“Madama Butterfly” al Teatro Municipale di Piacenza

“Madama Butterfly” al Teatro Municipale di Piacenza
Piacenza, Teatro Municipale – Stagione Lirica 2015/2016
“MADAMA BUTTERFLY” 
Tragedia giapponese in due atti.Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa da John L. Long e David Belasco.
Musica di Giacomo Puccini
Madama Butterfly (Cio-Cio San) AMARILLI NIZZA
Suzuki  NOZOMI KATO
Kate Pinkerton / La madre  FEDERICA GATTA
B.F. Pinkerton  VINCENZO COSTANZO
Sharpless  MANSOO KIM
Goro  LUCA CASALIN
Il principe Yamadori / Yakusidé  ALESSIO VERNA
Lo zio Bonzo  CRISTIAN SAITTA
Il commissario imperiale JIN HEON SONG
L’ufficiale del registro  GIOVANNI GREGNANIN
La zia DANIELA BORTOLON
La cugina
  SAMANTHA SAPIENZA
Dolore  AGATA PASSERINI
Orchestra regionale dell’Emilia Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Valerio Galli
Maestro del coro Corrado Casati
Regia Sandro Pasqualetto
Scene Sandro Pasqualetto e Rosanna Monti, dal progetto di Christoph Wagenknecht per il centenario dell’opera
Disegno luci Marco Minghetti
Allestimento Teatro del Giglio di Lucca
Coproduzione Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Goldoni di Livorno, Teatro Sociale di Rovigo, Teatro Municipale di Piacenza, Teatro Comunale Pavarotti di Modena in coproduzione con la Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari
Piacenza, 8 aprile 2016
Quella andata in scena presso il Teatro Municipale di Piacenza è stata una Madama Butterfly con degli evidenti limiti su più livelli. Si può ben paragonare a un vecchio diesel che ha visto un primo atto soporifero, lento. È mancato completamente il piglio del Maestro Valerio Galli che si è mosso come un nocchiere privo di una lucida visione e del giusto intento necessari per la guida della propria nave. Questo atto è sembrato un continuo rincorrersi tra solisti e musicisti, e musicisti e solisti, appunto perché il Direttore latitante si è dato a una versione solipsistica, quasi autistica dell’opera. Il secondo atto, musicalmente, è risultato più vivacemente gestito, ma comunque privo di carattere e di personalità. Questo incedere poco chiaro si è riverberato sulle resa dell’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna che si è espressa in modo quasi neutro di fronte alla celeberrima partitura pucciniana. In sintesi musicalmente priva dei colori e degli accenti del compositore lucchese. La regia di Sandro Pasqualetto, sicuramente legata alla tradizione, è stata misurata, ma molto attenta ai particolari tradizionali della cultura giapponese. Ben curati la ritualistica legata al tè, il gioco con i petali di fiori e anche lo stesso incedere di Mr Pinkerton che ha ben rappresentato la diversità, tratteggiando l’alterità rispetto al contesto dell’azione. È stato evidente il suo rango militare, sono state chiare le origini americane. Ben reso il rapporto col mondo giapponese che andava in qualche modo a “colonizzare” con i propri modi, i propri modelli e la propria cultura in generale. Abbiamo molto gradito le due figuranti che svolgevano un ruolo fondamentale: partecipavano attivamente alla creazione della cornice, sia ponendosi di fronte sia di spalle, di uno spazio atemporale dove avvenivano le riflessioni/confessioni tra i personaggi principali, in particolare tra Cio-Cio-San e Suzuki (riprendendo a muoversi, ad esempio, in Io con sicura fede l’aspetto) e tra Butterfly e il Sharpless. Contribuivano all’intensità emotiva dell’azione e proteggevano l’intimità dei dialoghi. Non abbiamo molto compreso, invece, il finale in cui Butterfly si rivolge al figlio nonostante quest’ultimo fosse stato già accompagnato lontano da Suzuki ma abbiamo molto apprezzato la perfetta messa in scena del suicidio attraverso il taglio della vena giugulare (in giapponese jigai). Sia le gambe e la posizione in ginocchio, sia la solitudine dell’atto derivano dalla più autentica tradizione giapponese. Buona le gestione delle luci di Claudio Schmid, che ben ritraevano i diversi momenti della giornata e che davano spessore drammatico alla scena. Bellissimi e decisamente curati i costumi firmati da Catherine Voeffray. Tra tutti quello dei Yamadori e i due obi (bianco e rosso) della protagonista. Belle, semplici e funzionali le scene di Cristoph Wagenknecht: solo la casa di Butterfly, espressa su tre livelli orizzontali che lasciavano intendere location diverse.
I limiti più evidenti sono emersi nel cast. Non possiamo vivere legati ai modelli del passato, ed è necessario apprezzare quanto la nostra contemporaneità ha da offrirci, ma reputiamo necessario però che si debba raggiungere sempre un livello artistico apprezzabile. In tal senso questo allestimento è stato decisamente deficiente. In primis, Vincenzo Costanzo (F. B. Pinkerton) benchè dotato di una voce di bel timbro, sfoggia un canto monocorde nei colori e nell’emissione tendenzialmente stentorea. Anche sul piano attoriale il cantante appare come straniato, anche lo stesso senza di colpa nel secondo atto è vissuto in modo poco naturale, quasi meccanico. La stessa Amarilli Nizza (Madama Butterfly / Cio-Cio-San), nonostante sia veterana della parte, in questa occasione è risultata piuttosto alterna. La Nizza gestisce la voce con intelligenza anche se, allo stato attuale le inflessioni chiare ed innocenti del primo atto le risultano quasi del tutto estranee. Solo a partire dal secondo atto la cantante trova momenti di più autentico calore e drammaticità.  Pienamente convincente Nozomi Kato che tramuta Suzuki in una figura di grande spicco, così come Mansoo Kim dal canto pieno, morbido e cordiale delinea un Sharpless apprezzabile e credibile. Discreto il Goro di Luca Casalin ementre tra gli altri ruoli si sono messi in luce lo  Zio Bonzo di Cristian Saitta e lo Yamadori di  Alessio Verna. Valido l’apporto del  Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati.

 

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