Milano, Teatro alla Scala:”Simon Boccanegra”

Stagione d’Opera e Balletto 2015-2016
“SIMON BOCCANEGRA”
Melodramma in un prologo e tre atti.Libretto di Francesco Maria Piave e Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi
Simon Boccanegra LEO NUCCI
Amelia CARMEN GIANNATTASIO
Jacopo Fiesco DMITRY BELOSELSKIY
Gabriele Adorno GIORGIO BERRUGI
Paolo Albiani MASSIMO CAVALLETTI
Pietro ERNESTO PANARIELLO
Capitano dei balestrieri LUIGI ABANI
Ancella di Amelia BARBARA LAVARIN
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala 
Direttore  Myung-Whun Chung
Maestro del Coro Bruno Casoni
Regia Federico Tiezzi ripresa da Lorenza Cantini
Scene Pier Paolo Bisleri
Costumi Giovanna Buzzi
Luci Marco Filibeck
Produzione Teatro alla Scala in coproduzione con Staatsoper Unter den Linden di Berlino
Milano, 1 luglio 2016 
Una nave ormeggiata nel porto di Genova. Marinai, con movenze coreografiche, mimano tutte le azioni del caso. Tirano funi, scaricano le mercanzie e godono dell’arrivo nella città ligure. E mentre si compiono le operazioni ha inizio il prologo con la candidatura, fortemente caldeggiata dall’orefice Paolo Albiani, dello schivo corsaro Simon Boccanegra a nuove doge della Repubblica Genovese. A sinistra del palco, affianco alla nave, una scala che rimanda idealmente alla casa di Jacopo Fiesco, dove giaceva la figlia Maria, amata dal corsaro e con cui non aveva potuto realizzare il sogno d’amore, ormai spirata. Il primo atto invece si apre con un giardino, quello dei Grimaldi, abbellito da quattro cipressi di cui imponenti sono le radici che emergono dal suolo. Una sorta di risveglio di sei donne, tra cui Amelia e la sua ancella. Per poi passare alla Sala del Consiglio nel Palazzo degli Abati, con dodici consiglieri nobili da una parte e dodici consiglieri popolari dall’altra. Al centro il Doge e alle spalle dell’intero Consiglio un enorme quadro con un naufragio, ad anticipare il finale drammatico. Nel secondo atto notiamo la stanza del Doge nel Palazzo Reale con un lampadario che quasi ricorda un sistema di pianeti, ben diverso dal nostro sistema solare, e al cui centro una lunghissima tavola apparecchiata solo per due, ubicati dai lati opposti. A destra una caraffa per l’acqua, dove Paolo Albiani versa il veleno per vendicarsi del trattamento che Simon Boccanegra, che aveva sempre sostenuto, gli aveva riservato. Il terzo atto semplicemente il trono dorato del doge e uno sfondo che si modifica. Entra in scena legato da otto funi ben tese da altrettanti soldati, Paolo Albiani che vanta la sua vendetta. Lo sfondo quindi si modifica riproducendo prima l’esterno e poi si concentra, grazie a un telone nero, sull’intimità della stanza, seguendo gli ultimi attimi del protagonista che benedice la figlia e l’amato Gabriele Adorno, e che si riappacifica con Fiesco a cui affida la proclamazione del suo successore. Intanto entra in scena un enorme specchio che piano piano si inclina riflettendo al contrario quanto si stava consumando in scena, a dimostrazione del discioglimento di tutti i nodi e di tutte le incomprensioni che si erano generate negli ultimi venticinque anni. E mentre Simon Boccanegra si spegne, circondato dai suoi congiunti in lacrime, il telone nero lascia il posto alla corte dogale e al popolo, commossi per la perdita, mentre viene individuato nel genero Gabriele Adorno il nuovo Doge.
Su queste scene di Pier Paolo Bisleri, Federico Tiezzi, ripreso da Lorenza Cantini, realizza una regia chiara, determinata, curata, dove molta attenzione è data alla gestione degli spazi scenici, soprattutto nei momenti di insieme, alla presenza di elementi simbolici ben inseriti nell’allestimento e alla corporeità tanto dei figuranti quanto dei solisti e dei cantanti del coro. Rispetto a quest’ultimo aspetto, ogni gesto e ogni espressione esprime un’idea registica chiara, mai lasciato al caso. Si intuisce il grande lavoro su ogni singolo personaggio e il desiderio di rendere al meglio la storia di Simon Boccanegra che si dipana tra sentimenti, ricordi, intrighi, strategie, incomprensioni e ragion di stato.La cura dell’ambientazione e la valorizzazione delle corporeità sono fortemente legate ai costumi molto raffinati ed eleganti firmati da Giovanna Buzzi.
La direzione musicale di Myung-Whun Chung, che per la prima volta è sul podio per una partitura di Verdi al Teatro Alla Scala, è stata assolutamente convincente. I dialoghi sommessi e le atmosfere tetre e misteriose contrapposti a momenti corali o tumultosi anticipano, già nel Prologo, la chiarezza che Whun Chung evidenzierà di volta in volta, le congiure, le insurrezioni, le peorazioni, le esplosioni delle passioni civili, dando loro, come sfondo, sonorità ampie, intense, all’occorenza maestose, sempre magistralmente dosate. La validissima Orchestra scaligera, sapientemente guidata, riesce a esprimere l’aderenza della musica al dramma. Ascolta, risponde,  proclama, sussurra, bisbiglia, sostiene. Violoncelli, archi, legni e ottoni si esprimono con pienezza, affidandosi alla sapienza direttoriale.
Sull’attuale Leo Nucci si è già detto, crediamo tutto: carisma scenico, la capacità di rendere le sfumature del suo personaggio, che si muove fra l’uomo di potere e il padre. Il fraseggio è sempre scolpito, nonostante l’evidente affievolimento dei centri. Pressochè immutato il da sempre brullante registro acuto che suona svettante e ben proiettato. Intenso e vibrante risulta “E vo gridando pace, e vo gridando amore” che arriva, autorevole, diretto e consapevole, a chi lo ascolta. Giorgio Berrugi  è stato, a nostro avviso, un più che convincente Gabriele Adorno. Interprete e cantante appassionato, facile negli acuti, valido nell’uso delle mezzevoci, eloquentissimo. Il suo “Sento avvampar nell’anima” è esemplare. Dmitry Beloselskiy ha altrettanto egregiamente vestito i panni di Jacopo Fiesco. La sua voce ricca di armonici, possente, la linea di canto sicura gli hanno consentito di rendere con accuratezza questo personaggio cupo, tormentato e anche un po’ ferrigno.  Carmen Giannattasio è un’ Amelia dal fraseggio aristocratico, amorevolmente appassionata e con una linea di canto ricca di suoni tondi, pieni e raggianti in ogni registro. Massimo Cavalletti è un Paolo solido, fine nel fraseggio e interprete disinvolto. Apprezzabili gli altri interpreti: Ernesto Panariello (Pietro), Luigi Abani (capitano dei balestrieri), Barbara Lavarin (ancella di Amelia). In sintesi dunque un bello spettacolo, al cui termine il pubblico in sala ha risposto con copiosi applausi in particolare nei confronti di Leo Nucci e per il Maestro Myung-Whun Chung.

 

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