Verona, Teatro Filarmonico: “Pagliacci”

Verona, Teatro Filarmonico: “Pagliacci”

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica 2016/2017
“PAGLIACCI” 
Dramma in un prologo e due atti
Libretto e musica di Ruggero Leoncavallo 
Nedda DONATA D’ANNUNZIO LOMBARDI
Canio WALTER FRACCARO
Tonio DEVID CECCONI
Peppe FRANCESCO PITTARI
Silvio FEDERICO LONGHI
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Coro di voci bianche A.Li.Ve
Direttore Valerio Galli 
Maestro del coro Vito Lombardi
Maestro del coro di voci bianche Paolo Facincani 
Regia e scene Franco Zeffirelli 
Costumi  Raimonda Gaetani 
Verona, 22 gennaio 2017  
Dopo cinque anni ritorna al Filarmonico uno tra gli allestimenti più amati degli ultimi anni: i Pagliacci di Franco Zefferelli. Una scenografia coloratissima, ricca e movimentata, proprio sulla linea cui Zeffirelli ci ha abituati anche in Arena. Certamente lo spazio è assai più ristretto, ma l’effetto di piazza affollatissima è molto simile a quello cui abbiamo potuto assistere in Arena per la Carmen e la Turandot dello stesso regista. Una variegata umanità di prostitute, drogati, ragazze madri, travestiti, venditori accoglie festosamente l’ingresso dei pagliacci, assiste al loro spettacolo così come il numeroso pubblico del Filarmonico assiste ad uno dei titoli più amati della lirica. Un grande palazzo in fase di eterna ristrutturazione, come tanti se ne vedono nelle periferie delle grandi città, ci suggerisce che non ci troviamo in un piccolo borgo, ma ai bordi di una città – e di una società – in cui tutto si confonde, i margini, le regole, le risate, perfino gli oggetti sono così confusi da ritrovarsi nei posti più improbabili. Davvero un notevole effetto d’occhio, per una quantità di mimi e figuranti impressionante. Che si tratti di una ripresa e manchi la mano del maestro è percettibile da una gestione talvolte davvero troppo ingombrante delle masse e da ingressi e uscite in diverse occasioni fin troppo imprecise. L’arrivo dei pagliacci non è che il coronamento di una comédie humaine già lungamente avviata. La grandezza di Pagliacci si trova anche in questo: gli attori hanno smesso di recitare, il pubblico –  in scena e in platea – ha pagato per assistere ad una strana commedia tragicamente reale, al punto che realtà e finzione, pubblico e pagliacci si confondono, assumendo nuovi connotati. Chi sono dunque i veri pagliacci? Chi smette di recitare perché sopraffatto dalla realtà o chi alla fine dello spettacolo si alzerà in piedi e potrà continuare a recitare? Le suggestioni e gli spunti che possiamo trarre da questa splendida regia sono notevolissimi, tanto più se uniti ad una performance musicale complessivamente di discreto livello. Valerio Galli si dimostra perfettamente in grado di affrontare le asperità della partitura, senza scadere in facili manierismi. La sua è una direzione colta e filologica, che mostra una lettura nient’affatto superficiale del capolavoro di Leoncavallo. Assai più sguaiatamente verista la lettura di Walter Fraccaro, un Canio troppo spesso sopra le righe: tutto il personaggio è studiato in funzione degli acuti e, nonostante la voce sia indubbiamente in forma, Fraccaro nel ruolo non risulta sufficientemente coinvolgente. Nei passaggi di registro emerge la bella qualità chiara della pasta vocale, ma spesso i suoni risultano schiacciati e vanno ad inficiare una performance che d’altra parte ha il pregio di apparire spavalda e baldanzosa. Altrettanto non entusiasmante la prestazione di Devid Cecconi (Tonio): le mende tecniche causano un’emissione in diverse occasioni poco controllata, per quanto vadano lodate l’espressività e la verve scenica del baritono. Il Prologo nel complesso riesce in ogni caso convincente, come anche lo scambio/scontro con Nedda. Federico Longhi è un Silvio vocalmente interessante: il ruolo è svolto senza problemi e con l’adeguata dose drammatica. Bene anche Francesco Pittari nell’ingrata serenata di Arlecchino, che realizza con intensità ma senza bruschi appesantimenti. Ottima la performance di Donata D’Annunzio Lombardi, una Nedda forse non molto aggressiva – e in effetti non abbiamo davanti una Carmen – ma in ogni caso di voce splendida e priva di difficoltà emissive. Il colore è tra i più ricchi che si siano sentiti recentemente al Filarmonico, la presenza scenica gradevole e misurata. In generale un cast più che efficace per uno spettacolo ben congegnato. Molto bene il Coro, preparato da Vito Lombardi e il Coro di voci bianche A.Li.Ve. istruito da Paolo Facincani. Un foltissimo pubblico saluta calorosamente tutte le professionalità coinvolte. Foto Ennevi per Fondazione Arena

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