Roma, Terme di Caracalla: “Serata Nureyev”. Un coraggioso trittico con ospite di spicco

Roma, Terme di Caracalla: “Serata Nureyev”. Un coraggioso trittico con ospite di spicco

Roma, Terme di Caracalla, stagione di balletto del Teatro dell’Opera di Roma 2015-2016
“Serata Nureyev”
“RAYMONDA”  – Atto terzo
Coreografia  Rudolf Nureyev ripresa da Patricia Ruanne e FrédéricJahn
Musica Aleksandr Glazunov
Luci Vincenzo Raponi
Raymonda  SARA LORO
Jean de Brienne FRIEDEMANN VOGEL
Roi  GIOVANNI BELLA
Contessa  ALESSIA BARBERINI
Orchestra, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Musiche su base registrata.
“IL LAGO DEI CIGNI” La Polonaise (atto I) e Pas de Trois del Cigno Nero(atto III)
Coreografia Rudolf Nureyev ripresa da Patricia Ruanne e Laurent Hilaire (La Polonaise, atto I)
Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij
Luci Vincenzo Raponi
Odile SUSANNA SALVI
Siegfried FRIEDEMANN VOGEL
Rothbart GIUSEPPE SCHIAVONE
“LA BAYADÈRE”  Atto terzo
Coreografia Rudolf Nureyev ripresa da Patricia Ruanne e Florence Clerc
Musica Ludwig Minkus
Nikiya ALESSANDRA AMATO
Solor GIACOMO LUCI
Tre ombre MARIANNA SURIANO, ALESSIA GAY, ANNALISA CIANCI
Roma, 24 giugno 2016
Chi non ha mai sentito parlare dello straordinario danzatore russo Nureyev? Prodezze tecniche, spiccata determinazione, personalità esplosiva, occhi magnetici e un corpo capace di sprigionare così tanta energia da rimanerne colpiti per sempre… Meno conosciuta dal grande pubblico è forse la sua interessante, ma anche controversa, attività di coreografo che, parallelamente a quella di ballerino, ha accresciuto in lui un già inesauribile desiderio di danza. Lo stesso desiderio che si prova ancora oggi quando si vede danzare Rudolf Nureyev, anche solo attraverso uno schermo.
Per queste ragioni la Serata Nureyev, in apertura della stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma nella rassicurante cornice delle Terme di Caracalla, è un evento di sicuro richiamo, ma ancor più un atto di coraggio, una sfida per primi ballerini, solisti e corpo di ballo del Teatro, diretto da Eleonora Abbagnato, insieme alla étoile internazionale Friedemann Vogel, che si cimentano in un programma di forte impegno, non solo fisico. La confezione della serata, con preziosi cammei della danza, estratti dai classici dell’Ottocento Raymonda, Il lago dei cigni e La Bayadère, nelle versioni firmate da Nureyev, oltre ad allettare molto gli amanti del ballo in forma di divertissement, invita anche alla riflessione sulla fortuna di questi balletti, più volte rimaneggiati nel corso del XX secolo, nel segno di una continua rilettura che di volta in volta ridefinisce inevitabilmente peculiarità e aspetti delle coreografie originarie, in questo caso di Marius Petipa e di LevIvanov (per Il lago dei cigni), mettendo in crisi il concetto di repertorio. La stessa Raymonda di Nureyev subì varie modifiche negli anni, a partire dalla prima versione completa montata per il Royal Ballet – a cui proprio il pubblico italiano ebbe il privilegio di assistere al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel lontano 1964 – fino ad arrivare a quella definitiva del 1983 per l’Opéra di Parigi, quando Nureyev era diventato direttore della Scuola di Ballo del Teatro. Lo sfaldamento della forma originaria “a serata intera” di questi balletti è poi una pratica consueta, a cui il pubblico è abituato, sin dagli albori del Novecento. L’importante è sapere quale Raymonda, quale Lago, quale Bayadera si va a vedere. Perché il più delle volte i classici di oggi non sono quelli di ieri, non sono neanche intenzionalmente ricostruzioni fedelicigno nero caracalla dell’originale, ma letture personali del coreografo, così come nel caso del ribelle Nureyev, il quale era comunque attento a preservare lo spirito dei capolavori passati, servendosi anche della sua esperienza al Kirov con Konstantin Sergeyev, prima del suo definitivo distacco con la Russia sovietica.
Eppure, questo denso e fascinoso triple bill proposto dal Teatro dell’Opera ci restituisce molto di quell’immaginario estetico tardo ottocentesco dell’era di Petipa, attraverso il metodo della giustapposizione di numeri coreografici che ricalca la tipica struttura di quei balletti, improntati a un variopinto incastro di stili di danza, di filoni, di atmosfere. Grande assente il linguaggio pantomimico, che Nureyev non amava particolarmente, e le scenografie pompose sostituite magnificamente dalla maestosità delle rovine romane con le luci di Vincenzo Raponi.
Il compito di curare le coreografie è della ripetitrice del repertorio Nureyev, l’inglese Patricia Ruanne (con la collaborazione di Frédéric Jahn, anche primo maestro di ballo del Teatro, Laurent Hilaire e Florence Clerc), formatasi al Royal Ballet School, musa ispiratrice per il ruolo di Giulietta nella coreografia shakespeariana di Nureyev, poi maître de ballet durante la sua direzione all’Opéra.
L’atto terzo di Raymonda, su musiche di Glazunov, con cui si apre la serata – già in scena al Costanzi dal 28 febbraio al 2 marzo 2016 nella serata Grandi coreografi – parte con una danza ungherese un po’ sotto tono per prendere vigore con il famoso Grand Pas Classique Hongrois. La performance dei solisti maschi (Giacomo Castellana, Massimiliano Rizzo, Giovanni Castelli, Emanuele Mulè) supera quella femminile (Marianna Suriano, Giorgia Calenda, Giovanna Pisani) nello sfavillante Pas de Quatre di non facile esecuzione, che non ci sbalordisce più di tanto ma che riesce a soddisfare l’occhio dello spettatore esigente. Sara Loro come Raymonda, invece, spicca nelle sue variazioni, brava e precisa, particolarmente espressiva nel solo che segue quello di Friedemann Vogel, primo ballerino del Balletto di Stoccarda, ospite veramente speciale dello Stabile romano, che impersona con la sua eleganza il promesso sposo di Raymonda, il cavaliere Jean de Brienne. La sua variazione, che risalta per la pulizia dei salti e per la leggerezza del manège, infatti, si conclude con applausi più lunghi da parte del pubblico di Caracalla. I festeggiamenti per il matrimonio dei due protagonisti, dopo il ritorno del cavaliere dalle crociate e soprattutto dopo il pericolo scampato del saraceno che ha tentato di sedurre la giovane, si concludono con una danza generale di grande effetto scenico.
Sempre all’insegna dell’esotismo e delle danze di carattere, si apre la seconda parte della Serata Nureyev, con La Polonaise dal primo atto del Lago dei Cigni, creata da Nureyev proprio per dare risalto alla danza maschile e perciò caratterizzata dai virtuosismi bene eseguiti dai solisti e dal corpo di ballo, che il pubblico accoglie calorosamente. Possiamo trovare la stessa forza nella danza di Siegfried e Rothbart durante il tanto atteso Pas de Trois del Cigno Nero del III atto, peccato che le arabesques di Odile, Susanna Salvi, siano un po’ fiacche in confronto all’intensità lirica dell’impeccabile Vogel e al vigore atletico di Giuseppe Schiavone, che incarna il mago Rothbart con notevole spessore espressivo, come il ruolo reinventato da Nureyev richiede. Eppure la Salvi esegue i celeberrimi fouettés con una fluidità e una precisione tali da far dimenticare le titubanze iniziali. Ecco infatti l’applauso del pubblico ancora sulle note di Čajkovskij.
L’acte des ombres, che costituisce il terzo e ultimo atto della Bayadère di Nureyev, chiude la proposta di Caracalla, mettendo in primo piano l’atmosfera lunare tardo romantica rispetto a quella esotica delle sezioni precedenti. Questo “atto bianco”, ambientato nel regno ultraterreno delle ombre, rappresenta il sogno del guerriero Solor dopo la morte tragica della danzatrice del tempio Nikiya, causata dal morso di un serpente. Sulla musica malinconica di Minkus, le ombre dai soffici tutù bianchi entrano in scena, una alla volta, eseguendo ripetutamente delle arabesques penchées in fila. Nonostante qualche ombra un po’ tremolante (sarà forse il pavimento sdrucciolevole per la pioggia passeggera?), il quadro è nel suo insieme evocativo e possiamo ammirarnela sinuosa linea creata dalle eteree creature che avanzano, insieme al geometrismo delle pose e dei movimenti uniformi del corpo di ballo.
Il Pas de Deux di Nikiya (Alessandra Amato) e Solor (Giacomo Luci), che dovrebbe essere colmo di pathos, funziona però solo a tratti, ad esempio nelle prese, ma non riesce a toccare le corde del cuore. Pur convincente Giacomo Luci nei giri complessi introdotti da Nureyev per avvalorare il ruolo maschile di Solor, le vere protagoniste di questo atto sono, almeno per la replica del 24 giugno, le tre Ombre – Marianna Suriano, Alessia Gay e Annalisa Cianci – graziose e disinvolte, fra cui emerge senza dubbio la seconda solista nella sua brillante variazione con i velocissimi avancés/relevés; non a caso Alessia Gay è vincitrice di diversi premi (Danza & Danza 2012, JiaRuskaja 2014, Europa In Danza 2016). Non perdiamo comunque l’entusiasmo di fronte a un ensemble finale di forte impatto visivo con i due protagonisti al centro racchiusi in un suggestivo cerchio di ombre danzanti. (foto Yasuko Kageyama)

 

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