Fondazione I Teatri di Reggio Emilia: “I Puritani”

Fondazione I Teatri di Reggio Emilia: “I Puritani”

Reggio Emilia, Teatro Valli, Stagione d’opera 2016/2017 
“I PURITANI”
Melodramma serio in tre parti. Libretto di Carlo Pepoli
Musica di Vincenzo Bellini
Elvira IRINA LUNGU
Lord Alturo Talbo
CELSO ALBELO
Sir Giorgio
LUCA TITTOTO
Sir Riccardo Forth
FABIAN VELOZ
Enrichetta di Francia
KATO NOZOMI
Lord Gualtiero
LORENZO MALAGOLA BARBIERI
Sir Bruno Robertson
JUAN PABLO DUPRÉ
Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna
Coro della Fondazione Teatro Comunale di Modena
Direttore Jordi Bernàcer
Regia e costumi Francesco Esposito
Scene Rinaldo Rinaldi, Maria Grazia Cervetti
Luci Andrea Ricci
Nuovo allestimento
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Reggio Emilia, 2 aprile 2017
E alla fine fa sovracuto fu. Celso Albelo suggella così la piccola tournée di questi Puritani, partiti da Modena, passati per Piacenza, indi approdati a Reggio Emilia in recita domenicale poco folta per pubblico. Con vocale prodezza, il  nostro getta dunque un colpo di spugna su una performance (spiace dirlo) non immacolata, battezzata con un “A te, o cara” non centrato per intonazione, slentato e condito di portamenti alla ricerca di maggior espressività, con improbabile bordata sul do diesis acuto. “Krauseggia” e nasaleggia assai, il tenore canarino, ma indubbiamente il canto elegiaco a inizio del terz’atto gli sta meglio addosso. E la domanda sorge: approdato a più lirici personaggi, che non sia il caso di abbandonare il ruolo? Riflessione simile si pone anche per Irina Lungu, Elvira di agilità talvolta imprecise, variazioni pretenziose alla Polacca e acuti tirati al primo atto, molto più a suo agio nel cantabile della scena di pazzia. Anche per lei, i tempi sono maturi per altro. E più incline ad accenti veristi appare il canto di Fabian Veloz, solida linea di scuro timbro baritonale, fraseggio generico che almeno (e non è poco) ha dalla sua acuti solidi, prodigiosi. Che ben sfoggia anche alla fine del duetto col basso, lui sì vera grandiosa rivelazione della serata: Luca Tittoto tratteggia Giorgio con bella e franca pronuncia, fa le mezze voci, ingemma “Cinta di fiori” e lo stinto libretto del Pepoli di chiaroscuri, narra senza smancerie e attacca il già citato duetto del second’atto con lungo nobilissimo fraseggio. Neanche a dirlo, per lui un monte d’applausi in corso e a fine d’opera. Fra i comprimari si distingue l’Enrichetta di Kato Nozomi, corretto è Lorenzo Malagola Barbieri come Gualtiero, slegatello nei suoi brevi interventi il Bruno di Juan Pablo Dupré. Ma non di solo canto vive Bellini, checché il primato sia (manco a dirlo) delle voci: il melodismo del Catanese vuol dosato, fraseggiato, ravvivato di rubati crescendi diminuendi. Insomma, vuol concertato. Jordi Bernàcer invece insiste sull’accentazione dei tempi forti, impone staccatini meccanici negli accompagnamenti, mai dà vero respiro, mai suggerisce fisiologica direzione di frase. Tempi perlopiù molto cauti e irremovibili nel loro rigore metronomico, tenacemente supportati da un’Orchestra dell’Emilia Romagna, in forma fra i clarinetti e nella fila dei corni, e da un Coro del Teatro Comunale di Modena che potrebbe essere più incisivo per pronuncia ma sempre efficiente nei suoi tanti (e lunghi, nonostante i tagli) interventi. Regia di Francesco Esposito che poco fa e nulla raccende nello spettatore, scena fatta di grigi pannelli e ferree aste a simulare astratta fortezza, mura semoventi a definire studioli intarsiati e a schiacciare Elvira a centro scena. Pioggia vera, fughe fasulle di cavalieri. In rossi costumi, figuranti spargono petali sulla primadonna, corteo nuziale partorito dalla sua mente delirante. Il fondo si apre su un cielo in technicolor stile Via col vento, soprano e tenore svettano in sconsiderato acuto all’ottava. Immagine finale perfetta per descrivere una produzione onesta ma non audace, ben lontana dall’incuriosire, come invece aveva fatto (e bene) La Wally, l’altro frutto di stagione della cordata coproduttiva della Via Emilia (Parma esclusa). Foto Anceschi

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