“Porgy and Bess” al Teatro alla Scala

“Porgy and Bess” al Teatro alla Scala

Teatro alla Scala – Stagione d’opera 2015/2016
“PORGY AND BESS”
Opera in tre atti di George Gershwin, DuBose e Dorothy Heyward e Ira Gershwin.
Musica di George Gershwin
Porgy MORRIS ROBINSON
Bess KRISTIN LEWIS
Sporting Life CHAUNCEY PACKER
Serena MARY ELIZABETH WILLIAMS
Crown LESTER LYNCH
Maria, Strawberry Woman, Annie, Lily TICHINA VAUGHN
Clara ANGEL BLUE
Jake, Frazier, Undertaker, Coroner DONOVAN SINGLETARY
Mingo, Robbins, Peter, Crabman CAMEO HUMES
Detective, Archdale, Policeman STEFANO GUIZZI
Jim MASSIMO PAGANO
Nelson MASSIMILIANO DI FINO
Scipio KELIAN ARUANNO
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro Alla Scala diretto da Marco De Gaspari
Direttore Alan Gilbert
Maestro del coro Bruno Casoni
Regia, concezioni sceniche e luci Philipp Harnoncourt
Costumi Elisabeth Ahsef
Video Max Kaufmann e Eva Grün
Esecuzione in forma semiscenica
Nuova produzione Teatro alla Scala
Milano, 22 novembre 2016
“Porgy and Bess” è senza dubbio la grande epopea musicale del popolo di colore, l’emblema dell’“American folk opera”. La musica di Gershwin è ricerca di stile e raffinatezza che partendo dal materiale popolare, riconducibile al blues, allo spiritual, al gospel, al dixieland, al  worksong, allo street  cry, al jazz, raggiunge un’unità stilistica impressionante e un linguaggio immediato, frutto di un lavoro attento di ricalco e ricreazione personali. L’opera riprende la contrapposizione, già presente nel romanzo di Heyward “Porgy” da cui è tratta, tra la comunità nera – chiusa in se stessa e superstiziosa – e il mondo dei bianchi che la circonda, percepito dalla prima come punitivo e giudicante. Il canto è riservato ai neri, a loro è dato esprimersi in modo totale, mentre ai bianchi, inseriti in ruoli marginali, si concede solo il recitativo. “Porgy and Bess”  è un titolo unico nel suo genere poiché è capace di amalgamare con raffinatezza il melodramma europeo e svariate componenti della musica d’oltreoceano, e dopo venti anni torna al Teatro Alla Scala di Milano in un’esecuzione in forma semiscenica che tiene conto dei materiali relativi alla prima assoluta del 1935 al Colonial Theatre di Boston.
La regia di Philipp Harnoncourt segue con cura la partitura. Molto tradizionale ed essenziale. Meglio costruita nei momenti intimisti e in quelli drammatici rispetto a quelli corali. Si contraddistingue per delle ricorrenze, tra cui la modalità degli omicidi di Robbins e di Crown realizzata attraverso un pannello che copre gli attori e su cui è proiettata la scena truce che si stava consumando. Sicuramente un allestimento cinematografico in cui i video firmati da Max Kaufmann e Eva Grün rappresentano la forza scenica dello spettacolo, anche se a noi non convincono fino in fondo: come un carillon si modificano creando e ricreando le diverse ambientazioni o vengono proiettati su lamine che entrano ed escono dalle quinte, collocandosi ai lati della scena. Le gradinate, che limitano il movimento in particolare dei coristi, i pannelli, il passeggino, la tavolozza per giocare a dadi e pochi altri oggetti sono gli elementi scenici presenti, ma tale sobrietà non limita il potere espressivo della messa in scena, delegato in particolare alla grande verve teatrale di tutti gli interpreti. Sulle gradite spesso si colloca il coro che, come nel teatro greco, partecipa e commenta quando vede. Molti coristi hanno in mano la partitura: una scelta registica o una protesta sottile contro i tagli alla cultura? Intenso il finale gospel del primo atto e simpatica la scena dell’aggressione di Sporting Life da parte di Maria: il primo temendo l’evirazione difende i propri genitali. Sul podio della superlativa Orchestra scaligera, il newyorkese Alan Gilbert che interpreta, con energia e precisione, i colori e la complessità della partitura di Gershwin, ben calibrando la musica colta e i tratti più popolari, valorizzando le voci e creando un’atmosfera coinvolgente e drammaticamente intensa. Raffinata l’esecuzione dei violini e ben concepito il ripetuto ingresso in scena di Davide Laura ad accompagnare il protagonista con il banjo. Passando agli interpreti, ben sostenuti dal Coro scaligero, risulta molto buona la prova di Morris Robinson che ben tratteggia la personalità “da strappalacrime” di Porgy, . Una mimica facciale impressionane e una cura del movimento e del gesto da grande attore. La sua è una voce profonda e scura, stabile nel registro medio-grave, meno in quello acuto. Bess, interpretata da Kristin Lewis (che conosciamo in molti ruoli verdiani) è  sensuale e scenicamente brillante.  Una serata non facile per il soprano che, per problemi di pressione, ha dovuto far sospendere per quindici minuti l’ultimo atto. Una voce che sa essere graffiante e squillante negli acuti, ma debole nel registro grave. Buono il suo fraseggio e apprezzabile l’uso delle mezzevoci. Chauncey Packer (Sporting Life), brillante scenicamente e con una vocalità chiara, rende, con precisione, leggerezza e con un certo swing, il personaggio di Sporting Life, conquistando la simpatia del pubblico. Lester Lynch è un convincente Crown. La sua presenza scenica riempie. La sua sensualità perversa e la sua forza ci obbligano a catalizzare la nostra attenzione su di lui. Una voce rotonda, pastosa. Una buona estensione. Ottima tecnica. Grande la tensione drammatica e forte per volume. Mary Elizabeth Williams, dotata di una vocalità interessante, ben rende il personaggio di Serena. Belli i suoi legati, buona la tecnica, robusta l’emissione. La sua voce ampia ben si esprime nel registro acuto. Il soprano Angel Blue veste, con grazia, i panni di Clara, ammaliandoci, col suo bel timbro, nel suo “Summertime” che rende, con un bellissimo uso del registro acuto, sognante e malinconico al testo stesso, in un crescendo di intensità drammatica. Tichina Vaughn è praticamente sempre in scena, rivestendo i ruoli di Maria, Strawberry Woman, Annie, Lily. Fra tutti spiccano i primi due, ma soprattutto nei panni della maliziosa Strawberry Woman emergono la sua bella linea di canto. Una voce bella e proiettata e una notevole presenza scenica distinguono Donovan Singletary soprattutto nei panni  Jake. Un bel timbro e una vocalità rotonda e piena è quella di Cameo Humes (Mingo, Robbins, Peter, Crabman), sempre ben centrato sul palco. Nel complesso valido il  resto del cast, formato dall’attore Stefano Guizzi (Mr. Archdale/Detective/Policeman), dal baritono Massimo Pagano (Jim), dal tenore Massimiliano Di Fino (Nelson) e dalla voce bianca soprano Kelian Aruanno (Scipio). Concludiamo ricordando l’ottima prova complessiva delle Voci Bianche dell’Accademia Teatro Alla Scala.

 

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