Genova, Teatro Carlo Felice: “Andrea Chénier”

Genova, Teatro Carlo Felice: “Andrea Chénier”

Teatro Carlo Felice di Parma, Stagione Lirica 2015-2016
ANDREA CHÉNIER”  
Dramma tragico in quattro quadri. Libretto di Luigi Illica
Musica di Umberto Giordano
Andrea Chénier ANTONELLO PALOMBI
Carlo Gérard ALBERTO GAZALE
Maddalena di Coigny NORMA FANTINI
Bersi SOFIA KOBERIDZE
La Contessa di Coigny ELENA TRAVERSI
Madelon ALESSANDRA PALOMBA
Roucher PAOLO MARIA ORECCHIA
Pierre Fleville DARIO GIORGELÉ
Il Sanculotto Mathieu ROBERTO MAIETTA
L’abate ENRICO COSSUTTA
Un “Incredibile” ENRICO SALSI
Schmidt ALESSANDRO BUSI
Il Maestro di casa LORIS PURPURA
Dumas  ROBERTO CONTI
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Giampaolo Bisanti
Maestro del Coro Pablo Assante
Regia Lamberto Puggelli ripresa da Salvo Piro
Scene Paolo Bregni
Costumi Luisa Spinatelli
Luci Luciano Novelli
Coreografie Giovanni Di Cicco 
Allestimento Fondazione Teatro Regio di Torino
Genova, 12 aprile 2016    
Prima di tutto rispetto per Andrea Chénier. La regia di Lamberto Puggelli, ripresa da Salvo Piro, ha ben seguito le indicazioni di Giordano e Illica che presentano la vacuità del mondo aristocratico francese caduto sotto i colpi della rivoluzione, contrapponendo i potenti agli invisibili. Valorizza con maestria le scene di Paolo Bregni e ricorre all’uso del colore per evidenziare i momenti di questa decadenza dell’acient regime, l’ascesa al potere della borghesia e l’instaurarsi del Regno del Terrore e il conseguente suo mietere vittime. Dallo sfondo monocolore del primo atto, all’irrompere del colore e del sole nel secondo con le bandiere francesi sventolanti, per poi passare all’atmosfera lunare per il duetto dei due protagonisti, con cui si conclude il secondo quadro. Quindi il tribunale dove la bandiera rossa, bianca e blu riveste la cattedra dei giudici e in fine la tetra prigione di Saint-Lazare che nella scena finale è in controluce. Sullo sfondo color oro una scala che porta alla Carretta di Sanson verso cui si muovono Maddalena e Andrea, finalmente per sempre insieme. È l’Amore che trasforma la tragedia e i luoghi creando un ponte verso l’infinito. Molto ben gestiti gli spazi in continua ridefinizione e distribuiti anche su due livelli, ben orchestrate le parti corali e raffinato il lavoro sui personaggi. Abbiamo molto apprezzato la freschezza e l’assoluta professionalità dei piccolissimi figuranti, sempre pertinenti in ogni loro incedere, e la quasi atemporale e di grande effetto scena di Madelon. Nella regia abbiamo distinto anche l’introduzione di elementi di continuità tra un quadro e l’altro, atti ad accompagnare il pubblico nella storia che si va sviluppando, e un bel gioco di simmetrie a specchio fra il duetto tra Maddalena e Andrea e quello tra Gerard e Maddalena. Bellissimi i costumi firmati da Luisa Spinatelli, assolutamente rispondenti al periodo storico e volutamente grottesco l’uso di enormi parrucche con cui l’allestimento vuole evidenziare la totale decadenza della classe aristocratica, distante dall’insoddisfazione del popolo che muore di fame. Eleganti e armoniche le coreografie di Giovanni Di Cicco e buona la gestione delle luci di Luciano Novelli che contribuiscono a valorizzzare l’insieme.
Questa produzione ha la carta valida di Giampaolo Bisanti, direttore vibrante e perfettamente in grado di gestire la semplicità dell’ordito orchestrale che predispone a una spiccata preponderanza del palcoscenico. Bisanti ha trovato una misura esemplare nel rapporto canto-strumenti. L’Orchestra del Teatro Carlo Felice ha risposto positivamente alle sollecitazioni del direttore.  Buona anche la performance del Coro del Teatro Carlo Felice, istruito da Pablo Assante, che ha sostenuto i solisti tutti assolutamente all’altezza del proprio ruolo. Plauso ad Antonello Palombi subentrato al previsto Marcello Giordani il giorno prima del debutto e che, senza nemmeno una prova, ha sostenuto con solida professionalità  l’impervio ruolo del protagonista. Di lui abbiamo apprezzato l’incisività e lo squillo e una buona capacità nel cercare modulazioni e chiaroscuri. Al suo fianco  Norma Fantini, una Maddalena dalla bella linea di canto, accento nobile e un’espressione attenta al fraseggio senza mai cedere a facili platealità. Particolarmente apprezzato dal pubblico è stato Alberto Gazale che plasma un Gérard vigoroso, acuti facili, fraseggio efficace e coinvolgente.  Buona la prova di tutto il resto del cast. Citiamo in modo particolare Alessandra Palomba una valida Madelon; apprezzabili Paolo Maria Orecchia Sofia Koberidze (Bersi), Roberto Maietta (il Sanculotto Mathieu),   Elena Traversi (La Contessa di Coigny). In sintesi un bell’allestimento. Foto Marcello Orselli

 

 

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