Bruxelles, Théâtre La Monnaie: “Foxie!” (La piccola volpe astuta)

Bruxelles, Théâtre La Monnaie: “Foxie!” (La piccola volpe astuta)

Bruxelles, Théâtre La Monnaie – Stagione lirica 2016/2017
“FOXIE! (Příhody lišky Bystroušky – La piccola volpe astuata)
Opera in tre atti. Testo e musica di Leóš Janáček
Revírník (il guardiacaccia) ANDREW SCHROEDER
Revírníková (la moglie del guardiacaccia) SARA FULGONI
Rechtor (il maestro di scuola) JOHN GRAHAM-HALL
Farář (il parroco) ALEXANDER VASSILIEV
Harašta VINCENT LE TEXIER
Pásek (l’oste) YVES SAELENS
Bystrouška (la volpe) LENNEKE RUITEN
Pásková (la moglie dell’oste) MIREILLE CAPELLE
Lišák (la volpe maschio) ELEONORE MARGUERRE
Mala Bystrouška (la volpe giovane) MARIA PORTELA LARISCH
Frantík LOGAN LOPEZ GONZALEZ
Pepík MARION BAUWENS
Lapák KRIS BELLIGH
Kohout WILLEM VAN DER HEYDEN
Chocholka VIRGINIE LÉONARD
Cvrček MARION BAUWENS
Kobylka LOGAN LOPEZ GONZALEZ
Skokánek HELEEN GOEMINNE
Datel BIRGITTE BØNDING
Komár ALAIN-PIERRE WINGELINCKX
Jezevec ALEXANDER VASSILIEV
Sova BEATA MORAWSKA
Sojka LIEVE JACOBS
Solo Liščička  MARGARETA KÖLLNER
Orchestra e coro del Théâtre La Monnaie e MM Academy
Direttore Antonello Manacorda
Maestri del coro Martino Faggiani e Benoit Giaux
Regia e costumi Christophe Coppens
Scene Christophe Coppens e i.s.m. architecten
Luci Peter Van Praet
Drammaturgia Reinder Pols
Bruxelles, 21 marzo 2017
La Piccola Volpe Astuta – Příhody lišky Bystroušky nell’originale in lingua ceca – fu ispirata da un fumetto pubblicato a Praga negli anni venti del secolo scorso. All’epoca, Leóš Janáček aveva già settant’anni, e non a caso l’opera mette a confronto giovinezza ed età adulta, offre un inno alla vita e alla natura che sempre si rinnova e una riflessione sull’ineluttabile scorrere del tempo. Temi quasi filosofici che vengono trattati da Janacek nella parte musicale con lievità e poesia, con accenti quasi fiabeschi, in un’opera che è appunto stata battezzata il Sogno di una Notte di Mezza Estate ceco. Su questa base, il Théâtre La Monnaie crea una di quelle trasposizioni in chiave moderna che sono frequenti nel suo programma operistico, e per le quali è ben noto. La discussione se queste modernizzazioni siano o meno auspicabili o accettabili non avrà probabilmente mai fine – ci si chiede, per inciso, perché questo avvenga molto più spesso per l’opera che per il teatro – ed è una questione che in ultima istanza sarà lasciata al gusto dello spettatore. In ogni caso è interessante valutare se queste attualizzazioni siano più o meno riuscite, e se l’inevitabile allontanamento dall’originale abbia un senso o meno, e se sia posto in essere con una sua propria coerenza. Sicuramente la Monnaie offre ampio materiale di riflessione sul tema, ed è interessante seguire questo percorso innovativo di stagione in stagione. L’impressione generale è che queste operazioni riescano meglio nel caso di opere meno conosciute e meno rappresentate, e siano invece più rischiose nel caso dei grandi titoli (si veda per esempio il Don Giovanni della passata stagione), e La Piccola Volpe Astuta attualmente rappresentata a Bruxelles ne è una conferma. Del resto, un’opera popolata di persone e animali che interagiscono e parlano tra loro, immersi in un’atmosfera lirica e sognante, necessita ai giorni nostri di un adattamento convincente, di essere in qualche modo ripensata, per evitare di cadere in allestimenti alla Walt Disney. Il regista, nonché autore delle scene e dei costumi, è Christophe Coppens, artista belga con una formazione in regia teatrale ma divenuto famoso per le sue creazioni di accessori di moda, in particolare cappelli. Il titolo  è già di per sé una dichiarazione programmatica, perché l’opera viene ribattezzata Foxie!, dove l’uso dell’inglese e il punto esclamativo segnalano che l’opera avrà tutta un’altra dinamica rispetto alla favola originale. Foxie è anche il nuovo nome della protagonista, una adolescente tenera e vivace che scopre la vita, incontra il grande amore e diventa donna, e muore. La foresta è trasformata in uno stanzone a metà tra la sala polivalente e la palestra, il bar all’angolo con megaschermo dove scorrono immagini da cultura popolare, una vecchia puntata di Dallas, e dove anche Trump e il politico olandese Wilders fanno il loro debutto su una scena operistica. Una rappresentazione efficace di un mondo caratterizzato da un certo appiattimento culturale. Ci sono, è vero, anche elementi che dovrebbero ricordare l’opera nella sua versione originale, blocchi di rocce e alberi per ricordare il fluire delle stagioni, una gigantesca volpe dagli occhi luccicanti, ma tutto sommato non se ne sentiva la necessità, dal momento che la produzione si annuncia come volutamente moderna. Una trentina di adolescenti a tratti invadono il palco con caotico entusiasmo, simbolo della giovinezza che s’impone e vive assorbita in se stessa e senza curarsi di nessuno, mentre in un angolo gli adulti, il guardiacaccia, il parroco e l’oste rimuginano stancamente sugli amori perduti. Non mancano elementi che scadono nel trash, come la gigantesca lepre morta, con il ventre squarciato, dentro cui Foxie si abbandona ad amorose effusioni con Lišák. E non manca –  e come poteva mancare? – il momento saffico, facilitato dal fatto che il ruolo di Lišák, la volpe maschio, è stato scritto per soprano. In ogni caso, Coppens dimostra di avere la mano felice nel trasporre la favola ai giorni nostri rimanendo comunque fedele allo spirito, ai temi principali, il trascorrere della vita attraverso le sue stagioni, il contrasto tra la giovinezza vibrante e la vecchiaia dei ricordi e della nostalgia. Nella prima parte, a dire il vero, si stenta un po’ a capire dove il regista stia andando a parare, perché la scena è sovraffollata non solo di personaggi ma anche di spunti narrativi che sembrano andare in troppe direzioni. Fortunatamente nel prosieguo il regista ritrova il filo della narrazione e si riallaccia alle idee fondamentali dell’opera originale. Gli interpreti, chiamati a dimostrare egual bravura nella recitazione e nel canto, sono complessivamente di buon livello, l’insieme funziona, pur con qualche caduta di tono. Linneke Ruiten, giovane soprano olandese nel ruolo della protagonista, offre momenti intensi e carichi di emozione, una voce capace di trasmettere la fragilità e insieme l’animo ribelle della volpe, ma la sua prestazione appare alterna, di certo non aiutata da un’orchestra a tratti un po’ troppo presente. Andrew Schroeder è solido e convincente nella sua interpretazione del guardiacaccia, trasformato per l’occasione in un agente di sorveglianza. Comincia forse un po’ sottotono, ma dispiega al meglio le sue capacità vocali nella parte finale. Validi anche John Graham-Hall e Alexander Vassiliev nel ruolo, rispettivamente, del maestro di scuola e del parroco, resi entrambi con efficacia e sensibilità. Il mezzosoprano britannico Sara Fulgoni interpreta la moglie del guardiacaccia con una vocalità calda e corposa e ha un’ottima presenza scenica. Interessante, infine, l’interpretazione di Eleonore Maguerre nel ruolo della volpe maschio, che irrompe sulla scena con allegra vitalità e presta le sue qualità vocali a un personaggio simpatico, baldanzoso e un po’ sbruffone. Buono come sempre il coro dell’Opera de la Monnaie diretto da Martino Faggiani, e merita una menzione speciale anche il coro di giovani voci dirette da Benoit Giaux. L’orchestra de La Monnaie sotto la direzione dell’italo-francese Antonello Manacorda è anch’essa una solida garanzia di qualità, anche se il direttore opta per una lettura “giovanilistica” della partitura, vivace, frizzante anche troppo, in linea con le scelte della regia, e gli accenti più lirici e sognanti passano in secondo piano. Nell’insieme dunque lo spettacolo funziona e si esce dal teatro forse non entusiasti ma nemmeno delusi. Applausi nella norma, che si potrebbero descrivere con l’espressione francese “ça va” – può andare.

 

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