sua visione teatrale della vita, ricomponendo e ordinando le disavventure di Odisseo in veri e propri quadri, in vero ha dato ordine al caos esistenziale dell’uomo.
Piaciuto molto “Weaving Chaos” per quella ricercatezza dei costumi, per quella accuratezza del gesto, per la sapiente maestria nella composizione dei tableau vivant, non tanto personificazioni degli episodi del poema omerico, quanto tessitura-trama-narrazione dell’umana sorte, perciò rimandanti anche un po’ alla rappresentazione dantesca dell’infelice destino toccato a quell’uomo insolente, che ha voluto sfidare Dio, alla ricerca della conoscenza.
Appunto le tappe dell’Omero viandante: dodici, come dodici sono i ballerini che si avvicendano fermi sotto a un riflettore dove hanno il compito di dormivegliare sull’intera storia che come un ricordo, un sogno, si compone attorno a loro. Le avversità di Poseidone e di Eolo si fanno sentire (sonoro) con furia di venti e tempeste, quando si osa infrangere un divieto; così le smorfie di sofferenza nei volti dei danzatori donano spessore narrativo alla tensione cui sono sottoposti Ulisse e i suoi fedeli compagni di viaggio per le insidie di Circe e delle sirene. È tutto un divenire di fronte al nostro sguardo che scorge corpi apparire dal buio posarsi adagio a terra per comporre la caravaggesca conversione di San Paolo; che vede girotondi vorticosi e asimmetrici di ombre che si tramutano in una prua di una nave o si dispongono come naufragi attorno alla zattera della medusa.Quadri potenti e sontuosi di altrettanti racconti gloriosi e mitici. La cronaca a voce che si fa poema scritto che diventa, a sua volta, un’immagine immortale, perché può attingere all’infinito dal nostro immaginario: ricco di tante cose che ci consentono a nostra volta di leggere e interpretare, cioè di godere di una rappresentazione della vita, che rimane un viaggio in mare aperto dove non sai cosa ti può capitare sopra la testa e nemmeno sei in grado di intuire ciò che hai sotto i piedi. Un viatico senza ritorno (né catabasi, e nemmeno anabasi), terribile ma stupendo.

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