Milano, Teatro alla Scala: “La cena delle beffe”

Teatro Alla Scala di Milano, Stagione d’opera e balletto 2015~2016
“LA CENA DELLE BEFFE”
Poema drammatico in quattro atti su libretto di Sem Benelli
Musica di Umberto Giordano
Giannetto Malespini MARCO BERTI
Neri Chiaramantesi NICOLA ALAIMO
Gabriello Chiaramantesi LEONARDO CAIMI
Il Tornaquinci LUCIANO DI PASQUALE
Il Calandra GIOVANNI ROMEO
Fazio FRANO LUFI
Il Trinca FRANCESCO CASTORO
Il Dottore BRUNO DE SIMONE
Lapo, Un cantore EDOARDO MILLETTI
Ginevra KRISTIN LEWIS
Lisabetta JESSICA NUCCIO
Laldomine CHIARA TIROTTA
Fiammetta FEDERICA LOMBARDI
Cintia CHIARA ISOTTON
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore  Carlo Rizzi
Maestro del Coro Bruno Casoni
Regia Mario Martone
Scene  Margherita Palli
Costumi  Ursula Patzak
Luci  Pasquale Mari
Nuova produzione Teatro alla Scala
Milano, 10 aprile 2016
È ancora in scena, con recite fino al 7 maggio, La cena delle beffe di Umberto Giordano su libretto di Sem Benelli al Teatro Alla Scala di Milano, titolo emblematico del clima di sperimentazione che nei primi decenni del ‘900 interrogava la forma tradizionale del genere operistico assorbendo le suggestioni del teatro di prosa e del cinema. Questa nuova produzione si inserisce nel progetto di riportare nella culla dell’opera milanese i titoli che vi hanno visto la luce e nel processo di riscoperta del repertorio verista. La scenografia è rappresentata da un edificio newyorchese di tre piani ricostruito nei minimi dettagli: il ristorante a livello della strada, i corridoi, la sinistra cantina sotterranea e al primo piano la stanza di Ginevra, mentre sui lati sono visibili le scale antincendio. Una costruzione di acciaio e alluminio alta 9 metri e del peso di 26.000 kg per la quale sono stati utilizzati 5 m³ di legno e 40 m³ di plexiglass per le vetrate, e che permette di cambiare scena a vista senza mai interrompere il corso dello spettacolo, assecondando lo svolgimento serrato, cinematografico della drammaturgia di Benelli e Giordano. Le scene incalzanti, si incedono con movimenti chiari e decisi, privi di interruzione, e su queste si inserisce la regia raffinata di Mario Martone, che vivifica le scene che prendono parte all’azione. L’ambientazione è legata al periodo in cui è calata la partitura. Infatti la regia resta ancorata al 1924, trasponendo la vicenda in un luogo di violenza, forti passioni, melodramma e lotte di clan: Little Italy. Nella loro ricerca iconografica Martone e Margherita Palli sono partiti dagli archivi fotografici della città di New York (negli anni ’20 l’enclave italiana era ancora ad Harlem), proseguendo attraverso un percorso cinematografico che include Il Padrino, Goodfellas, Era mio padre, Gli intoccabili, Gangs of New York, ma anche La donna che visse due volte. Sicuramente evidente il taglio cinematografico, e il ritmo dell’opera è perfettamente idoneo a una tale ricostruzione. Mantiene l’attenzione attiva sempre, stimolata da una partitura ricca e coinvolgente. Decisamente intensa la scena conclusiva del II atto, mentre notevolmente modificato il finale da cui non si evince la pazzia di Neri, quanto più una sua rassegnazione all’ineluttabile destino e soprattutto il suo ormai essere in balia di Elisabetta che è l’artefice degli omicidi, fra gli altri di Ginevra e Giannetto, disegnata come una vera e propria giustiziera. Le luci di Pasquale Mari contribuiscono a rendere questa ambientazione noir, tratteggiando i chiaro-scuri e le contraddizioni dei personaggi, come anche gli stessi costumi di Ursula Patzak, capaci di riprodurre  perfettamente l’epoca. La direzione di Carlo Rizzi è stata coloristicamente varia, raffinata nel suo essere nel contempo drammaticamente tesa, asciutta anche nei momenti  più lirici, allineandosi alla visione registica.
Marco Berti ben interpreta il ruolo di Giannetto Malespini, riuscendo a confrontarsi con l’impervia scrittura, mettendo in luce le sue peculiari caratteristiche vocali: bellezza di timbro, estensione sicura, anche se qua e la risulta un po’ tesa. Una solidità vocale che compensa una non particolare personalità scenica.  Anche Nicola Alaimo è convincente nei panni di Neri Chiaramantesi. Voce rotonda, piena, emissione sicura, controllo di tutto il registro  vocale gli permettono di rendere senza difficoltà  il boss mafioso, nel disegno del quale contribuisce la sua fisicità possente. Assai più debole la prova  le interpreti femminili: scenicamente valida, Kristin Lewis (Ginevra), ancora una volta mostra le già più volte segnalate disomogenità vocali e di controllo dei registri. Tra gli altri interpreti si mettono in evidenza Jessica Nuccio (Lisabetta), Frano Lufi (Fazio) e Chiara Isotton (Cintia). In particolare  la Nuccio, al suo debutto scaligero, si distingue inoltre per una bella linea di canto e morbidezza di emissione. Completano validamente  il cast Leonardo Caimi (Gabriello), Luciano Di Pasquale (il Tornaquinci), Giovanni Romeo (Il Calandra), Francesco Castoro (Il Trinca), Bruno De Simone (il Dottore), Edoardo Milletti (Lapo e Un Cantore), Chiara Tirotta (Laldomine) e Federica Lombardi (Fiammetta).

 

 

 

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