“Con grazia” e “Battleground” a MinanOltre Festival 2017

“Con grazia” e “Battleground” a MinanOltre Festival 2017

Milano, Teatro Elfo Puccini, MilanOltre Festival 2017, XXXI edizione
CON GRAZIA”
ideazione Martin Messier
regia e interpreti Martin Messier, Anne Thériault
luci Martin Messier, Anne Thériault, Jean-Francois Piché
testo Jessie Mulino
musica Martin Messier
visual design Thomas Payette
robotica Louis Tschreiber
“BATTLEGROUND”
ideazione e coreografia Louise Lecavalier
interpreti Louise Lecavalier, Robert Abubo
assistente alla coreografia e maitre de ballet France Bruyère
musiche originali e musica dal vivo Antoine Berthiaume
luci Alain Lortie
costumi Yso
Milano, 6 ottobre 2017
Serata electro-techno-dance: prima timbri industriali, poi ballade circolari magistralmente restituite dall’impeccabile acustica delle sale del teatro Elfo Puccini. L’house music (TechnoDance) come motivo conduttore che accomuna la ricerca sonoro-espressiva di Messier e Thériault alle compulsive torsioni del duo LecavalierAbubo. Il primo spettacolo non è danza ma teatro-installazione: un’esibizione in cui lo spettatore assiste a una sorta di continua tortura e rottura amplificata di oggetti di uso comune e diversa consistenza. Ogni suono è come un fonema che va a formare parole di un discorso estremo che porta con sé l’ansia per la brutalità di approccio con le cose e per quel continuo oscillare tra luce fioca e oscurità totale. I martelli e i bastoni, branditi dai performers, percuotono la materia cruda, come la luce di una torcia fende il buio e rivela figure paurose. Mentre si assiste allo spettacolo ci si interroga sul senso della rappresentazione: se la violenza sull’oggetto inerme non sia che lo sfogo di chi non sa gestire il proprio ego. Ma non importa affatto se in tutto questo c’è una critica verso l’eccessivo consumismo, quanto l’estetica del suono, fondamentale e unico, dato come la pennellata su una tela, con grazia. Dopotutto Messier è un sound designer che fa della ricerca per ridurre l’elettroacustica in un database di suoni da poter campionare e rivendere.
Il secondo spettacolo è teatro espressivo, tanto che la danzatrice canadese Louise Lecavalier si manifesta dapprima nella magistrale esibizione-solo in cui è tutta fremiti che sembra una figura uscita da una pellicola del cinema muto espressionista. È tutta in nero, vestita come la morte ne Il settimo sigillo (Ingmar Bergman), con quel cappuccio che le fa un ovale del viso: cinerea e perentoria.
Louise Lecavalier, nomen omen, è un Cavaliere del lavoro per essere stata onorata tra coloro che con la danza danno un contributo culturale (del Canada) nel mondo. Nel libretto di sala appare prima la pagina tutta dedicata al suo palmares, davvero lungo per essere una delle più apprezzate performer esistenti e lo dicono i premi che le sono stati assegnati, la maggior parte dei quali per la prima volta a un’interprete. Battleground (solo/duo), in prima nazionale a Milano, è una coreografia ispirata ai personaggi di Italo Calvino: così assurdi ma profondamente umani per quel continuo battagliare con la vita, perciò imperturbabili.
Il palco dove hanno luogo le loro avventure è un campo di battaglia e qui Louise, come uno scarafaggio, traccia il suo spazio vitale con la circolarità della passeggiata veloce lungo il perimetro illuminato di quello che ha le sembianze di un ring. La sua lotta, non tanto contro il sopraggiunto altro personaggio (Robert Abubo), è contro «l’inquietudine e gli impulsi indisciplinati del proprio corpo» (ha scritto Mark Mann, The Dance Current), tant’è che si deve proprio a questo la «sfumatura comica» che caratterizza il suo stile. Una danza dell’improvvisazione misurata e controllata, ovvero magistralmente frammentata ed esagerata. Molto bella la scena della danza verticale capovolta lungo il monolito di compensato che fa da quinta al quadrato luminoso del ring a sua volta inscritto da fasci lineari di luce colorata. Una bella rappresentazione di teatro-danza espressivo unico nel suo genere, forse proprio per questo lungamente applaudito da un pubblico con giovanissimi nelle prime file.

 

 

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