“Madama Butterfly” al Teatro Comunale di Modena

Modena, Teatro Comunale “Luciano Pavarotti”, Stagione d’opera 2015/2016
“MADAMA BUTTERFLY”
Tragedia giapponese in due atti. Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa.
Musica di Giacomo Puccini
Madama Butterfly (Cio Cio San) AMARILLI NIZZA
Suzuki NOZOMI KATO
Kate Pinkerton/La madre di Cio Cio San
FEDERICA GATTA
Pinkerton
VINCENZO COSTANZO
Sharpless
MANSOO KIM
Goro
LUCA CASALIN
Il principe Yamadori/Yakusidé
ALESSIO VERNA
Lo zio Bonzo CRISTIAN SAITTA
Il commissario imperiale
JIN HEON SONG
L’ufficiale del registro
GIOVANNI GREGNANIN
La zia
DANIELA BORTOLON
La cugina
SAMANTHA SAPIENZA
Dolore AGATA PASSERINI
Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Valerio Galli
Maestro del Coro Corrado Casati
Regia Sandro Pasqualetto
Scene e costumi a cura di Sandro Pasqualetto e Rosanna Monti
dal progetto di Christoph Wagenknecht e Catherine Voeffray
Luci Claudio Schmid
Allestimento del Teatro del Giglio di Lucca.Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Goldoni di Livorno, Teatro Sociale di Rovigo
Modena, 17 aprile 2016

Abbiamo un direttore. Valerio Galli sale sul podio e si intuisce in fretta che durante questa Butterfly, giunta a Modena da Lucca passando per Piacenza, non si potrà non porgere orecchio attento alla buca. Nella lettura del direttore pucciniano fra i più interessanti del momento, nessun segno di routine: fraseggio distribuito in morbide arcate, dinamiche dosate senza lesinare né sui piani né sui forti. La partitura è trattata con minuzia strumentale da grande poema sinfonico, ma sempre con rispetto per il canto. Lezioso, effettistico, talvolta freddo, malignava qualcuno. Le idee buone però c’erano, eccome. Basti ripensare all’ingresso di Cio Cio San, terso e commosso, lontano anni luce dalle esplosioni telluriche cui siamo abituati, o al racconto della sua salita alla missione. E quanto emoziona quel continuo oscillare fra fortissimi ficcanti e sonorità livide, allorché si approssima il suicidio della geisha. L’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna ne è visibilmente contagiata e a recita conclusa per Galli batte i piedi.
Oltre a una buona bacchetta, abbiamo una protagonista: anche nell’accostarsi a Butterfly Amarilli Nizza è notevole artista. Vero, nessuna inflessione di bimba al prim’atto e qualche smanceria di maniera nel parlato e nella recitazione. Ma le intenzioni musicali vanno quasi sempre a braccetto con l’orchestra, la qualità del fraseggio è superiore, così come il dosaggio delle energie dimostra la solidità del suo mestiere. Di fianco a cotanta Butterfly, il Pinkerton del giovanissimo Vincenzo Costanzo (classe 1991!) non mostra cedimenti e sfoggia buon timbro. Peccato si limiti perlopiù a sfoggiare gli acuti, poco curandosi del ruolo e del fraseggio. Ma diamogli tempo. Mansoo Kim è Sharpless franco, di voce bella e pronuncia accettabile, Nozomi Kato è una Suzuki corretta, Luca Casalin presta voce nasale ma timbrata e musicalità solida al personaggio di Goro e Federica Gatta restituisce una Kate Pinkerton dignitosa. Ruggisce lo zio Bonzo di Cristian Saitta, Alessio Verna canta a dovere la parte di Yamadori, fa bella impressione il Coro del Teatro Municipale di Piacenza.
Tutti contenti dunque? No, dacché purtroppo la regia latita, e dove non latita sembra confusa. Vero, Sandro Pasqualetto fa muovere i personaggi in uno spazio scenico già pensato più di dieci anni fa Christoph Wagenknecht per il Teatro del Giglio. Ma non diamo la colpa alla stravista giapponesità minimal della scena, tantomeno ai costumi – di taglio tradizionale e assai ben realizzati.  Quel che manca è uno scavo approfondito dei personaggi. E hai voglia di stilizzare e discettare di archetipi (si vedano le note di regia): nel duetto del primo atto manca qualsiasi tensione schiettamente carnale, né fra primo e secondo atto si nota alcun disfacimento psichico o fisico della protagonista. E dell’incontro/scontro fra Oriente e Occidente di cui libretto (e musica, diciamolo) ci parlano, neanche una traccia. Insomma, un po’ di carne e sangue in questa storia, sennò di una cerimonia del tè ben recitata o di un paio di validi figuranti non ce ne facciamo proprio niente. Foto Rolando Paolo Guerzoni

 

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