“Giselle”: trionfo del romantico al Teatro dell’Opera di Roma

“Giselle”: trionfo del romantico al Teatro dell’Opera di Roma

Roma, Teatro dell’Opera, stagione di balletto  2016-2017
“Giselle”
Balletto in due atti
Musica Adolphe Adam
Coreografia Patricia Ruanne da Jean Coralli e Jules Perrot
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma
Giselle REBECCA BIANCHI
Albrecht CLAUDIO COVIELLO
Myrtha MARIANNA SURIANO
Scene e costumi Anna Anni
Luci Mario De Amicis
Direttore Nicolae Moldoveanu
Orchestra, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Roma, 20 settembre 2017

Si chiude con il classico Giselle la stagione di balletto del Teatro dell’Opera di Roma e si chiude soprattutto con una Giselle che da Villi si trasforma in stella al termine della première, quando Rebecca Bianchi, negli abiti della protagonista, è nominata étoile dal presidente del teatro nonché sindaco di Roma Virginia Raggi alla presenza del sovrintendente Carlo Fuortes e della Direttrice del Corpo di ballo Eleonora Abbagnato. Di formazione scaligera, la Bianchi è entrata a far parte del Corpo di ballo del lirico romano nel 2009, divenendo nel 2015 solista e subito dopo prima ballerina, e nel 2016 proprio per l’interpretazione del ruolo di Giselle ha avuto la candidatura al Premio Benois de la Danse.
Il fascino di questo balletto romantico (Opéra di Parigi, 1841), scritto da Théophile Gautier in collaborazione con Jules Henri Vernoy de Saint-Georges, rimane immutato nel tempo anche quando lo spettacolo non risulta in tutte le sue parti all’altezza delle aspettative.
Giselle è una giovane contadina innamorata di Loys, che ricambia il suo amore, nascondendole però la sua vera identità di nobile e promesso sposo a Bathilde. Travestitosi da contadino per conquistare la fanciulla, Loys – in realtà Albrecht– verrà scoperto pubblicamente grazie all’arrivo della sua fidanzata e alle prove che fornisce il sospettoso Hilarion, guardacaccia del villaggio innamorato di Giselle. In seguito al tradimento, la ragazza impazzisce e muore di dolore dopo una lunga scena di delirio in cui i ricordi le affiorano facendole rivivere così i felicimomenti insieme a Loys.
Il contesto rurale, nell’occasione della festa della vendemmia, offre lo spunto pernumerose danze corali, fra cui quella delle otto amiche di Giselle (Eugenia Brezzi, Giorgia Claenda, Sara Loro, Federica Maine, Marta Marigliani, Giovanna Pisani, Flavia Stocchi, Arianna Tiberi), briose, energiche, precise, veramente brave, così come bravi sono gli elementi maschili del corpo di ballo. È da segnalare inoltre il passo a due dei contadini, in particolare si distinguono Susanna Salvi, nelle repliche del 22 e del 23 in sostituzione della Bianchi nel ruolo di Giselle, e Alessio Rezza, entrambi solidi e carismatici. L’interpretazione di Rebecca Bianchi come Giselle è sublime nei momenti più gioiosi della storia, ad esempio nella variazione iniziale in cui il personaggio si presenta nella sua spensieratezza e felicità con i pas ballonnés e i pas ballottés indicativi del carattere, meno incisiva risulta nella scena della pazzia sul finale del primo atto, ma certamente brillante nel secondo atto “bianco”, in fondo quello più esteticamente interessante e denso, in cui protagoniste sono le Villi, spiriti di giovani donne morte prima del matrimonio e destinate a vagare durante la notte portando allo sfinimento gli uomini mal capitati in quel luogo. Queste figure eteree rappresentano il motivo ispiratore del balletto, motivo tratto da una leggenda nordica raccontata da Heinrich Heine (De L’Allemagne, 1835), che ha mosso Gautier per primo a dedicarsi a tale soggetto.
Il secondo atto si svolge infatti in uno scenario nettamente in contrasto con il precedente, una foresta al chiaro di luna abitata dalle Villi, tra cui Giselle, alla cui guida vi è Myrtha, squisitamente interpretatada Marianna Suriano, impassibile e superba nelle posture e nelle espressioni del viso. Il corpo delle Villi, che si muove all’unisono, riesce a essere suggestivo nelle famose sequenze di incroci di arabesques glissées. Anche le arabesques di Rebecca Bianchi ci emozionano, specialmente nel primo pas de deux con Loys/Albrecht, qui un vero serieux Claudio Coviello, che riceve molti applausi durante la sua variazione. Nelle estreme arabesques le braccia della Bianchi sono lunghissime e segno di un’inafferrabilità che appartiene al mondo ultraterreno; percepiamo tuttavia nella danza d’amore dei protagonisti ancora un filo di umanità. Così tutte le Villi non appaiono creature fredde e prive di compassione. La ripetitrice Patricia Rouanne, che già nel 2000 aveva curato la versione di Giselle per la Scala di Milano, dichiara su questa linea: «Ciò che ho cercato di fare è ristabilire che le Villi, pur nel loro essere implacabili, siano anche creature amorevoli e femminili, attraverso una danza che riveli sfumature di fascino e grazia». Certamente questa qualità è arrivata al pubblico.

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