Padova, Castello Carrarese: “Lucia di Lammermoor”

Padova, Castello Carrarese: “Lucia di Lammermoor”

Padova, Castello Carrarese, Stagione Lirica 2017
“LUCIA DI LAMMERMOOR”
Dramma tragico in tre atti. Libretto di Salvadore Cammarano dal romanzo The bride of Lammermoor di Walter Scott
Musica di Gaetano Donizetti
Lucia VENERA PROTASOVA
Edgardo GIORDANO LUCÀ
Enrico MATTIA OLIVIERI
Raimondo  SIMON LIM
Arturo MATTEO MEZZARO
Alisa LARA ROTILI
Normanno ORFEO ZANETTI
Orchestra di Padova e del Veneto
Coro
Lirico Veneto
Direttore Giampaolo Bisanti
Maestro del Coro Stefano Lovato
Regia, scene, costumi e luci Paolo Giani
Padova, 27 luglio 2017
Una Lucia davvero particolare quella cui abbiamo assistito nella meravigliosa cornice del Castello Carrarese di Padova. L’allestimento era curato da Paolo Giani, del quale avevamo già potuto conoscere lo stile nella produzione di Capuleti e Montecchi dello scorso anno. L’ambientazione di scozzese ha davvero poco: la scena si polarizza intorno a due lune, una grande e pallida, l’altra piccola e scura. Come lo stesso Giani ha presentato si tratta di due lune “cadute”, a rappresentare la caducità del tempo e dell’esistenza; intorno alla luna più piccola sono stati collocati dei corvi, che vorrebbero restituire con più forza l’idea del lutto e dell’ineluttabilità del fato. Al centro della scena una scalinata quasi sanremese si illumina al passaggio dei protagonisti e viene tinta di nero o di rosso con dei drappi fatti rotolare su e giù da una danzatrice. Le masse sceniche vengono gestite in un modo cui Giani sembra particolarmente affezionato: un po’ come capita. I personaggi (tutti vestiti di un nero uniforme che li rende spesso indistinguibili all’occhio) si muovono in maniera apparentemente (?) casuale con drammatica flemma: talvolta zig-zagando tra i corvi, in altre occasioni semplicemente passeggiando per il palco. Non ci ha convinti in Capuleti, non ci convince neppure in questa strana Lucia lunare. L’idea dei simbolismi metafisici ha di certo il suo perché, ma i costumi monocromatici non aiutano il pubblico a seguire la vicenda; la scala è certamente l’elemento più interessante, ma non basta a riempire una scena nel complesso piuttosto statica. Gli altri elementi non vengono adeguatamente sfruttati dalla regia: oltre alla luna “maggiore”, che viene di tanto in tanto abbracciata da Lucia, i protagonisti non interagiscono quasi mai con gli oggetti in scena. In questa cornice si sviluppa una performance musicale complessivamente buona: il direttore è Giampaolo Bisanti, che mostra di saper assecondare appropriatamente le voci – in questa serata spesso molto giovani – mantenendo un buon controllo delle dinamiche orchestrali e scegliendo tempi filologici e adeguati. Generalmente il giovane cast si è battuto bene, a partire dalla protagonista, Venera Protasova, classe 1986: il timbro è certamente bello e la voce è ben calibrata in acuto; la linea del canto scorre e la voce si mantiene avanti, dando prova di possedere una varietà dinamica interessante. Anche a livello attoriale la Protasova si mostra disinvolta e dà al personaggio di Lucia un taglio personale, risultando particolarmente efficace – com’era prevedibile – nella scena della follia. Nel complesso la prova migliore della serata, nonostante anche le altre voci si siano dimostrate all’altezza del ruolo. Bravo Giordano Lucà, un Edgardo in ordine nonostante qualche scelta fraseggistica poco felice; la voce è in ogni caso gradevole e l’emissione solo a tratti indecisa. Sicuramente una promessa, che affinandosi tecnicamente potrà raggiungere ottimi risultati. Bene anche Mattia Olivieri, baritono dallo strumento davvero interessante e di presenza scenica spigliata. Il suo Enrico è ben tratteggiato nelle intenzioni e nelle dinamiche, il fraseggio curato e la linea del canto sicura. Negli assiemi la voce emerge mostrando un ottimo controllo del registro centrale, senza per questo presentare mende in acuto. Ottimo anche il Raimondo di Simon Lim, di cui abbiamo apprezzato la ricchezza timbrica e le scelte dinamiche appropriate e filologiche. Anche scenicamente il suo Raimondo è disinvolto e adeguatamente accorato. Bene anche Matteo Mezzaro nel ruolo di Arturo; completano il cast Lara Rotili (Alisa) e Orfeo Zanetti (Normanno). Nel complesso una Lucia che, nonostante l’allestimento abbastanza improbabile, viene tenuta in piedi da degli interpreti impegnati e preparati, che il pubblico foltissimo saluta con calorosi applausi. Foto Marco Corini

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