Vincenzo Bellini (1801-1835): “Adelson e Salvini” (versione del 1825)

Vincenzo Bellini (1801-1835): “Adelson e Salvini” (versione del 1825)

Dramma semiserio su libretto di Andrea Leone Tottola. Simone Alberghini (Lord Adelson); Daniela Barcellona (Nelly, sua fidanzata); Enea Scala (Salvini, pittore napoletano); Maurizio Muraro (Bonifacio, servo di Salvini); Rodion Pogossov (Colonnello Struley, nobile in esilio); David Soar (Geronio, confidente di Struley); Leah-Marian Jones (Madama Rivers, governante di Adelson), Kathryn Rudge (Fanny, vassalla di Adelson). BBC Symphony Orchestra, Opera Rara Chorus. Daniele Rustioni (direttore); Eammon Dougan (M° del Coro). Registrazione: BBC Maida Vale Studios, maggio 2016. 2 CD Opera Rara ORC56
Composta come saggio di diploma, Adelson e Salvini è la prima opera di Vincenzo Bellini che, rappresentata, per la prima volta, nel teatrino del collegio di San Sebastiano il 12 gennaio 1825, riscosse un successo tale da essere replicata ogni domenica per un anno intero e da lanciare il giovane compositore catanese nel panorama musicale dell’epoca. Per comporla Bellini si era avvalso di un vecchio libretto che Andrea Leone Tottola, poeta ufficiale del San Carlo e anche librettista di molte opere di Rossini, aveva scritto per Valentino Fioravanti nel 1816 e che dal punto di vista formale ricordava la settecentesca Commedeja pe’ Mmuseca napoletana dalla quale traeva l’alternanza di brani cantati a lunghi dialoghi recitati e l’uso del dialetto napoletano che, però, in questo caso è limitato alla sola parte di Bonifacio. Altro elemento in comune con il genere settecentesco era la sede che aveva ospitato la prima rappresentazione dell’opera di Fioravanti: quel teatro dei Fiorentini che nel XVIII secolo era stato il centro propulsore della Commedeja pe’ Mmuseca.
Al centro della farraginosa vicenda che si svolge in Irlanda intorno al XVII sec. vi è il solito triangolo amoroso il cui protagonista è il pittore italiano Salvini, follemente innamorato di Nelly, fidanzata di Lord Adelson che lo ha ospitato nel suo castello. A complicare la vicenda si aggiunge la presenza di Fanny, un’allieva del pittore del quale è segretamente innamorata, e di Struley, un colonnello proscritto da Adelson nei confronti del quale medita la sua vendetta, mentre l’elemento comico è impersonato da Bonifacio Voccarella (Beccheria nella seconda versione) che canta e recita in napoletano. Il motore dell’opera è rappresentato da Struley che incendia un casino nel parco di Adelson per distogliere l’attenzione dal rapimento di Nelly attuato con la complicità di Geronio, un disertore che funge da suo servitore. Alla fine durante un tafferuglio parte un colpo di pistola in seguito al quale Salvini teme che Nelly sia stata ferita mortalmente. L’opera si conclude con il lieto fine, in quanto Adelson mostra Nelly viva a Salvini che rinsavisce e decide di sposare Fanny e di tornare in Italia.
Nel 1828 Bellini, forse su suggerimento dell’impresario Domenico Barbaja, fece una seconda versione dell’opera nella quale, oltre a ridurre i tre atti a due, sostituì i dialoghi parlati con i recitativi secchi e, infine, fece tradurre in italiano la parte di Bonifacio. Di questa seconda versione, mai rappresentata vivente Bellini, ma ripresa al Teatro Massimo Bellini di Catania il 23 settembre 1992 nell’edizione curata dal musicologo catanese Domenico De Meo, esiste lo spartito per canto e pianoforte pubblicato da Ricordi, la cui stesura fu affidata dallo stesso Bellini a Florimo al quale il compositore era solito scrivere per lettera i cambiamenti da apportare alla partitura. Della prima versione dell’Adelson e Salvini il testimone più consistente fino ad oggi conosciuto era costituito dalla partitura autografa che, conservata presso il Museo Civico Belliniano di Catania e trascritta dal professore Salvatore Enrico Failla nel 1985 per la prima esecuzione moderna dell’opera avvenuta il 6 novembre a Catania in concomitanza con il Convegno Internazionale di Studi Belliniani organizzato dall’Università del capoluogo etneo, è però mutila di alcune parti. L’autografo catanese, infatti, manca della sinfonia e di Immagine gradita, oltre che di altri passi più o meno consistenti. Un fortunato ritrovamento delle parti orchestrali dell’opera nel 2001 nel Fondo Mascarello presso la Biblioteca del Conservatorio di Milano ha consentito a Claudio Toscani di redigere un’edizione critica che, riportando alla luce le parti mancanti nell’autografo catanese, ha permesso l’incisione dell’opera nella sua forma integrale da parte dell’etichetta OperaRara. Questo ritrovamento suggerisce l’idea che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio work in progress dal momento che, come notato dal professore Fabrizio Della Seta nell’importante e dettagliato saggio introduttivo di carattere filologico da lui curato (Adelson e Salvini: a note on the edition),  l’autografo catanese non è altro che un vero e proprio abbozzo, in quanto presenta correzioni e revisioni non sempre facili da interpretare (p. 24); aggiunge lo studioso, inoltre, che la composizione dell’opera continuò durante le prove e le esecuzioni con tagli, cambiamenti e ritocchi (p. 25) e, quindi, è abbastanza normale che tra la versione in bozza (autografo catanese) e quella testimoniata dal Fondo Mascarello  ci possano essere delle differenze. Corredato da un’appendice nella quale è possibile ascoltare versioni differenti della romanza Dopo l’oscuro nembo, del duetto Salvini-Bonifacio del primo atto, del Finale del primo atto e dell’aria di Struley, Ehi Geronio! il Cd di grande impegno e rigore filologico, conferma l’idea che ci si trovi di fronte ad un’opera alla quale Bellini continuava a lavorare;  sempre nel saggio introduttivo Della Seta ci dà, inoltre, conto di un’altra interessante variante riguardante il recitativo che precede l’aria di Salvini dell’atto terzo (Sì, cadrò… ma estinto ancora) che nelle parti conservate nel fondo Mascarello risulta tagliata di ben 34 battute rispetto a quella testimoniata  dall’autografo catanese.
Tra le parti riportate alla luce va innanzitutto segnalata la sinfonia che, andata perduta nell’autografo catanese, è stata oggetto di discussione già sin dalla documentata monografia dedicata al cigno di Catania da Friedrich Lippmann e Maria Rosaria Adamo; gli studiosi si erano chiesti, infatti, quale fosse stata l’ouverture che era stata eseguita nel 1825 dal momento che non era certo se la redazione originaria fosse quella della seconda versione dell’opera, più prolissa nei due temi dell’Allegro, particolarmente lunghi e poco interessanti, o quella testimoniata in particella (con indicazioni degli strumenti) attestata da un manoscritto conservato presso la Biblioteca del Conservatorio di Napoli (rari 4.3.248) che, corrispondente sostanzialmente a quella trovata nel fondo Mascarello, si configura come una prefigurazione di quella del Pirata dalla quale differisce, oltre che per alcuni dettagli nel primo tema dell’Allegro in forma-sonata (un mi raggiunto con un’appoggiatura discendente e qualche lieve differenza di natura ritmica) (Es. 1), per l’assenza dell’Allegro con fuoco iniziale. Le due sinfonie, quella del Pirata e quella dell’Adelson, inoltre, hanno in comune il secondo tema che corrisponde a quello della cabaletta del duetto Salvini-Bonifacio (Oh quante amare lacrime!), non nella forma originaria attestata dall’autografo catanese  di vaga ascendenza rossiniana dove figura con un testo diverso (Ah! se a smorzar l’ardore) e nemmeno in quella dagli accenti più marcatamente belliniani che si può ascoltare nel secondo brano dell’appendice (Duetto Salvini-Bonifacio)  di questo cd  (Oh quante amare lacrime!), ma in quella definitiva della seconda versione. Altro passo consistente riportato alla luce dall’edizione critica è l’Introduzione del primo atto, Immagine gradita, affidata alla voce di Fanny che in questa redazione è due toni sotto rispetto a quella attestata nella seconda versione (in sol maggiore) dalla quale differisce in alcuni passi anche dal punto di vista melodico. Altra piccola perla riscoperta è, inoltre, la cadenza del breve duetto del Finale del primo atto tra Adelson e Nelly con gli interventi del clarinetto, mentre la ripresa nella stretta del tema del crescendo della sinfonia, andata perduta nell’autografo catanese, non è proprio una novità dal momento che è attestata dalla seconda versione dell’opera.
Questa edizione critica dell’Adelson ci permette di conoscere, dunque, il mondo musicale belliniano nella sua forma nascente e ci consegna un partitura che, pur non mancando di qualche reminiscenza della tradizione napoletana e di evidenti influenze rossiniane soprattutto nel trattamento della scrittura vocale del basso buffo, mostra elementi anticipatori dei lavori futuri; tra questi si segnalano l’espansione lirica nel duetto fra Nelly e Salvini e una vocalità più robusta che imprime una maggiore caratterizzazione del personaggio, in questo caso, Salvini. Nell’opera si sentono, inoltre, anche momenti che anticipano La Straniera, ma è, tuttavia, a Nelly, giovane orfana contesa da Adelson e Salvini, che Bellini riservò le più belle pagine della partitura, nelle quali si intravedono già i primi segnali del suo stile. Significativa è la romanza di Nelly, Dopo l’oscuro nembo, che Bellini ritenne tanto matura da decidere di riprenderla nei Capuleti e Montecchi per l’aria di Giulietta, Oh! quante volte, oh quante, e della quale è riprodotta nell’appendice una versione più lunga.  È una melodia nella quale si afferma già la caratteristica espressività belliniana con patetiche appoggiature che sottolineano il testo e sembrano evocare dei sospiri (Es. 2).
Passando all’incisione in questione si ha l’impressione che la concertazione di Daniele Rustioni si segnali per una discreta pulizia del suono e per una gestione delle dinamiche sostanzialmente corretta  oltre che per una certa attenzione ad accompagnare il canto senza mai soverchiarlo; generalmente corretta appare anche la scelta dei tempi, nonostante personalmente preferisca in Bellini tempi più serrati che in alcuni casi, come per esempio nella sinfonia o nella parte introduttiva del Finale del primo atto, dove viene ripreso proprio il primo tema dell’Allegro della sinfonia, sarebbero stati più opportuni. Nel caso citato un tempo leggermente più serrato avrebbe accentuato il carattere nervoso e drammatico di quel tema usato da Bellini per rappresentare lo stato di agitazione di Salvini. Rivolta alla ricerca di una forma di eleganza, la concertazione di Rustioni, in sintesi, non accentua né i contrasti dinamici né quelli ritmici e ciò non solo non giova certo all’interesse generale, ma produce talvolta (come nell’aria Dopo l’oscuro nembo in entrambe le versioni) un senso di noia;  in compenso la concertazione di Rustioni denota una certa attenzione per le sezioni liriche che vengono poste in risalto. Daniela Barcellona è un’ottima Nelly nonostante la sua voce, omogenea e dal timbro intenso (anche se suona un po’ opaco), appaia coloristicamente forse un po’ troppo “matronale”per il ruolo di una fanciulla; il ruolo comunque non è particolarmente complesso e  l’artista triestina si disimpegna complessivamente con gusto e musicalità trovando la sua espressione più intensa in Dopo l’oscuro nembo nelle due versioni nonostante i tempi piuttosto lenti e per la verità un po’ noiosi scelti dal direttore. Anche Kathryn Rudge nei panni di Fanny si distingue per una buona padronanza del fraseggio e del canto di coloratura; dotata di una voce omogenea dal timbro intenso nella parte medio-grave oltre che di una buona dizione, l’artista interpreta con sentimento la sua parte sin da Immagine gradita. Quanto al tenore Enea Scala (Salvini), pur dotato di una voce particolarmente duttile nel registro medio, tende a un’emissione un po’ nasale. Da quanto si può ascoltare dal disco poi la linea di canto appare sempre tra il “forte” e il “mezzoforte”, così come gli acuti suonano un po’ tesi e sbiancati. Il tenore cerca di fraseggiare con gusto che gli consente di dare un’interpretazione sufficientemente credibile del personaggio soprattutto nei passi di maggiore pathos, come il tempo d’attacco del duetto con Bonifacio, Speranza seduttrice. Un buon fraseggio caratterizza anche la prestazione di Simone Alberghini (Adelson), del quale è nota la sensibilità interpretativa unita alla bella voce baritonale. Di spicco il Bonifacio di Maurizio Muraro. Ottimo cantante-attore, Muraro è perfettamente calato nel ruolo, in quanto, oltre ad esibire un napoletano più che rispettabile, si segnala per un fraseggio e per una tecnica curati che contraddistinguono anche la prestazione di Rodion Pogossov il quale, nelle vesti di Struley, si fa apprezzare nell’aria Tu provi un palpito. Sostanzialmente corrette le parti di fianco: Leah-Marian Jones nei panni di Madama Rivers e David Soar in quelli di Geronio. Destano infine qualche perplessità  le sezioni recitate in prosa (anche se l’opera è ambientata nell’Irlanda del XVII sec.) che vedono i cantanti inglesi alquanto impacciati. Di buon livello infine le prestazioni dell’Opera Rara Chorus e della BBC Symphony Orchestra.

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