Verona, 95° Arena Opera Festival: “Aida”

Verona, 95° Arena Opera Festival: “Aida”

Verona, Arena opera festival 2017
“AIDA”

Opera in quattro atti di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi
Il Re d’Egitto UGO GUAGLIARDO
Amneris, sua figlia OLESYA PETROVA
Aida, schiava etiope MONICA ZANETTIN
Radamès, capitano delle guardie GASTON RIVERO
Ramfis, capo dei sacerdoti RAFAŁ SIWEK
Amonasro, re d’Etiopia, padre di Aida AMBROGIO MAESTRI
Un messaggero PAOLO ANTOGNETTI
Sacerdotessa MARINA OGII
Orchestra, Coro e Corpo di ballo dell’Arena di Verona
Direttore Andrea Battistoni
Direttore del coro Vito Lombardi  
Regia Gianfranco De Bosio 
Coreografia Susanna Egri
Verona, 28 luglio 2017
Arena gremita per uno degli spettacoli più riusciti di questa stagione: la scenografia è quella ormai nota dell’edizione storica 1913, ripresa da De Bosio e già in diverse occasioni presentata su questa stessa testata. Niente da fare, l’effetto è sempre grandioso, per un allestimento che non ha nulla da invidiare in maestosità a quello del team catalano “La Fura dels Baus”, che pure ha ottenuto un buon successo nella prima parte di questa stagione areniana. La scena è, naturalmente, assai più statica ma senza perdere per questo in imponenza: certo, stiamo parlando di un allestimento più kitsch che vintage, con atmosfere e colori da cartolina glitterata, ma siamo in Arena e l’effetto complessivo rimane strepitoso. Anche la performance musicale è di tutto rilievo: Andrea Battistoni presenta una lettura di Aida davvero emozionante. La cura dinamica è certosina e i tempi perfettamente adatti alle voci. Non si evidenziano scollature nel trionfo (incredibile) e il terzo atto risulta adeguatamente onirico e affascinante. Bene anche la scena del giudizio, nonostante l’Amneris non del tutto convincente di Olesya Petrova: il mezzosoprano ha timbro interessante, ma non controlla a sufficienza l’emissione e ne risultano dinamiche sfocate e generalmente piatte. L’anatema non dà i brividi sperati, mentre negli assiemi la voce resta perfettamente udibile. Certi delle possibilità vocali della Petrova, ne prevediamo un sicuro miglioramento nel corso delle recite.
Molto bene Monica Zanettin nel ruolo di testa: la voce è in forma, i passaggi di registro sicuri e la performance attoriale più che convincente. Splendidi i filati, ottimo il registro centrale e molto bene la tenuta del fiato. La Zanettin non mostra mende emissive, confermandosi un’Aida di assoluto rilievo. Gaston Rivero è un Radamès preciso e composto, di cui abbiamo apprezzato la cura delle dinamiche e uno studio attento del colore. Il timbro è interessante, gli acuti non sempre squillanti ma comunque in ordine. Si evidenzia qualche problema nei passaggi di registro, particolarmente nel primo atto; nel corso della rappresentazione Rivero è comunque in grado di riprendersi risultando complessivamente convincente, nonostante il registro centrale risulti a tratti piuttosto opaco. Eccellente, come da pronostico, l’Amonasro di Ambrogio Maestri, ormai di casa nel ruolo del re etiope: alla presenza scenica notevole Maestri accosta una ricchezza dinamica invidiabile, oltre che a una tecnica assolutamente collaudata. Non ci sono imprecisioni negli insiemi e la voce risulta sempre perfettamente udibile, mentre la pronuncia è sempre meravigliosamente intelligibile. Non brilla Ugo Guagliardo nel ruolo del Re, portandosi a casa comunque una prestazione discreta. Molto bene Rafal Siwek, che realizza nuovamente un’ottima performance, sia dal punto di vista musicale che scenico: adeguatamente ieratico e inesorabile, il suo Ramfis è perfettamente credibile e la voce più che in ordine. Il timbro è molto ricco e l’emissione mai incerta. Molto bene Paolo Antognetti nel ruolo del messaggero, accorato e preciso, come anche Marina Ogii, Sacerdotessa in ordine e di voce affascinante. Come sempre molto bene il Coro, preparato da Vito Lombardi; i movimenti delle masse sceniche risultano sempre di grande effetto, come anche le coreografie di Susanna Egri. Un pubblico da tutto esaurito accoglie con entusiasmo una delle migliori Aide di questa stagione 2017. Foto Ennevi per Fondazione Arena

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