Genova, Teatro Carlo Felice: “Così fan tutte”

Genova, Teatro Carlo Felice: “Così fan tutte”

Stagione d’Opera del Teatro Carlo Felice di Genova 2016-2017
“COSÌ FAN TUTTE”
Dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte.
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Fiordiligi  EKATERINA BAKANOVA
Dorabella RAFFAELLA LUPINACCI
Guglielmo MICHELE PATTI
Ferrando  BLAGOJ NACOSKI
Despina BARBARA BARGNESI
Don Alfonso  DANIELE ANTONANGELI
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Direttore  Jonathan Webb
Regia Ettore Scola ripresa da Marco Scola Di Mambro
Maestro del Coro Franco Sebastiani
Scene  Luciano Ricceri
Luci Andrea Anfossi
Recitativi al pianoforte Jonathan Webb
Allestimento  Fondazione Teatro Regio di Torino
Genova, 17 febbraio 2017
Prima di una rappresentazione veramente ben resa, accolta con partecipazione da un pubblico diversificato, molto attento, caloroso e sempre pronto a premiare i virtuosismi dei protagonisti. Possiamo affermare, infatti, con convinzione che a Genova si è fatto onore alla “quintessenza dell’opera buffa”, come la definiva Massimo Mila. L’allestimento, della Fondazione del Teatro Regio di Torino, porta la firma del grande Ettore Scola, ripresa dal nipote Marco Scola Di Mambro: una regia aderente al libretto e di impostazione assolutamente tradizionale, ma non per questo poco brillante. Anzi la messa in scena  si caratterizza per un certo ritmo, garbo, eleganza e ironia e le scene e i costumi d’epoca seguono perfettamente l’idea registica.
Sul palco si vedono rappresentati i sentimenti al tempo stesso nobili e ingenui di personaggi altolocati, la saggezza pratica dei servi, il cinismo dei filosofi, gli equivoci, i travestimenti e la forza della tentazione a tradire, grazie alle astute macchinazioni del burattinaio Don Alfonso e della sua complice Despina. In questo grande gioco di danze, alla fine l’amore vince, quell’amore che per fortuna viene raccontato come possibilità e come costruzione e impegno e non visto come eterno per definizione. Tale consapevolezza ha la meglio come emerge dalla morale conclusiva, riassunta nel titolo ormai proverbiale, tipica della visione razionale del mondo di stampo illuminista: non c’è da illudersi, la fedeltà, in amore, è una promessa verbale puntualmente smentita dai comportamenti. Ma a ben guardare il senso di questa storia, che la musica di Mozart ci racconta in modo spiritoso quanto amaro, frivolo quanto profondo, disilluso quanto accorato e inquieto, è ancora più sottile. E non necessariamente negativo. Alla fine, infatti, Ferrando e Guglielmo sposeranno, rispettivamente, Dorabella e Fiordiligi, come doveva essere fin dall’inizio. È un invito alla possibilità, lontana da ogni forma di determinismo e di sicurezza.
La direzione dall’abile bacchetta di Jonathan Webb, è stata animata e capace di valorizzare sia le pagine di assieme sia le parti solistiche, ben collegando la buca col palco. È stato un arguto nocchiere che ha ben affrontato le imprevedibili e solenni acque della musica del genio austriaco. Buona la prova del Coro del Teatro Carlo Felice nei brevi ma efficaci interventi. Interessante la compagnia di canto: in un allestimento classico si impone questo cast giovane che trova, in particolare dal secondo atto, una sinergia e una coesione veramente impressionanti, interpretando la partitura con vivacità e leggerezza.
Una nota di merito per il settore maschile. In primis, Michele Patti che, con energia e determinazione, interpreta con grande generosità il ruolo di Guglielmo. La sua voce è di bel colore, rotonda, omogenea. Il fraseggio è sufficientemente adeguato. Tali caratteristiche gli assicurano il consenso del pubblico che lo aveva già apprezzato nella scorsa stagione nel ruolo di Don Giovanni. Lo affianca Blagoj Nacoski, dotato di una elegante presenza scenica, unita a una solida gestione della voce per intonazione, varietà di colori e gestione del fraseggio. Questi ingredienti rendono il tenore macedone un credibilissimo Ferrando.  Non meno efficace il Don Alfonso di  Daniele Antonangeli. La voce è  corposa, di bel colore, emessa con grande naturalezza, così come la sua presenza scenica caratterizza validamente il gran “burattinaio”. Passando alle tre protagoniste femminili: Ekaterina Bakanova si misura con consapevolezza con l’impervio ruolo di Fiordiligi. La voce è tecnicamente solida,  eccellente la varietà espressiva che ha portato a una convincente evoluzione interpretativa del personaggio. Molto buona la prova di Raffaella Lupinacci nei panni di Dorabella, che si affianca con stile alla sorella, mantenendo la propria individualità e senza esserne oscurata. Belli i duetti con la Bakanova, così come nelle sue arie la Lupinaicci si mostra morbida ed elegante.  Infine la Despina di Barbara Bargnesi, ineccapibilie nelle arie, sempre aggraziata, brillante senza eccessi nella gestione del personaggio. In sintesi uno spettacolo di gran gusto, ben diretto e molto ben interpretato da giovani e brillanti artisti. Foto Marcello Orselli

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