Verona, Teatro Filarmonico: “Norma” (cast alternativo)

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica 2016 /2017
“NORMA”
Tragedia lirica in due atti, Libretto di Felice Romani, dalla tragedia L’infanticide di Alexandre Soumet.
Musica di Vincenzo Bellini  
Oroveso, capo dei druidi  MATTIA DENTI
Norma, druidessa, sua figlia, sacerdotessa di Irminsul FRANCESCA SASSU
Pollione, proconsole romano nelle Gallie MIKHEIL SHESHABERIDZE
Adalgisa, druidessa ALESSIA NADIN
Clotilde, ancella di Norma MADINA KARBELI
Flavio, romano, amico di Pollione ANTONELLO CERON
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Direttore Francesco Ivan Ciampa   
Maestro del coro Vito Lombardi
Regia, scene e costumi Hugo de Hana 
Allestimento della Fondazione Arena di Verona 
Verona, 25 aprile 2017
Risale al 2004 questo allestimento del capolavoro belliniano firmato da Hugo de Hana oggi nuovamente risproposto “riveduto e corretto”al Filarmonico di Verona che lo aveva visto nascere. Sicuramente l’elemento nuovo, in questa Norma in “salsa napoleonica”, è dato dall’introduzione di un ampio uso  di proiezioni di soggetti a tema (da sculture romane a David, Canova…un po’ troppo compendio da manuale di storia dell’arte); per il resto de Hana è sicuramente garanzia di eleganza, buon gusto e sobrietà registica (d’altro canto sappiamo che Norma è opera sostanzialmente “statica”). Unica degressione registica (de Hana aveva annunciato una “sorpresa” nel finale) far morire Pollione e Norma non  sul rogo sacrificale,  ma trafitti dalle lance dei guerriei- lancieri galli (guarda caso come la Tosca vista recentemente qui al Filarmonico). Nel complesso un allestimento gradevole agli occhi. Le cose lo sono meno sul piano musicale. Sul podio Francesco Ivan Ciampa che affronta la tutt’altro che facile partitura seguendo la “tradizione”, ossia un come se fossimo ancora negli anni Cinquanta (escluso ogni “da capo” di cabalette e altro), rinunziando alle innovazioni storico-filologiche. Una scelta necessaria? Sicuramente la compagine vocale in scena non è di belcantisti e non  sarebbe stata in grado di reggere una Norma “integrale”. Ciampa ci offre comunque una lettura timbricamente gradevole e il rapporto strumenti-voci abbastanza ben regolato. E veniamo al cast. Non scomodiamo nessun fantasma del passato, nemmeno per semplici citazioni. Se dobbiamo scordarci dei “vocioni”, non possiamo non sottolineare la fragilità tecnica di molte voci dell’attuale panorama lirico. Ascoltiamo molte voci timbricamente gradevoli, musicali, ma tecnicamente disomogenee nell’emissione. Con questa premessa, possiamo semplicemente constatare che Francesca Sassu (Norma) ha almeno  l’intelligenza di non inventarsi una voce che non ha, ossia fingere di essere un soprano drammatico d’agilità. La Sassu si muove con prudenza, evita forzature (la dimensione tragica del personaggio di certo non le appartiene), ripiega su un lirismo intimo e così arriva a portare a termine la recita senza danni. Su questa linea si muove il resto del cast: Mikheil Sheshaberidze è un Pollione che fatica a tenere una linea di canto morbida, sfoggia qualche acuto ma per il resto il fraseggio è monotono. Alessia Nadin (Adalgisa) ha una vocalità piuttosto ambigua e non sempre gradevole. Affrontare il ruolo come mezzosoprano la porta a coprire troppo il suono e le fa ottenebrare talvolta la dizione.  Mattia Denti è un basso baritono alquanto opaco e quindi in evidente disagio come Oroveso. Corretta la Clotilde di Madina Karbeli. Buono il Flavio di Antonello Ceron. Ottima prova per i complessi areniani. Teatro gremito, pubblico plaudente. Foto Ennevi per Fondazione Arena

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