Shakespeare in musica: “Hamlet” di Ambroise Thomas

Shakespeare in musica: “Hamlet” di Ambroise Thomas

thomasCompositore famoso insignito con la Légion d’Honneur e con la Grand Croix, Ambroise Thomas si dedicò al teatro soltanto al suo ritorno in Francia nel 1837 dopo il suo soggiorno romano a Villa Medici in qualità di vincitore del Prix de Rome con la cantata Hermann et Ketty. Il suo carattere versatile lo portò a sperimentare sia il genere leggero che quello serio, ma le sue prime opere, nonostante il successo riscosso alle prime rappresentazioni, non rimasero a lungo in repertorio. Fortuna migliore ebbe certamente Hamlet, grand-opéra in cinque atti, composta nel 1867 su libretto di Michel Carré e Louis Barbier tratto da un adattamento francese dell’omonimo dramma di Shakespeare fatto da Alexandre Dumas padre il quale, per la traduzione dall’inglese, si era avvalso della collaborazione di Paul Meurice. Già nel XVIII sec. erano stati fatti adattamenti del lavoro inglese, ma poco fedeli al testo. Uno di questi, Hamlet di Jean-François Ducis, rappresentato nel 1719 alla Comédie-Française, era poco somigliante all’originale in quanto mancavano il fantasma, il duello, la compagnia degli attori e alla fine il protagonista non moriva. A differenza dei suoi predecessori, Dumas realizzò un adattamento più fedele al testo shakespeariano con il quale era venuto in contatto l’11 settembre del 1827 in occasione di una rappresentazione, all’Odéon della tragedia di Shakespeare da parte di una compagnia inglese diretta da William Abbot e che aveva la sua étoile nell’attrice Harriet Smithson, futura moglie di Berlioz. La sua interpretazione di Ofelia non solo causò una vera e propria mania per il personaggio shakespeariano, ma colpì profondamente anche Berlioz che aveva assistito a quella rappresentazione come egli stesso ricordò nelle sue memorie:
harriet-smithson“Un théâtre anglais vint donner à Paris des représentations des drames de Shakespeare alors complétement inconnus au public français. J’assistai à la première représentation d’Hamlet à l’Odéon. Je vis dans le rôle d’Ophelia Henriette Smithson qui, cinq ans après, est devenue ma femme. L’effet de son prodigieux talent, ou plutôt de son génie dramatique, sur mon imagination et sur mon cœur, n’est comparable qu’au bouleversement que me fit subir le poëte dont elle était la digne interprète”[1].
Dumas, divenuto amico della coppia di sposi nel 1840, decise di preparare una versione francese della tragedia di Shakespeare da rappresentarsi al Théâtre Historique da lui stesso fondato. In questa sua versione, pur riprendendo molti brani e personaggi scomparsi in quella di Ducis come Rosencrantz e Guildenstern, il fantasma e i becchini, fece un libero adattamento della tragedia di Shakespeare. Eliminò, infatti, la scena di apertura nella quale si vedono le sentinelle sui bastioni del castello, aggiunse nel primo atto una scena d’amore tra Hamlet e Ophelia e tagliò anche la decisione di Claudius di mandare Hamlet in Inghilterra evitando così che Rosencrantz e Guildenstern morissero. A differenza della tragedia di Shakespeare, Dumas decise di far riapparire alla fine del dramma il fantasma del padre di Hamlet che lancia dure parole contro Gertrude, Claudius e Laërte in punto di morte. A Claudius dice, infatti: désespere et meurs, a Laërte prie et meurs e infine a Gertrude Espère et meure, mentre alla domanda del ferito Hamlet Et quel châtiment m’attend donc?, egli risponde Tu vivras. Su quest’ultima battuta cala il sipario. Nella stesura del libretto ulteriori modifiche furono fatte dai librettisti i quali, in base alla loro esperienza teatrale, erano ben consapevoli del gusto del pubblico poco interessato a lavori complessi e molto lunghi; ridussero, quindi, il numero sia dei personaggi da 30 a 15 comprendenti anche i quattro mimi che avrebbero rappresentato il dramma che delle scene secondarie tra cui il viaggio di Hamlet in Inghilterra. Tale riduzione, che focalizzò il dramma sulla difficile situazione psicologica di Hamlet e sugli effetti prodotti da questi nell’animo di Ophélie, portò alla presenza di quattro personaggi principali: Gertrude, Claudius, Ophélie e Hamlet che garantirono un perfetto equilibro fra parti maschili e femminili secondo lo schema diventato consueto nel grand-opéra: soprano (Ophélie), mezzosoprano (Gertrude), baritono (Hamlet), basso (Claudius).
jeanbaptistefaureRealizzato in quattro atti, il libretto fu ampliato su esplicita richiesta della direzione dell’Opéra che pretese l’aggiunta di un quinto atto e del balletto obbligatorio. Il quarto atto, comprendente nella stesura originaria la scena della follia e quella dei becchini, fu così diviso in due mentre il balletto fu aggiunto al suo interno tra l’introduzione corale della scena della follia e il recitativo e aria di Ophélie. Hamlet, rappresentato per la prima volta all’Opéra il 9 marzo 1868 con Jean-Baptiste Faure (Hamlet) e Christine Nilsson (Ophélie), fu un grande successo che si ripeté in moltissimi teatri europei dove fu rappresentato dopo la première. L’opera, tuttavia, non fu elogiata anche sui giornali francesi; su «Le Figaro» dell’11 marzo 1868 si legge, infatti:
“L’œuvre dont j’ai à parler aujourd’hui est de celles que la critique doit accueillir avec une attention respectueuse. Je ferai tout à l’heure mes réserves, et elles sont nombreuses. J’ai hâte de dire que l’Hamlet de M. Ambroise Thomas porte la radieuse marque des labeurs fervents, des aspirations généreuses. […]
Chaque œuvre écrite par lui a été une marche dans ce sens. M. Thomas manie admirablement la masse orchestrale. Il aura vu dans Hamlet un sujet qui se prêtait merveilleusement aux développements de l’orchestre, par la rareté même des situations fortes et tranchées; il se sera christinanilssoncru assez puissant pour dominer le public pendant cinq actes et le faire pénétrer, à force de science, à force de combinaisons ingénieuses et délicates, au plus profond de l’âme de ses personnages. Si un musicien français eût pu mener à bonne fin une pareille tâche, c’était certainement M. Ambroise Thomas. Mais l’œuvre entreprise était irréalisable. Il faut au théâtre autre chose que le style symphonique, que la forme symphonique. C’est quand il est sorti de cette forme, de ce style, qua M. A. Thomas a faibli”[2].
Non furono entusiasti nemmeno i giornalisti inglesi, come si può leggere sul «Pall Mall Gazette» nel quale la critica pose a confronto l’opera di Thomas con l’originale shakespeariano che nella trasposizione operistica avrebbe perso il suo carattere tragico:
“No one but a barbarian or a Frenchman would have dared to make such a lamentable burlesque of so tragic a theme as Hamlet”[3].
L’opera
Atto primo

hamlet-es-1Dopo un tetro e misterioso preludio che sembra evocare il fantasma del padre e introduce la tragedia, la scena si apre sulla corte danese dove sono in corso i festeggiamenti per l’incoronazione della regina Gertrude che ha sposato Claudius, fratello del primo marito. Una fanfara festosa e una breve marcia introducono il coro Que nos chants montent jusqu’aux cieux! Alla festa partecipa anche il re che incorona la regina (O toi qui fus la femme). Poco dopo, introdotto da un pensieroso tema affidato agli archi gravi,  che lo accompagna durante l’opera (Es. 1), fa il suo ingresso il principe Hamlet, figlio del re morto, adirato con la madre perché si è sposata in seconde nozze con Claudius  (Recitativo Vains regrets!) e, quando tutti si avviano nella sala del banchetto egli, rimasto solo, è raggiunto da Ophélie con la quale canta un duetto d’amore.
hamlet-es-2La fanciulla è introdotta da un tema affidato ai legni che ne rappresenta la giovanile purezza (Es. 2), mentre il duetto si segnala per l’Andantino con moto (Doute de la lumière), il cui testo, ricalcante Doubt thou the stars are fire della tragedia di Shakespeare, è una nuova occasione per Hamlet di confermare ad Ophélie il suo amore. I due sono interrotti da Laërte venuto a salutarli essendo stato mandato dal re in Norvegia. Nella sua cavatina (Pour mon pays, en serviteur fidèle) piuttosto convenzionale nonostante qualche espansione lirica, il giovane affida la sorella ad Hamlet. Una nuova fanfara annuncia l’inizio del banchetto al quale, però, Hamlet decide di non partecipare. La scena si conclude con il coro piuttosto convenzionale e dal ritmo marziale, Nargue de la tristesse, con il quale i cortigiani si augurano che possa essere scacciata dal regno la presente noia e deridono Horatio e Marcellus che, in cerca di Hamlet, affermano di aver visto il fantasma del defunto re.
Un breve preludio, aperto dall’inquietante e sinistro rullo dei timpani del preludio iniziale, introduce l’atmosfera tetra della scena seconda che si svolge sui bastioni del castello, teatro dell’apparizione del re la notte precedente. Hamlet è raggiunto da Horatio e Marcellus che gli raccontano di aver visto il fantasma del padre. A mezzanotte il defunto re appare producendo una forma di sgomento che si esprime nella splendida Invocation (Spectre infernal! Image venerée!) dalla scrittura vocale franta che non trova quasi mai delle espansioni liriche. Il fantasma, dopo aver fatto cenno di voler restare solo con Hamlet per raccontargli che è stato ucciso da Claudius con un veleno (écoute moi), chiede al figlio vendetta. Hamlet giura al padre che avrebbe vendicato la sua morte (Ombre chère).
Atto secondo.
Un breve entr’acte, basato sul tema dell’Andantino del duetto, introduce la scena iniziale del secondo atto che si svolge nei giardini del castello. Qui Ophélie legge un libro (aria: “Adieu, dit-il, ayez-foi!”) ma nello stesso tempo pensa al nuovo atteggiamento indifferente di Hamlet il quale, vedendola da lontano, va via senza parlare. Raggiunta dalla regina, che, avendola vista infelice, le chiede le ragioni del suo stato d’animo (Je croyais près de vous trouver mon fils), la giovane le dice che vorrebbe andare via dalla corte. La Regina rifiuta alla fanciulla il suo consenso nell’arioso Dans sons regards plus sombre e manifesta la speranza che la presenza di Ophélie possa aiutare Hamlet a superare lo stato di follia. Andata via Ophélie, Gertrude è raggiunta, prima, dal marito, al quale riferisce i suoi sospetti sul fatto che Hamlet conosca la verità sulla morte del padre (Duetto: L’âme de votre fils est à jamais troublé), e, poco dopo, da Hamlet il quale, fingendosi pazzo, rifiuta ogni apertura di amicizia di Claudius, il quale vorrebbe essere chiamato padre da lui, e annuncia di aver ingaggiato una compagnia di attori per una rappresentazione che sarebbe avvenuta quella sera. Andati via Claudius e Gertrude, Hamlet incontra gli attori, accompagnati da Horatio e Marcellus (Voici les histrions mandés par vous, Seigneur) ai quali ordina di recitare L’assassinio di re Gonzago e, per avvalorare la tesi della sua pazzia, canta un brindisi (Chanson Bacchique).
È sera e tutti sono riuniti nella grande sala del castello per assistere alla rappresentazione. La scena è introdotta da una Marcia danese dalla struttura tripartita (A-B-A). Hamlet prende posto accanto ad Ophélie e non smette di fissare il re e la regina quando, dopo un assolo di saxofono, che, secondo quanto affermato da Annegret Fauser è il primo esempio dell’uso di questo strumento nel teatro d’opera, si apre il sipario. Il lavoro racconta una storia simile a quella del re morto sconvolgendo Claudius che interrompe la rappresentazione e manda via gli attori. A questo punto Hamlet accusa Claudius della morte di suo padre e gli strappa la corona dalla testa. L’atto si conclude con un grande settetto e coro cantato dai presenti.
Atto Terzo.
Dopo un entr’acte dai toni verdiani nel quale ritorna il tema di Ombre chère, la scena si apre sugli appartamenti della regina dove Hamlet recita il celebre monologo Être ou ne pas être e poi si nasconde dietro un arazzo da dove vede Claudius, appena entrato, pregare preso da rimorso (Je t’implore, ô mon frère). Hamlet, dopo aver pesnato che l’anima di Claudius può essere salvata solo se è ucciso mentre prega, ritarda il suo proposito di vendetta. Hamlet assiste alla conversazione tra il re e Polonius sopraggiunto e dalle loro parole intuisce che sono stati complici (Polonius est son complice! le père d’Ophélie) ma aspetta che essi escano per riapparire nella stanza dove entrano Ophélie e la regina. Costei cerca di convincere il figlio ad affrettare le nozze che Hamlet rifiuta non potendo sposare più la figlia dell’assassino Polonius. In seguito Hamlet cerca di far confessare alla madre la sua colpa, ma la regina rifiuta e in quel momento appare il fantasma che gli ricorda che deve risparmiare sua madre (Mon fils!).
Atto quarto.
Un brevissimo entr’acte, caratterizzato da un assolo del clarinetto, introduce l’atto quarto costituito da due scene: quella del balletto iniziale e quella della follia di Ophélie. Il balletto, chiamato La Fête du printemps, è costituito da 5 numeri (Pas des chasseurs,  Pantomime, Valse-Mazurka,  Scène du bouquet, La Freya, Strette finale) introdotti da un coro di paesani che cantano Voici la riante saison. In questo luogo apparentemente sereno subito dopo si consuma la tragedia di Ophélie che, introdotta dal tema che l’ha caratterizzata sin dall’inizio, è ormai pazza. La ragazza, dopo aver danzato e aver annunciato in una forma di delirio le sue prossime nozze con Hamlet (Le voilà! Je crois l’entendre), entra nel fiume per raccogliere dei fiori, ma, strascinata dalla corrente, muore annegata.
Atto Quinto.
Nel cimitero nei pressi di Elsinore Hamlet vede due becchini che stanno scavando una fossa (Dame ou prince, homme ou femme) e chiede loro per chi la stanno preparando. I due affermano di non conoscere l’identità della persona morta che è in realtà Ophélie. Hamlet, che sa della pazzia della fanciulla ma non della sua morte, intona una delle arie più belle dell’opera, Comme une pâle fleur!, una tenera elegia in onore della ragazza.
In quel momento giunge Laërte ritornato dalla Norvegia il quale, avendo appreso del ruolo svolto da Hamlet nella morte della sorella, lo sfida a duello (Vous avez frémi, Prince? … Oui, je suis de retour; c’est moi!). Nel duello Hamlet è ferito, ma il loro combattimento è interrotto dal corteo funebre in onore di Ophélie. In quel momento riappare il fantasma il quale, dopo aver esortato Hamlet a uccidere Claudius, cosa che il figlio fa prontamente, ordina a Gertrude di andare in convento. L’atto si conclude con l’acclamazione di Hamlet nuovo re.

[1] H. Berlioz, Mémoires, Vol. I, Paris, Gallimard, 1969, p. 125: «Una compagnia inglese venne a Parigi per rappresentare alcuni drammi di Shakespeare allora totalmente sconosciuti al pubblico francese. Assistetti alla prima rappresentazione di Hamlet all’Odéon. Vidi nel ruolo di Ofelia Henriette Smithson che, cinque anni dopo, sarebbe diventata mia moglie. L’effetto del suo prodigioso talento, o piuttosto del suo genio drammatico, sulla mia immaginazione e sul mio cuore, può essere paragonato solo allo sconvolgimento che mi fece subire il poeta di cui la era degna interprete».
[2] L’opera di cui parlerò oggi appartiene alla schiera di quelle che la critica deve accogliere con un’attenzione piena di rispetto. Farò subito le mie riserve che sono numerose. Voglio dire subito che Hamlet di Ambroise Thomas porta il radioso segno di fatiche piene di fervore e di aspirazione generose. Ogni opera da lui scritta è stata un passo in avanti in questo senso. Il signor Thomas padroneggia in modo ammirevole la massa orchestrale. Avrà visto in Amleto un soggetto che si prestava meravigliosamente agli sviluppi dell’orchestra per la scarsa presenza di azioni forti e di spicco. Si sarà ritenuto capace di dominare il pubblico per tutta la durata dei cinque atti e di farlo penetrare, grazie alla sua sapienza musicale, alle combinazioni ingegnose e delicate, nella profondità dell’anima dei suoi personaggi. Se mai un musicista francese fosse riuscito a condurre a buon fine un simile compito, questo è certamente Ambroise Thomas. Ma l’opera intrapresa è irrealizzabile. In teatro ci vuole ben altra cosa dello stile sinfonico, della forma sinfonica. È quando è uscito da questa forma, da questo stile che Thomas è venuto meno.
[3]B. Fischer-Williams, Hamlet à la Française, in «Opera News», 1978, ann. 43 (4), p. 42: «Nessun altro se non un barbaro o un francese avrebbe osato  fare una così deplorevole farsa di un così tragico soggetto come quello di Amleto».

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