Intervista al soprano Sandra Pastrana

Intervista al soprano Sandra Pastrana

Giovane soprano spagnolo, ha debuttato prestissimo sul palcoscenico interpretando Serpina nella Serva Padrona di Pergolesi al Teatro del Liceu di Barcelona. Sandra Pastrana ha già avuto occasione di cantare con i più importanti direttori d’orchestra a livello internazionale, come Riccardo Muti (Don Pasquale), Gianluigi Gelmetti (Traviata); Daniel Oren (Sonnambula); Carlo Rizzi (La Rondine) e molti altri.
Prima di dedicarti al canto hai studiato violino. La tua famiglia ti ha influenzato nelle tue scelte?
Prima del canto  ho iniziato appunto a  studiare violino; ho cominciato gli studi di musica molto presto, a 7 anni. Sicuramente, se non fosse stato per i miei genitori, da sola non mi sarei mai iscritta al Conservatorio per studiare violino. Sinceramente all’inizio non mi piaceva tantissimo come strumento perché richiede tantissimo studio; ottenere un suono decente richiede tantissimi sforzi e, se passi anche un solo giorno senza studiarlo, ti ritrovi punto e a capo. A 16 anni ho scoperto il canto: ho iniziato cantando nel coro della mia scuola perchè avevo una voce gradevole e un buon orecchio, questo grazie anche allo studio del violino. Nel caso del canto, la scoperta del canto è stata una cosa guidata dalle mie scelte personali, nessuno mi ha guidato in questa direzione. La prima volta che mi sono resa conto di quanto mi piacesse è stata quando, a 16 anni, ho suonato il violino nello Stabat Mater di Pergolesi; a casa provavo a cantare la melodia mentre studiavo e ho fatto sentire questa cosa ai miei familiari dicendo: “Io posso cantare quest’aria dello Stabat Mater di Pergolesi!” e nessuno credeva alle sue orecchie perchè ero riuscita ad ottenere una voce molto impostata. La casualità, il destino ha voluto che il giorno seguente a questa “scoperta” ci fossero le ammissioni per canto al Conservatorio; ho deciso quindi di tentare in questa nuova avventura. Ho avuto un solo giorno per preparare un’aria ma sono stata accettata. Non ho abbandonato  gli studi del mio strumento musicale e mi sono laureata in violino, successivamente  in canto.

Anche tuo padre è un’intellettuale, vero? Cosa significa nascere in una famiglia dove quotidianamente  si respira alta cultura?
Tutt’oggi ringrazio Dio per essere nata in una famiglia dove da sempre è stata data una grande importanza alla cultura. Fin da piccola ho imparato a rispettare il mondo dell’arte e anche adesso, ogni giorno, sento il bisogno di imparare e conoscere nuove cose.  Mio padre è uno psicopedagogista e ha lavorato tantissimo nell’ambito della logopedia. Anche lui è un grande appassionato dello studio dell’arte e della storia antica, rimango sempre affascinata dai suoi discorsi sulla storia dell’arte e delle civiltà. Mia madre è laureata in “belle arti” e averla sempre vista dipingere, scolpire, impegnandosi con passione ogni giorno, mi ha fatto capire fin da piccola cosa significa avere dedizione e quanta costanza occorre per ottenere dei risultati. Credo che queste esperienze nella musica, nella danza, nelle arti figurative, nella storia mi abbiamo arricchito enormemente e siano state fondamentali per  la mia scelta professionale. Per questo mi reputo molto fortunata di essere cresciuta in questo ambiente.
Com’è avvenuto il passaggio da violinista a cantante e quanto questo strumento ha arricchito le tue doti musicali?
Il passaggio dal violino al canto è avvenuto in una maniera molto naturale e fulminante. In maniera naturale perchè avevo già la base musicale quindi tutto quello che riguarda il solfeggio, la lettura a prima vista, l’intonazione… Inoltre cantavo anche da solista nel coro della mia scuola. Il passaggio al canto è stato anche fulminante perchè, come dicevo, appena mi sono resa conto delle mie capacità ho subito deciso di affrontare l’ammissione di canto al Conservatorio, senza neanche essere troppo preparata. Il canto mi aveva preso con una forza enorme! Ho poi capito che non avrei potuto studiare a livelli professionali sia canto che violino quindi, ho deciso che il mio vero amore era il canto e mi sono pienamente dedicata a quello. 
Hai studiato canto al “Conservatorio del Liceo” di Barcellona. Consideri valide le scuole spagnole?
Penso che in Spagna  il livello culturale delle scuole musicali sia  molto alto nel panorama europeo, in quanto i maestri che vi insegnano hanno una grande esperienza, sanno cosa vuol dire esibirsi in pubblico e cantare su un palcoscenico, non conoscono solo la teoria del canto e questa è una caratteristica fondamentale per un insegnante. Io ho avuto la fortuna di studiare con Eduardo Gimenez, un tenore rossiniano di Barcelona che ha avuto una importante carriera internazionale. Mi ha aiutato tantissimo a migliorare la tecnica del canto, ma è stato importante anche nella preparazione mentale per affrontare la carriera e i ruoli anche sul piano scenico. Parallelamente agli studi con questo grande professionista ho avuto l’opportunità di  lavorare al teatro del Liceu di Barcelona al fianco di Placido Domingo, Juan Diego Florez, Renèe Fleming…Oltre al Conservatorio del Liceu di Barcelona a Madrid è presente un’altra importante scuola, Reina Sofia.
Quali sono i concorsi di canto spagnoli che ritieni interessanti per un giovane e perchè?
I concorsi di canto spagnoli che ritengo più interessanti e a cui ho anche partecipato sono: il “Vignas” grazie al quale, oltre a vincere un premio economico, mi ha dato la possibilità di venire in Italia per tre mesi e di studiare con Raina Kabaivanska e Bernadette Manca di Nissa. Una grande esperienza per una giovane cantante. Un altro concorso professionalmente valido  è quello dell’Accademia di “Sabadell” di Barcellona che mi ha fatto debuttare Norina nel Don Pasquale di Donizetti. La possibilità di preparare questo ruolo insieme a grandi maestri e poi replicare in diversi teatri è stata un’esperienza importantissima. Questi due concorsi mi hanno dato grandi soddisfazioni ma soprattutto mi hanno fatto acquisire una grande esperienza per affrontare poi teatri più grandi e importanti. Un altro concorso che ritengo importate è il “Manuel Ausensi”, nel mio caso è stato fondamentale;  grazie al denaro vinto come primo premio mi sono potuta trasferire a Barcellona e studiare privatamente sotto la guida del mio maestro. Grazie a questo concorso ho anche avuto diverse proposte lavorative.

Hai individuato subito il repertorio a te più adatto? Ora la tua voce come si sta sviluppando?
Ritengo importantissima la scelta del repertorio per avere una carriera lunga e importante. La prima cosa che ho fatto insieme al mio insegnante quando ho cominciato a studiare è stata quella di stabilire dei punti per decidere ed affrontare un repertorio. Quello che eseguo tutt’oggi è un repertorio di lirico leggero, di agilità, che più si addice al colore della mia voce, giovanile e fresco ma comunque con un certo spessore; in particolare nel mio repertorio ho sempre Donizetti, Mozart e soprattuto Rossini, che si addice in modo particolare alla mia voce.
Qual è il tuo rapporto con i registi che sicuramente sapranno mettere in valore la tua avvenenza?
In generale il rapporto che ho con i registi è molto gratificante. Sono molto curiosa e molto aperta a nuove informazioni relative al personaggio che devo interpretare in un’opera e tendo a lasciarmi andare e a seguire i consigli del regista, per cercare di interpretare al meglio il ruolo e trasmettere quello che il regista vuole con la sua regia. Questo modo di fare mi porta a scoprire nuove cose; ad esempio ho recentemente avuto la fortuna di interpretare Musetta ne La Bohème con Emilio Sagi, è stata un’esperienza meravigliosa dove ho avuto la possibilità di arricchirmi tantissimo grazie alla guida del regista, interpretando il ruolo di Musetta come mai avevo fatto prima in altre produzioni di Bohème.
Ho avuto la fortuna di lavorare anche con Graham Vick, ne La Rondine al teatro la Fenice di Venezia: è un genio ! lavorando tantissimo nella recitazione con la voce. Con Hugo de Ana, La Sonnambula, abbiamo lavorato tanto sul personaggio partendo dai sentimenti nel profondo dell’anima ed esprimendoli attraverso la voce e il linguaggio del corpo. Finora ho avuto la fortuna di lavorare con grandi registi che mi hanno permesso di crescere tantissimo sul palcoscenico.
Pensi che per una cantante d’Opera sia importante studiare recitazione o è una “questione d’istinto”?
Penso che oggi essere preparati anche nella recitazione sia una cosa molto importante per una cantante d’Opera perchè, anche se istintivamente qualcuno può essere comunque portato per la recitazione; serve sempre una base che permette di avere più tranquillità durante la performance sul palco, dove altri fattori come l’emozione possono intervenire. Personalmente ho sempre curato quest’aspetto ritenendolo importante allo stesso livello della preparazione vocale; siamo prima di tutto attori che poi vogliono trasmettere delle emozioni con la voce, col canto e per questo è fondamentale una buona preparazione nella recitazione teatrale. Meglio non basare la propria performance  sul proprio istinto ma piuttosto avere una grande preparazione in modo da non lasciare nulla al caso ed avere quasi tutto sotto controllo.
Da tempo vivi in Italia. Ci racconti perchè hai scelto questo paese. I lati positivi, ma anche negativi ovviamente!
Ho vissuto la mia prima esperienza in Italia a seguito della vittoria del premio Vignas, che mi ha dato la possibilità di studiare all’accedemia Chigiana di Siena. Questa città e la Toscana mi hanno rapita fin da subito. Dopodichè nel 2004 ho partecipato al concorso Ottavio Ziino a Roma, vincendo il primo premio; la giuria era composta dai direttori artistici delle più importanti città italiane come Bologna, Napoli, Salerno… e questo mi ha dato la possibilità di lavorare subito con il teatro comunale di Bologna in una produzione di Emilio Sagi de La figlia del reggimento che andava in Giappone con il M° Campanella e con Diego Florez… in Italia ho trovato quello che ho sempre cercato: vivere l’ambiente dei miei compositori preferiti come Donizetti, Verdi e Rossini. Qui sono riuscita a fare quello che ho desiderato fin da piccola, maturare mettendo in pratica ciò che avevo prima studiato. In Italia ho anche trovato l’amore sul palcoscenico, il tenore Alessandro Liberatore, e, anche se ci siamo sposati in Spagna, abbiamo poi deciso di vivere in Italia, a Roma. Tutte le scelte fatte mi hanno portato a vivere in Italia e mi sento molto fortunata di poter vivere e lavorare in questo paese.
Qui in italia hai trovato l’amore! Come concili carriera e privato….
Conciliare la vita matrimoniale con quella dell’artista penso che sia una cosa molto facile e naturale se tu fai in modo che sia così. Devi cercare di avere una vita normale, serena, senza farsi troppe fantasie e mantenendo sempre i piedi per terra. Noi siamo artisti e ci dobbiamo donare al pubblico; per fare questo dobbiamo prendere forza dalle cose più semplici della vita quotidiana ed utilizzarle per esprimere al meglio noi stessi sul palco, in quanto  quello che trasmettiamo sul palco è come un “spremuta” di quello che viviamo nel quotidiano. Per questo occorre avere una forte armonia fra la vita matrimoniale e quella del palcoscenico. Il fatto che anche mio marito sia un cantante lirico mi ha sicuramente aiutata a conciliare la carriera e la vita sentimentale. Mi sento molto fortunata ad avere accanto una persona che sa cosa vuol dire lavorare in questo campo .
Pensi che per una cantante donna avere dei figli possa compromettere la carriera?
Non credo. Penso che sia tutta una questione di organizzazione e di equilibrio. Fare questo mestiere comporta il fatto di dover viaggiare molto e di rimanere poco a casa e questo può essere un aspetto negativo per il bambino, che invece necessità di un punto fisso quando deve andare alla scuola. Anche se ancora non lo so per certo, perchè non ho avuto figli, penso sia difficile lasciare tuo figlio per un certo periodo. Questa professione non sempre permette di avere i propri cari sempre accanto però, per quanto difficile, penso che il fatto di avere un figlio lo si può fare  conciliare al lavoro.
Se non fossi stata musicista cosa avresti fatto?
Avrei fatto il pilota d’aerei. Insieme alla passione per la musica avevo anche questo grande sogno e mi stavo per iscrivere in un’importante università in Spagna; avevo anche fatto tutti gli esami per verificare i requisiti necessari per essere ammessa. Sono attratta dai lavori ad alto rischio, come può essere il pilota d’aerei che può vivere emozioni molto forti ed esperienze meravigliose come ammirare tutto il mondo dall’alto. Alla fine ho però deciso di volare sul palcoscenico, volare con la mia voce.
Nel tempo libero hai altri interessi?
Avere interessi al di fuori del mio lavoro penso sia una cosa fondamentale altrimenti si rischia di diventare pesanti; è necessario avere i “colori” di altri tipi di esperienze e di atmosfere. Amo leggere libri di filosofia, camminare nella natura, fare sport,  la danza ed in particolare il flamenco che ho studiato da piccola … Forse tutti questi interessi sono in relazione con il mio lavoro; fin da bambina tutte le informazioni che mi arrivavano dall’esterno e dai miei genitori erano tutte in relazione con l’arte. Sono convinta che  i miei interessi vadano indirettamente anche ad arricchire la mia professione.
Vivi a Roma. E’ una città che offre molte opportunità ai cantanti?
Certamente Roma è una grande capitale che offre grandi possibilità per un cantante lirica. Nel mio caso: la vittoria del concorso Ottavio Ziini nel 2004 mi ha portato a conoscere il mio agente e tante opportunità lavorative in giro per l’Italia. A Roma abbiamo anche un meraviglioso teatro dell’opera, un auditorium nel parco della musica, una bellissima programmazione di balletto, importanti esposizioni d’arte…
Hai recentemente  cantato Musetta nella Bohème. Cosa vorresti per il tuo futuro?
Si, ho recentemente cantato nella Bohème come Musetta nel Teatro Campoamor di Oviedo, Spagna, con la regia di Emilio Sagi e la direzione di Marzio Conti. È’ stata una bellissima produzione e sono felicissima perchè il personaggio di Musetta mi piace tantissimo, lo sento molto mio e mi diverto da morire! Amo Verdi, Donizetti, Bellini però il mio preferito rimane Rossini perché lo sento particolarmente adatto alla mia vocalità. Quest’anno debutterò nel ruolo di Donna Fulvia ne La pietra del paragone, ho da poco cantato Matilde in Elisabetta, regina d’Inghilterra (presto uscirà in Dvd). Mi auguro di interpretare tanti altri ruoli Rossiniani.

 

 

 

 

 

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