Amakheru Duo: “Beltà crudele” di Rossini in videoclip

Amakheru Duo: “Beltà crudele” di Rossini in videoclip

Videoclip realizzato da Amakheru Duo
Tenore Francesco Santoli
Pianoforte Simone Di Crescenzo
Gioachino Rossini : Beltà crudele, aria da camera (1821)
Novembre 2016

francesco-santoliDue giovani che sfogliano manoscritti musicali a lume di candela, nella penombra notturna di una biblioteca; poi sorge il sole sul mare di Vasto, con le splendide sale, terrazze e giardini di Palazzo d’Avalos. Così, dal buio alla luce, inizia il videoclip realizzato dal tenore Francesco Santoli e dal pianista Simone Di Crescenzo, gli interpreti della romanza da camera Beltà crudele, scritta da Rossini nel 1821 ma pubblicata a stampa soltanto nel 1847 (Napoli, Girard). È l’ultima produzione di Amakheru Duo, che i lettori di «GBopera» già conoscono da vicino grazie a un’intervista doppia di pochi mesi fa. Molto impegnati nella riscoperta e nella diffusione di un genere poco frequentato dal pubblico come la romanza da camera di Sette- e Ottocento, Santoli e di Di Crescenzo sono artisti, esecutori e studiosi al tempo stesso, perché si preoccupano sempre di inserire la pratica musicale all’interno di un contesto storico-artistico molto accurato, frutto d’indagine musicologica a tutto campo. Allo stesso tempo non nascondono l’ambizione di voler presentare il loro repertorio in maniera moderna, anche con glamour, sfruttando tutte le possibilità comunicative dell’elettronica e dei mezzi audiovisuali. Ora si ripresentano al pubblico non con la registrazione di un concerto, un video più o meno lavorato o un trailer di quanto intendono affrontare in futuro, bensì con un vero e proprio videoclip; un prodotto solitamente associato alle pop stars, connotato irrimediabilmente dalle etichette “commerciale” e “pubblicitario”. In realtà, nel caso di Amakheru Duo, lo spettatore è di fronte a uno dei primi videoclip in assoluto capaci di trasformare un’aria da camera in esecuzione articolata, componendosi insieme musica, canto, immagine, fotografia, narrazione cinematografica. C’è prima di tutto l’ambizione di raccontare il pezzo rossiniano, oltre che di interpretarlo, con l’inserimento in un contesto visivo appropriato: le sale del palazzo d’Avalos e il loro arredamento potrebbero essere coevi alla scrittura rossiniana; i fiori evocati dal testo poetico («Se Nice m’accoglie ridente, vezzosa, / le porgo la rosa, le dono il mio core», negli arcadici senari doppi di N. di Santo-Mango) si trasfondono in quelli dello splendido giardino di Vasto; il ritratto di Adelina Patti (una delle dedicatarie del video) campeggia effettivamente all’interno del palazzo; il mare e il sole d’Abruzzo, infine, con la calda luminosità che li caratterizza, suggestionano e guidano l’ascolto. Per espressa intenzione degli artisti tutto quanto è finalizzato a muovere gli affetti e ingenerare un’emozione. La filologia e la ricostruzione storica forse da sole non basterebbero ad affrontare la sfida del videoclip, un genere che gioca sulla rapidità di cambiamento di inquadrature e atmosfere in una durata di tempo limitata (l’aria rossiniana dura circa sei minuti); per superare l’impressione di una semplice registrazione musicale con regia video, i due interpreti si affidano dunque all’alternanza della loro stessa immagine ora in abbigliamento da concerto ora più casual, ma sempre molto elegante; quindi si avvicendano spazi interni ed esterni, la cultura alla natura, perché l’effetto complessivo sia di un divenire che rispecchi la vitalità del tempo musicale. Le prospettive aeree costituiscono un ottimo pendant delle evoluzioni armoniche di Rossini; la pagina, simone-di-crescenzooltre tutto, non è affatto di semplice esecuzione, perché alla voce si richiede notevole fermezza di intonazione, buona estensione e ovviamente tecnica di un interprete abituato al Rossini operista; tra le differenti rielaborazioni d’autore di quest’aria (incisa tra l’altro da Marylin Horne e Cecilia Bartoli) Amakheru Duo ha scelto la versione più vicina al manoscritto originale. Santoli si disimpegna molto bene, coadiuvato da Di Crescenzo, con cui ha elaborato una serie di abbellimenti, inserito puntature e cadenza conclusiva, nello spirito esecutivo dell’epoca. La voce del tenore ha un timbro molto pregevole: chiara, ricca di armonici, dolce e languida ma senza affettazione; intonazione e capacità di raggiungere anche le note più alte perfette; il tocco del pianista tempera con destrezza il piglio deciso dell’introduzione e della coda con i momenti di più attento accompagnamento vocale. L’impeccabile montaggio sonoro e visivo fanno del video una delizia per le orecchie e per gli occhi.
Amakheru Duo ha voluto dedicare il videoclip a due personalità vocali molto diverse e lontane, Adelina Patti e Daniela Dessì. Se la presenza della prima è collegata alla stima che lo stesso Rossini le dimostrava e al ritratto che per singolare coincidenza si ammira proprio in Palazzo d’Avalos, la seconda rientra negli affetti e nelle frequentazioni professionali, visto che negli ultimi anni Di Crescenzo ne era stato pianista accompagnatore. Per citare la loro stessa presentazione, «l’ultima Diva italiana, […] la grande cantante e i giovani artisti erano legati da profonda stima ed amicizia, e la dedica del video vuole essere un omaggio alla sua memoria». Come ogni gesto di omaggio sincero, ingenera un misto di rimpianto e di tristezza; ma l’armonia di Rossini e la bellezza della luce porgono un senso positivo e perenne all’arte e al lavoro di chi giorno per giorno la rinnova: questo è certamente il messaggio più bello del videoclip di Amakheru Duo.   Foto Nicola Allegri

 

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